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L’erba salsiccia è cardiotonica

Santoreggia che passione

23 Aprile 2016 di  Flaminia Antonucci
Santoreggia che passione
La pianta della santoreggia (Satureja hortensis) appartiene alla famiglia delle Labiatae. È una pianta erbacea annuale, cresce spontanea nelle zone mediterranee dell’Italia settentrionale fino al Centro Italia e può raggiungere un’altezza di 40 cm. 

Originaria dell’Asia, grazie alle sue proprietà aromatiche viene molto utilizzata in cucina per insaporire piatti di carne e pesce ma anche verdure e legumi. E’, infatti, uno dei componenti fondamentali delle celebri “erbe di Provenza”.

In campo cosmetico viene impiegata per la creazione di profumi e creme, mentre nelle bevande alcoliche per aromatizzare i liquori, in particolar modo il vermouth. A causa del suo gusto intenso e pungente la santoreggia viene anche chiamata erba acciuga. È una pianta che può essere coltivata con molta facilità, predilige zone soleggiate ed è molto apprezzata dalle farfalle. La santoreggia è anche conosciuta come “Erba dei fagioli”, sia perché cresce spesso in concomitanza a piante di fagioli sia perché si accompagna molto bene a piatti a base di questo legume prevenendo anche la formazione dei fastidiosi gas intestinali.

Il nome latino  Satureja, deriva dal greco sàtyros (satiro) a causa delle proprietà afrodisiache attribuite dagli antichi greci. È, infatti, anche nota come “erba del satiro” la mitologica creatura metà uomo, metà capra dall’insaziabile appetito sessuale. Secondo la tradizione, infatti, i satiri vivevano in prati di santoreggia che avrebbe trasmesso loro la sfrenata passione. Fin dall'antichità, venivano attribuite alla santoreggia proprietà afrodisiache: i Greci la dedicavano a Dioniso, capace di far perdere a uomini e donne le inibizioni perché potessero lanciarsi in danze sfrenate e liberatorie. Questi precedenti fecero si che ai monaci medievali fossero vietati la coltivazione e il consumo della pianta nei loro orti. Nel Medioevo, la pianta era inclusa nel Capitulare de villis di Carlo Magno. Anche nel periodo di Luigi XIV la pianta era molto stimata. Il re Sole apprezzava l’aroma nelle pietanze e gli effetti afrodisiaci. L’uso come pianta aromatica e medicinale si mantenne praticamente immutato per tutta l’Età moderna e in molti paesi europei viene pestata o tagliata finemente, dando profumo e sapore a molti insaccati. Da qui derivò un altro nome popolare, “erba salsiccia”.

Da un punto di vista fitoterapico l’olio essenziale di santoreggia ha  proprietà antivirali e antibatteriche e viene quindi consigliato in casi di raffreddori ed influenza. Grazie all’azione cardiotonica è utile in caso di aritmie cardiache e angina. La pianta ha proprietà espettoranti, può quindi essere utilizzata per sciogliere il muco ed il catarro e favorirne l’espulsione. Infine, grazie al contenuto di carvacrolo le foglie di santoreggiastrofinate sulle punture di api e vespe leniscono il dolore e l’irritazione. 
Flaminia Antonucci
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Flaminia Antonucci
Flaminia Antonucci
Informazioni sull'autore
E’ laureata in Lettere presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con specializzazione in dialettologia italiana. La passione per i dialetti l’ha portata a girare la penisola alla ricerca delle molte “lingue” che vi si parlano. E in questo suo peregrinare ha scoperto che il Paese dei campanili è anche il Paese delle erbe. Di qui nasce la sua passione per la fitoterapia che l’ha portata a sperimentare personalmente quasi ogni rimedio erboristico. Ha collaborato per circa un decennio con una nota erboristeria della Capitale, per la quale ha creato numerose tisane originali.
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