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Contro cellulite, azotemia e cistite

Pilosella: l’erba rapace

09 Ottobre 2015 di  Flaminia Antonucci

PRINCIPI ATTIVI: tannini, flavonoidi
POSOLOGIA: Tintura madre: 20 gtt 2 volte al giorno
CONTROINDICAZIONI: non eccedere nell’uso in caso di ipotensione

Pilosella: l’erba rapace
L’Hieracium pilosella, detta anche Pilosella Officinarum, è una pianta originaria dell’Africa del Nord e dell’Asia, da secoli presente anche in Italia, dove cresce spontaneamente in montagna. I petali, ricchi di sfumature tra il giallo e l’arancione a seconda della varietà, sono dotati di una lieve peluria, da cui appunto deriva il nome.

Utilizzata sin dall’antichità come rimedio per la depurazione dell’organismo, in tempi moderni la sua applicazione è diventata anche estetica. 

Il nome deriva dal greco “hierax”= “sparviero”, erba dello sparviero. Secondo un’antica credenza, infatti, gli uccelli da preda mangiavano quest’erba per fortificare la vista. Per gli antichi la pilosella era talmente potente che, se portata al collo, aveva la capacità di guarire dall’offuscamento della vista. In Sicilia, per curare i manu squariati o ciaccati (le mani screpolate), oltre alle frizioni serali di olio d’oliva e cera vergine fusi insieme in casa, allo strofinio di un verme che si prendeva sottoterra, simile alla radice di gramigna, all’urina propria (i sofferenti di ragadi ed escoriazioni si urinavano sulle mani), usavano gocciolare sulle parti malate il succo lattiginoso della pilusedda.

La pilosella era ritenuta un cicatrizzante universale: non vi era paese dove non fosse conosciuta e non vi era famiglia di contadini che non la usasse. Se ne servivano per cicatrizzare piaghe, ferite, tagli, escoriazioni e nelle oftalmie. Persino Papa Giovanni XXI credette a questa leggenda dal momento che consigliava, in un suo trattato, la pilosella per migliorare la vista

A titolo di curiosità, si tramanda che il succo di questa pianta fosse impiegato nella composizione di una tempera per le spade e i coltelli, che riusciva a far tagliare loro il ferro come fosse legno. Nella tradizione popolare è conosciuta anche come “orecchio di topo” o “lingua di gatto”, per la forma delle foglie basali.

Da un punto di vista fitoterapico la pilosella è principalmente un potente diuretico, che raddoppia il volume dell’urina, e perciò viene utilizzata nel trattamento degli inestetismi della cellulite, gonfiore alle caviglie, edemi degli arti inferiori, ritenzione idrica specie se conseguente a disordini alimentari o trattamenti farmacologici. Grazie a quest’azione drenante si favorisce l’eliminazione delle tossine, utile in caso di ipertensione, azotemia alta, iperuricemia e reumatismi. Alla pilosella, infatti, viene riconosciuta anche la capacità di promuovere l'escrezione ed il deflusso della bile (possiede un'azione coleretica e colagoga), che contribuisce alla detossificazione epatica.

La pianta è particolarmente utile in presenza di calcolosi urica e contribuisce a depurare il sangue dagli eccessi di un'alimentazione ricca in proteine animali. L’azione antisettica delle vie urinarie la rende utile in caso di cistiti e uretriti, mentre la notevole presenza di tannini rende questa pianta utile come antiemorragico e per favorire la cicatrizzazione.
Flaminia Antonucci
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Flaminia Antonucci
Flaminia Antonucci
Informazioni sull'autore
E’ laureata in Lettere presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con specializzazione in dialettologia italiana. La passione per i dialetti l’ha portata a girare la penisola alla ricerca delle molte “lingue” che vi si parlano. E in questo suo peregrinare ha scoperto che il Paese dei campanili è anche il Paese delle erbe. Di qui nasce la sua passione per la fitoterapia che l’ha portata a sperimentare personalmente quasi ogni rimedio erboristico. Ha collaborato per circa un decennio con una nota erboristeria della Capitale, per la quale ha creato numerose tisane originali.
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