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L’elisir della giovinezza

Bacche di Goji: più di uno spot!

31 Gennaio 2016 di  Flaminia Antonucci
Bacche di Goji: più di uno spot!
Praticamente sconosciute fino a un decennio fa, le bacche di Goji sono assurte agli onori delle moderne pubblicità come “superfrutti” grazie a fascinosi testimonial di Hollywoodiana memoria. In realtà, le bacche, di colore rosso acceso, sono conosciute e usate dalle popolazioni asiatiche da più di mille anni.

Così apprezzate per le proprietà benefiche da essere definite “frutto della longevità”. il Lycium barbarum, da cui nascono le bacche, è una pianta originaria di una vasta zona del continente asiatico e più precisamente di Tibet, catena montuosa dell’Himalaya, Mongolia e province cinesi del Ningxia e dello Xinjiang. Il maggior produttore mondiale di bacche Goji è la Cina che, nel 2004, ha generato un export pari a circa 120 milioni di dollari.

La leggenda racconta che tra l’VIII e il IX secolo, durante la dinastia Tang, sorgesse accanto ad un tempio buddista tibetano, un pozzo d’acqua intorno al quale si trovavano molte bacche di Goji che i monaci utilizzavano per l'approvvigionamento dell'intero luogo di culto. Gli abitanti della zona, durante i loro pellegrinaggi al tempio, si fermavano lungo il cammino  per dissetarsi con l’acqua di questo pozzo. E coloro che bevevano abitualmente dalla fonte godevano di una salute straordinaria: i benefici si vedevano su persone di ogni età e sesso, anche su coloro che ormai avevano una veneranda età che mantenevano ancora una dentatura in ottima salute e sulla loro testa non cresceva nemmeno un capello bianco. Da qui nacque la leggenda riguardante il goji e le sue bacche, veri e propri elisir di giovinezza e salute. Il prodigio delle bacche di Goji ebbe una risonanza tale da essere descritte dal poeta cinese Liu Yuxi (772-842 d.C.), nella sua poesia “Il Pozzo della Giovinezza”. La pianta di Goji venne introdotta in Europa verso il 1730 per merito del Duca di Argyll, potente signore scozzese che la battezzò con il nome di Albero del Tè del Duca di Argyll. Questa pianta veniva coltivata per formare siepi, ed è tuttora utilizzata soprattutto in alcune zone costiere del Regno Unito.

Da un punto di vista fitoterapico le bacche di Goji sono un vero e proprio concentrato di antiossidanti, vitamine, sali minerali ed amminoacidi. Questi frutti sono inoltre ricchi di carotenoidi (fra cui betacarotene e zeaxantina, che protegge le cellule della retina), proteine e sali minerali (es. magnesio e potassio), e contengono ben 18 amminoacidi diversi dei quali alcuni essenziali per l’uomo (ovvero quelli che l’organismo non è in grado di sintetizzare e perciò devono necessariamente essere introdotti con l’alimentazione). Con una concentrazione di vitamina C 10 volte superiore alle arance sono utili per rallentare l’invecchiamento cellulare e contrastare i temuti radicali liberi fino a prevenire l’insorgenza di tumori e rallentare la degenerazione maculare che, in età avanzata, può anche portare alla cecità. Le bacche di Goji aiuterebbero inoltre a ridare ai capelli un aspetto sano e brillante, possono essere usate come coadiuvante per la lotta ai chili di troppo e stimolerebbero il funzionamento del sistema immunitario; inoltre sembrano essere in grado di diminuire le nausee dei primi mesi di gravidanza e trattare l’infertilità e i casi di disfunzioni della sfera sessuale.
Flaminia Antonucci
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Flaminia Antonucci
Flaminia Antonucci
Informazioni sull'autore
E’ laureata in Lettere presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con specializzazione in dialettologia italiana. La passione per i dialetti l’ha portata a girare la penisola alla ricerca delle molte “lingue” che vi si parlano. E in questo suo peregrinare ha scoperto che il Paese dei campanili è anche il Paese delle erbe. Di qui nasce la sua passione per la fitoterapia che l’ha portata a sperimentare personalmente quasi ogni rimedio erboristico. Ha collaborato per circa un decennio con una nota erboristeria della Capitale, per la quale ha creato numerose tisane originali.
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