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Quando il diavolo ci mette… l’artiglio

Alla radice del dolore

12 Luglio 2013 di  Flaminia Antonucci

PRINCIPI ATTIVI:glicosidi, flavonoidi
POSOLOGIA:
Uso interno: 1 cps 3 volte al giorno fino alla scomparsa dei sintomi
Uso esterno: spalmare una sufficiente quantità di crema su cute integra,  massaggiare fino a completo assorbimento
CONTROINDICAZIONI: Non usare in gravidanza o in caso di ulcera o gastrite.

Alla radice del dolore
Dolori articolari, strappi muscolari, reumatismi non sono solo acciacchi dell’età. Spesso sono gli atleti improvvisati o i distratti cronici le principali vittime di questi inconvenienti.

Il tennista può avere il “gomito del tennista”, il corridore uno strappo al tendine d’Achille, il nuotatore la “caviglia fragile”… patologie a volte invalidanti e difficili da curare. In questi casi, però, ci viene in aiuto una pianta che, seppur meno conosciuta dell’arnica, ha una valenza fitoterapica importante: l’Artiglio del Diavolo. Sebbene questo medicamento sia stato utilizzato per secoli dagli stregoni e dai guaritori sud-africani, per gli occidentali è una scoperta relativamente recente.

Nel 1904, nel sud-ovest dell'Africa, le tribù degli Ottentotti si rivoltarono contro l'instaurazione del protettorato tedesco e ci furono molti feriti. Un medico tedesco, Menhert, constatò la rapidità con cui le ferite degli Ottentotti si cicatrizzavano, e si accorse che gli stregoni utilizzavano il decotto della radice di una pianta. Riuscì a procurarsi un campione di questa radice, che inviò in Germania dove venne analizzata e identificata come Harpagophitum procumbens, volgarmente noto come Artiglio del Diavolo.

Diffuso nell'Africa Sud-Occidentale, e in particolare nel deserto del Kalahari, nelle steppe della Namibia e nel Madagascar, l'artiglio del diavolo deve il suo nome alle quattro appendici dure e nastriformi che caratterizzano i suoi frutti. Queste escrescenze sono dotate di robusti uncini che, penetrando nel corpo o nelle zampe degli animali, procurano serie ferite, costringendoli a compiere una danza, appunto, "indiavolata".

Nella medicina tradizionale sud-africana l'artiglio del diavolo viene utilizzato da secoli per la cura di malattie reumatiche, dolori articolari,  febbre e fastidi allo stomaco. L’artiglio del diavolo si è dimostrato particolarmente attivo soprattutto nelle situazioni che causano dolore ed infiammazione, quali tendiniti, artritemal di schiena e dolori cervicali. A questa pianta vengono attribuite anche proprietà digestive (qualora venga utilizzato come infuso),  ed ipouricemizzanti (è utile in caso di  gotta) grazie alla presenza di principi amari, capaci di stimolare la produzione di succhi gastrici e bile. Ma è soprattutto la preparazione sotto forma di crema o gel che rende l’Artiglio del Diavolo molto utile anche come rimedio d’emergenza, in caso di contusioni, ecchimosi o distorsioni.
Flaminia Antonucci
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Flaminia Antonucci
Flaminia Antonucci
Informazioni sull'autore
E’ laureata in Lettere presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con specializzazione in dialettologia italiana. La passione per i dialetti l’ha portata a girare la penisola alla ricerca delle molte “lingue” che vi si parlano. E in questo suo peregrinare ha scoperto che il Paese dei campanili è anche il Paese delle erbe. Di qui nasce la sua passione per la fitoterapia che l’ha portata a sperimentare personalmente quasi ogni rimedio erboristico. Ha collaborato per circa un decennio con una nota erboristeria della Capitale, per la quale ha creato numerose tisane originali.
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