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Il maternismo

La maternità in comunione

21 Marzo 2014 di  Gioia Granito

Ci sono le mamme gelose e quelle infanticide ma anche le mamme di tutti. Ecco cosa può succedere quando abbiamo la fortuna di incontrarne una. L'esempio di Caramella.

La maternità in comunione
Può accadere che un’allevatrice di Labrador Retriever si trovi a far nascere dei capretti. La mia vicina di casa si è fidata della mia vocazione di levatrice e, come si faceva una volta, ha chiamato me per assistere le sue capre in travaglio.

Così, accucciata nel fango e al freddo dei primi di marzo, ho fatto nascere quattro capretti. Lo spettacolo della femmina di una specie che aiuta la femmina di un’altra specie a partorire ha in sé qualcosa di magico, misterioso e arcano. Non so descrivervi l’emozione che provo quando un musetto bagnato e due zampette si affacciano nel mondo! Ora io, che ho sempre mangiato carne di agnello e capretto, non potrò più, lo so. Li ho fatti nascere, non posso divorarli, ma questa è un’altra storia.

Purtroppo, a una settimana dal parto, una delle due mamme capre è deceduta. È un evento orribile: i piccoli sono rimasti orfani e senza latte per vivere. La mamma capra superstite, che è in buona salute e allatta i suoi piccoli, si rifiuta di adottare gli orfanelli. La mia vicina ricorrerà all’allattamento artificiale, non è il massimo, ma è meglio di niente. La storia mi riporta ai miei cani. Che accade in casi simili?

Per fortuna non mi è mai capitato di perdere una mamma e non l’auguro a nessuno! Ma è accaduto che siano nati tanti cuccioli, troppi per una mamma sola! Vera ne mise al mondo sedici, dei quali undici sopravvissero al drammatico parto. Erano comunque un bel numero! A quel tempo sapevo molto meno di quello che so adesso e pensai di aiutare la mamma col latte artificiale. Non avevo fatto i conti con Caramella, la mia Labrador d’Assistenza che adorava i bambini. Caramella, la mia capobranco, pianse e ululò per tutta la notte, scatenando l’inferno peggio del Gladiatore, per raggiungere la puerpera con i suoi cuccioli. Io sapevo che non è prudente far avvicinare cagne estranee al parto, o ai cuccioli molto piccoli: la madre biologica può risentirsi e la cagna estranea può uccidere i cuccioli non suoi, l’ho visto fare! Perciò resistetti, impedendo a Caramella di accostarsi alla nidiata. Avevo sottovalutato le sue doti: al mio rientro dal lavoro, basita, trovai questa scena: Vera allattava e Caramella, che aveva aperto tutte le porte, allattava anche lei, dando moltissimi baci a Vera. Caramella non aveva cuccioli e non era incinta. Ebbe la montata lattea stimolata dagli odori e dai feromoni del parto. Blandì e rassicurò la mamma sulle sue intenzioni pacifiche, condivise i cuccioli e la fatica dell’allattamento fino allo svezzamento.

Nel mondo animale esistono diversi esempi di maternità. Madre Natura non è una mamma tanto tenera, anzi! Chi l’ha definita una serial killer aveva ragione. Tuttavia è una mamma fantasiosa che ha messo al mondo mamme di ogni genere. Ci sono le mamme gelose dei loro cuccioli e quelle che non lo sono, le mamme infanticide che uccidono i cuccioli delle altre per favorire i propri quando le risorse scarseggiano, esistono mamme che uccidono perfino i propri figli, a causa di stress post partum, quando si sentono minacciate. Poi esistono le mamme di tutti. Il maternismo o maternaggio è una spinta vitale che porta femmine di un specie a travalicarne i confini, per allevare cuccioli di un’altra specie, la storia della Lupa Capitolina, per quanto rappresenti una metafora, ha un fondamento di verità. È un fenomeno esistente anche nella specie umana: mamme umane allattano al seno cani o maialini, presso diverse culture naturali, è accaduto e ancora accade (presso etnie Papua o Nunga). In senso più ampio, allevare è un po’ questo: far nascere e prendersi cura di vite preziose e fragili. Sono certa che Caramella avrebbe allattato gattini, leoni, bambini, se fossero stati orfani. Era una madre universale. Sono onorata di averla avuta accanto.
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Gioia Granito
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Gioia Granito
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Informazioni sull'autore
Recapitata a Taranto, Italia, anziché in Canada, come sarebbe stato opportuno, a causa di uno sfortunato fraintendimento della Cicogna che aveva letto erroneamente come “a” le due “o” di Toronto, nasce il 5 agosto del 1962, la stessa notte in cui morì Marilyn Monroe: si spense una stella e nacque una rompiballe, ma i suoi non lo sapevano e la chiamarono Gioia. La sua famiglia, igienista e perbene, l’aveva destinata, dopo il Liceo Classico, a studi di medicina, infatti Gioia oggi è Educatrice cinofila, Conduttrice di Cani d’Assistenza e allevatrice di Labrador Retriever. È tecnico biologo del mare, pertanto, nella Città dei due Mari è rimasta disoccupata.  Gioia attualmente vive nel Lazio ed è iscritta, divertendosi un mondo, al corso di Sceneggiatura e a quello di Nudo e Illustrazione presso la Scuola Romana dei Fumetti.
Questo è il suo sito: www.canidigioia.it
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