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Contro punture d’insetti ed eritemi solari

Rosso di sera… calendula ti cura!

05 Luglio 2013 di  Flaminia Antonucci

PRINCIPI ATTIVI:  flavonoidi, vitamina A , vitamina E
POSOLOGIA:
Uso esterno: applicare la quantità di crema necessaria sulla ferita o sulle punture d’insetto più volte al giorno.
Uso interno: un cucchiaio raso di erba per una tazza d’acqua, tenere in infusione per 5 minuti e bere 2 volte al giorno.
CONTROINDICAZIONI: la calendula non presenta tossicità

Rosso di sera… calendula ti cura!
Anche in fitoterapia esistono i paradossi. Come nel caso della Calendula, un fiore di vita, ma anche di morte. E non potrebbe essere altrimenti, visto che si tratta di un fiore “eliotropico”, che segue cioè, il corso del sole, richiudendosi la sera.

Il nome deriva dalle “calendae” romane, cioè i primi giorni del mese in cui questo bel fiore giallo è sempre rigoglioso. Il dualismo di vita e morte sembra trarre origine dal destino di Adone, lo splendido figlio di Tia e Mirra che, quando la madre venne trasformata in albero, fu adottato da Afrodite. Costei però, turbata dalla sua bellezza, lo chiuse in una cassa affidandolo a Proserpina, la signora degli Inferi che, anch’essa colpita dall’avvenenza del giovane, non lo volle più restituire. Zeus tentò di porre fine al diverbio tra le dee con una decisione: Adone doveva passare parte dell’anno con Afrodite nel mondo dei vivi, e parte con Proserpina, in quello dei morti. Il passaggio tra i due mondi era segnato da una ferita di cinghiale, dal cui sangue che bagnava la terra, crebbe questo fiore, la calendula. Un’altra versione del mito, narra che la calendula nacque dalle lacrime che ogni anno Afrodite versava nel veder “morire” Adone, trafitto dal cinghiale. Da queste lacrime nasceva il fiore, destinato a consolarla per tutto il tempo che Adone sarebbe stato lontano. Perciò nel linguaggio delle piante la calendula significa “consolazione”.

Secondo altri, invece, è il simbolo del dolore e della morte, come in Messico, dove si crede che le calendule siano sbocciate dal sangue dei poveri indigeni sterminati, mentre in Inghilterra le calendule vengono rappresentate come zitelle che, una volta morte, si trasformano in fiori gialli di rabbia per tutto quello che non hanno vissuto. Nell’Ottocento, invece, veniva considerata il simbolo dell’amore senza fine e divenne l’emblema di Margherita d’Orléans, insieme al motto: “Io non voglio seguire che il sole”.

Da un punto di vista fitoterapico la calendula è utile per la rigenerazione dei tessuti, aiuta la guarigione delle ferite e lenisce l’arrossamento dovuto a punture di insetti, eczemi o eritemi solari. Recenti studi hanno evidenziato che sono soprattutto le infezioni della pelle causate da stafilococchi a reagire bene all'applicazione di preparati a base di questa pianta. In ambito ginecologico la calendula favorisce la regolarizzazione del ciclo mestruale. L’infuso di calendula risulta anche utile per abbassare il livello di colesterolo e trigliceridi nel sangue.
Flaminia Antonucci
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Flaminia Antonucci
Flaminia Antonucci
Informazioni sull'autore
E’ laureata in Lettere presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con specializzazione in dialettologia italiana. La passione per i dialetti l’ha portata a girare la penisola alla ricerca delle molte “lingue” che vi si parlano. E in questo suo peregrinare ha scoperto che il Paese dei campanili è anche il Paese delle erbe. Di qui nasce la sua passione per la fitoterapia che l’ha portata a sperimentare personalmente quasi ogni rimedio erboristico. Ha collaborato per circa un decennio con una nota erboristeria della Capitale, per la quale ha creato numerose tisane originali.
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