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Contro arteriosclerosi, colesterolo e anemia

Per un piatto di lenticchie

17 Marzo 2016 di  Flaminia Antonucci
Per un piatto di lenticchie
Alcuni studi condotti su reperti fossili, riferiscono che le lenticchie sono il legume più antico coltivato dall’uomo. Nel museo del Louvre sono esposte antichissime lenticchie provenienti dalle tombe dei faraoni egizi. Le prime tracce della loro esistenza risalgono addirittura al 7000 a.C, epoca in cui già risultano coltivazioni, specialmente in Asia e nell’attuale Siria.

Le lenticchie hanno dimensioni, colori e sapori diversi a seconda della varietà a cui appartengono. In Italia sono molto conosciute le varietà di Altamuraa seme grande e quella di Castelluccio. Ricche di fibre, sali minerali e vitamine, le lenticchie sono considerate, fin dai tempi antichi, la carne dei poveri. Il nome deriva dalla parola latina “lenticula” che è il diminutivo di lente e che prende spunto dalla forma caratteristica di questo legume.

Le lenticchie, per tradizione, rappresentano un simbolo di fortuna e di ricchezza. L’usanza di mangiare lenticchie la notte di Capodanno per augurarsi prosperità deriva da una tradizione dell’antica Roma, quella di regalare, all’inizio dell’anno, una scarsella piena di lenticchie, con l’augurio che queste si trasformassero in denaro. La scarsella era infatti una piccola borsa di cuoio che si allacciava alla cintura e si usava per portare il denaro. La cultura contadina infatti associava il denaro e la ricchezza alle lenticchie in primo luogo per via della loro forma circolare e piatta, molto simile a quella di un soldo ed in secondo luogo per l’elevato valore nutrizionale, in grado di sfamare i più poveri durante i freddi mesi invernali. Si narra inoltre che molti secoli fa un contadino disperato supplicò il cielo di donargli di che poter mantenere la sua famiglia, dato che il raccolto gli aveva reso solo un misero sacchetto di lenticchie. Il giorno seguente al posto del sacchetto di lenticchie l’uomo trovò un sacco zeppo di monete d’oro zecchino che permisero all’intera famiglia di vivere nel benessere per tutta la vita.

Una storia legata alle lenticchie è riportata anche nella Bibbia, in particolare nel libro della Genesi: Un giorno Giacobbe si era cotta una vivanda, quando Esaù giunse dai campi stracco morto. E disse a Giacobbe:  "Via, fammi mangiare un po'  di codesta roba rossa, sono tanto stanco!" Ma Giacobbe gli rispose:  "Vendimi subito la tua primogenitura!". Esaù  soggiunse: "Non vedi che sto per morir di fame? Che me ne fo della primogenitura?" . E Giacobbe rispose: "Giuramelo dunque!". Esaù glielo giurò e vendette la sua primogenitura a Giacobbe. Allora Giacobbe dette del pane ad Esaù e di quella vivanda di lenticchie. Ed egli mangiò e bevve, poi si alzò e se ne andò. Fino a quel punto Esaù disprezzò la primogenitura”. E fu così che Esaù, preferendo una minestra ai valori spirituali, perse la primogenitura - ovvero il diritto a regnare sugli Israeliti - per un piatto di lenticchie. Da qui ha origine il vecchio detto popolare "farei qualsiasi cosa per un piatto di lenticchie".

Da un punto di vista fitoterapico la lenticchia, grazie all’elevata presenza di proteine vegetali rappresentano una valida alternativa agli alimenti di origine animale che contengono invece colesterolo. Il buon contenuto di fibre alimentari contribuisce a regolarizzare l’attività dell’intestino e a tenere sotto controllo il tasso di colesterolo nel sangue. L’equivalente di una tazza di lenticchie cotte fornisce quasi l’intero fabbisogno di acido folico utilissimo per le donne in gravidanza e per mantenere sano il sistema nervoso. Ricche di ferro, aiutano a combattere l’anemia. Uno studio condotto dal Department of Cereal and Foods Sciences nel nord Dakota, ha dimostrato come gli antiossidanti presenti nelle lenticchie diminuiscono sensibilmente il rischio di sviluppare l’arteriosclerosi.
Flaminia Antonucci
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Flaminia Antonucci
Flaminia Antonucci
Informazioni sull'autore
E’ laureata in Lettere presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con specializzazione in dialettologia italiana. La passione per i dialetti l’ha portata a girare la penisola alla ricerca delle molte “lingue” che vi si parlano. E in questo suo peregrinare ha scoperto che il Paese dei campanili è anche il Paese delle erbe. Di qui nasce la sua passione per la fitoterapia che l’ha portata a sperimentare personalmente quasi ogni rimedio erboristico. Ha collaborato per circa un decennio con una nota erboristeria della Capitale, per la quale ha creato numerose tisane originali.
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