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Cura asma egastrite ma attenti alle scope volanti

Belladonna: il fascino del pericolo

01 Ottobre 2015 di  Flaminia Antonucci

CONTROINDICAZIONI: Usare solo sotto controllo medico. Non associare a farmaci antidepressivi, antispastici o antistaminici.

Belladonna: il fascino del pericolo
Assai utilizzata in omeopatia l’Atropa Belladonna cresce fra i cespugli e nelle radure dei boschi di latifoglie dell’Europa centrale, Africa settentrionale ed Asia occidentale. In Italia la si può trovare nei boschi delle Alpi e degli Appennini.

La belladonna è una delle piante più utilizzate in farmacologia, ma anche tra le più pericolose nella storia della medicina. Le foglie contengono, infatti, due alcaloidi, l’atropina e la scopolamina, che svolgono un' azione eccitante e allucinatoria la prima, depressiva e ipnotica la seconda.

Gli effetti tossici degli alcaloidi sono secchezza alla golamancanza di secrezione lacrimale, mal di testa, tachicardia, fibrillazionerush cutanei, allucinazioni, disorientamento, deliriocoma e arresto del centro respiratorio. I sintomi sono contenuti in una vecchia filastrocca inglese, che recita: “caldo come una lepre (febbre), cieco come un pipistrello (dilatazione pupillare ), secco come un osso (blocco di salivazione e sudorazione), rosso come una barbabietola (congestione di volto e collo), matto come una gallina"(allucinazioni, eccitazione). A riprova della sua pericolosità la pianta venne chiamata Atropa, nome della parca greca a cui era stato affidato il compito di stabilire la durata delle vite degli uomini e porre fine alle loro esistenze, tagliandone il filo.

Il nome Belladonna deriva dal gergo popolare veneziano del 1500, in allusione al fatto che il succo delle sue bacche veniva usato come cosmetico dalle donne, per la cura della pelle e per fare risplendere, dilatandoli, gli occhi. La belladonna è una delle piante più utilizzate nella magia tradizionale. Le streghe, ai tempi del Sabba si spalmavano un unguento sul corpo chiamato “sussurro delle streghe” che, entrando velocemente in circolo, permetteva loro di volare sulle celebri scope. Secondo la tradizione, l'aconito e la belladonna erano gli ingredienti principali degli "unguenti per volare”. L'aconito rende irregolare il ritmo cardiaco e la belladonna provoca il delirio: il battito cardiaco irregolare in una persona che si addormenta produce la ben nota sensazione di cadere bruscamente nello spazio, per cui sembra senz'altro possibile che la combinazione di una sostanza che provoca il delirio come la belladonna con una droga che rende irregolare il ritmo cardiaco come l'aconito possa dare la sensazione di volare.

Da un punto di vista fitoterapico la belladonna svolge un’azione antispasmodica utile in caso di ulcera peptica, gastrite e colon irritabile. Grazie alla proprietà broncodilatatrice è utilizzata in caso di asma e bronchite. Può essere usata anche per la sua azione antinfiammatoria, che si rivela molto utile nel mal di gola e nelle faringiti, per curare le riniti allergiche, la bronchite e la pertosse o nel caso di congiuntiviti e infiammazioni degli occhi in generale.
Flaminia Antonucci
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Flaminia Antonucci
Flaminia Antonucci
Informazioni sull'autore
E’ laureata in Lettere presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con specializzazione in dialettologia italiana. La passione per i dialetti l’ha portata a girare la penisola alla ricerca delle molte “lingue” che vi si parlano. E in questo suo peregrinare ha scoperto che il Paese dei campanili è anche il Paese delle erbe. Di qui nasce la sua passione per la fitoterapia che l’ha portata a sperimentare personalmente quasi ogni rimedio erboristico. Ha collaborato per circa un decennio con una nota erboristeria della Capitale, per la quale ha creato numerose tisane originali.
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