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Per curare fegato e stomaco

Agrimonia…l’erba di san Guglielmo

23 Gennaio 2015 di  Flaminia Antonucci

PRINCIPI ATTIVI: tannini, flavonoidi
POSOLOGIA :Tisana: 1 cucchiaio raso per una tazza d’acqua, lasciare in infusione 5 min, filtrare e bere 2 volte al giorno
CONTROINDICAZIONI: nessuna

Agrimonia…l’erba di san Guglielmo
Diffusa in buona parte del territorio Europeo, nel sud-est asiatico e nel Nord America, l’Agrimonia (Agrimonia Eupatorea), in Italia si può trovare sia in zone montane sia in zone con clima mediterraneo, in particolare in aree aperte, secche e soleggiate.

L’etimologia del nome è piuttosto discussa: secondo alcuni autori Agrimonia sarebbe una corruzione di Argemone (una specie di papavero) pianta in grado di guarire le ulcere dell’occhio, qualità attribuita all’agrimonia. G. Pitré segnala, a questo proposito, che il popolo siciliano chiamava con il termine agrimonia una forma di infiammazione delle palpebre curata con lavaggi di acqua e limone. Il secondo termine, Eupatoria, deriva dal nome di Mitridate, anche chiamato Eupatore, re del Ponto tra il I e il II secondo a.C. che, per primo, ne avrebbe testato le qualità terapeutiche. Tuttavia, non bisogna dimenticare che, in greco, "fegato" si dica èpar – èpatos e che, in effetti, le sommità della pianta, hanno infiorescenze gialle come la bile e che, secondo la Teoria delle Segnature, sono annoverate da millenni tra i migliori rimedi depurativi del fegato.

Santa Hildegarda (sec. X) reputava la pianta uno dei più grandi rimedi nelle malattie mentali e consigliava di lavare la testa dell’infermo con l’agrimonia disciolta in acqua per liberare il malato dalla sua follia.Secondo la tradizione la pianta è legata alla vita di San Guglielmo, personaggio di origini nobili il quale, insoddisfatto della propria condotta e stanco della carriera militare trovò motivo di vita nella religione. Dopo la conversione si dedicò all'eremitaggio vivendo in vari luoghi della Toscana. La leggenda narra che il Santo, trovandosi nei pressi di Malavalle , abbia sconfitto un dragone che impediva agli abitanti di avvicinarsi ad una sorgente a meno di ottenere in sacrificio una ragazza.A San Guglielmo vengono attribuiti anche altri miracoli come la guarigione, attraverso l'uso dell'agrimonia, di un cacciatore ferito al ventre da un cinghiale. All'eremita si deve la diffusione della pianta come medicamento tanto che, fino a non molto tempo fa questa “erba di San Guglielmo” veniva assunta sotto forma di infuso per prevenire febbri e malattie, come la malaria, e per combattere morsi di serpente.

Nella moderna fitoterapia l’agrimonia ha una proprietà antinfiammatoria e antistaminica utile in caso di dermatiti, orticaria e psoriasi. La proprietà epatoprotettrice la rende utile in caso di malattie epatobiliari, epatiti e gastralgie.  Per uso esterno è un eccellente antinfiammatorio e antisettico in caso di ferite e ustioni, mentre, per via interna, è utile come astringente leggero nelle faringiti, nelle gastroenteriti e nelle infiammazioni intestinali.
Flaminia Antonucci
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Flaminia Antonucci
Flaminia Antonucci
Informazioni sull'autore
E’ laureata in Lettere presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con specializzazione in dialettologia italiana. La passione per i dialetti l’ha portata a girare la penisola alla ricerca delle molte “lingue” che vi si parlano. E in questo suo peregrinare ha scoperto che il Paese dei campanili è anche il Paese delle erbe. Di qui nasce la sua passione per la fitoterapia che l’ha portata a sperimentare personalmente quasi ogni rimedio erboristico. Ha collaborato per circa un decennio con una nota erboristeria della Capitale, per la quale ha creato numerose tisane originali.
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