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Sete d’estate, sete di karkadè!

Il karkadè nel deserto

06 Settembre 2013 di  Flaminia Antonucci

PRINCIPI ATTIVI: flavonoidi, polifenoli, vitamina C
POSOLOGIA: 1 cucchiaino raso per 1 tazza d’acqua, lasciare in infusione per 7-8 minuti, filtrare e bere sia calda che fredda ogni volta che si desidera
CONTROINDICAZIONI: il Karkadè non presenta tossicità ma, se assunta in eccesiva quantità, può avere un blando effetto lassativo.

Il karkadè nel deserto
Estate. E quindi caldo e sete. La prima cosa che si fa, oltre a bere acqua, è dissetarsi con bibite di vario genere. Che poi tanto dissetanti non sono, visto che birre, coca cola o aranciate, spesso aumentano la sete, anziché diminuirla.

Niente in contrario, ovviamente, a queste bevande ma, a volte, cambiare può essere una bella sorpresa. Tra le varie possibilità che la natura ci offre, ce n’è una che ha una tradizione antichissima: il Karkadè (Hibiscus Sabdariffa). Questa pianta, più nota come Ibisco, originaria dell’Africa tropicale, oggi coltivata in Sudan, Thailandia, America tropicale e in India, è famosa soprattutto per il suo colore rosso intenso e il suo profumo floreale. La parola karkadè deriva dal nome karkadeb con cui la pianta è chiamata nel dialetto Tacruri, in Etiopia.

Conosciuto anche come "tè rosso", tè rosso d'Abissiniatè NubianoAcetosa Giamaicana, il karkadè è una bevanda molto diffusa nei paesi caldi, soprattutto in Egitto, dove viene consumato sia caldo che freddo, perché molto rinfrescante e dissetante. Per questo, tradizionalmente, nei lunghi viaggi, gli africani ne tengono in bocca un fiore secco. In Italia la bevanda è arrivata nel XVIII secolo, grazie ai vari imperi coloniali occidentali dell'epoca.

Durante il fascismo fu importato nella nostra penisola allo scoppio della guerra contro l’Etiopia, nel 1935, quando la Società delle Nazioni inflisse all’Italia alcune sanzioni economiche e il governo fascista organizzò il sabotaggio dei prodotti stranieri. Fu così che il tè, prodotto nelle colonie inglesi, fu sostituito con il karkadè (accolto con scarso entusiasmo).

In America nel periodo del proibizionismo fu usato al posto del vino (per l'aspetto esteticamente simile), in altri luoghi, come in Jamaica, divenne, per il colore rosso rubino, la bevanda di Natale. Oltre ad essere un’ottima bibita dissetante però, il karkadè presenta alcune proprietà terapeutiche importanti. Ha, infatti, un’eccellente azione diuretica e antisettica delle vie urinarie, che la rende utile in caso di cistiti o uretriti. La vitamina C in esso contenuta, oltre a svolgere un’azione antiossidanteantinfluenzale e vitaminizzante, fluidifica il sangue, aiutando a combattere la formazione di trombi, mentre la presenza di flavonoidi, oltre a regalarle il bel rosso intenso dei suoi pigmenti, rende la pianta vasoprotettiva, utile in caso di fragilità capillare,emorroidi  couperose e cellulite. Infine il karkadè è risultato utile in caso di ipertensione, grazie alla sua azione diuretica, e per ogni tipo di infiammazione delle mucose come gengiviti, afte o mal di gola .
Flaminia Antonucci
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Flaminia Antonucci
Flaminia Antonucci
Informazioni sull'autore
E’ laureata in Lettere presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con specializzazione in dialettologia italiana. La passione per i dialetti l’ha portata a girare la penisola alla ricerca delle molte “lingue” che vi si parlano. E in questo suo peregrinare ha scoperto che il Paese dei campanili è anche il Paese delle erbe. Di qui nasce la sua passione per la fitoterapia che l’ha portata a sperimentare personalmente quasi ogni rimedio erboristico. Ha collaborato per circa un decennio con una nota erboristeria della Capitale, per la quale ha creato numerose tisane originali.
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