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Come scegliere gli amici a quattrozampe (con quelli a due zampe si sbaglia spesso)

La scelta di Sophie

01 Marzo 2013 di  Gioia Granito

Se il vostro concetto di attività fisica consiste nell’incrociare le gambe sul divano e sobbarcarvi la fatica di voltare le pagine di un libro, non prendete un Border Collie, solo perché è di taglia contenuta, non prendete un Dalmata perché adorate le macchie e nemmeno un Husky.

Pepita Pepita
Ma anche di Marley, di Bingo, di Rex, di Laika. Stiamo parlando proprio della scelta del vostro Amico. Si tratta di un momento topico, perché da esso dipenderà l’equilibrio familiare che, infranto dall’arrivo di un nuovo componente, dovrà cercare e trovare un riadattamento.

Se noi guastiamo equilibri collaudati, è perché sappiamo o sentiamo che possono esisterne di migliori. Chi si contenta gode, ma solo così così. Chi non si accontenta gode di più. Rompere equilibri, tuttavia, comporta qualche rischio, ecco perché è molto importante selezionare bene l’elemento della famiglia che presumibilmente dividerà con noi la nostra vita nei prossimi dieci/ quindici anni. Il cane (a parte il marito o la moglie) è il parente che possiamo scegliere: questo scegliamolo bene!

Prima di scegliere il cane, avrete puntato la vostra attenzione sulla RAZZA. Lo so. Esistono eccellenti, serissime ragioni che inducono a scegliere una razza: la pubblicità della carta igienica, il best seller americano, le mode, i cartoni animati, i telefilm polizieschi... Per questi pertinenti motivi, troppi Labrador, Afgani, Siberian Husky, Dalmata, Pastori Tedeschi sono finiti tristemente in canile, perché somigliavano troppo a Marley o non assomigliavano affatto al cane di Trussardi, a Pongo e Peggy, a Rex. Un cane non si comporta come Pongo, Peggy e Rin Tin Tin. Se vi aspettate questo, resterete delusi e anche il cane, da voi. Non fissatevi sull’aspetto, o meglio non solo su quello: il cane non è solo il suo vestito. Cercate un cane che vi assomigli dentro.

Se, come per me, il vostro concetto di attività fisica consiste nell’incrociare le gambe sul divano e sobbarcarvi la fatica di voltare le pagine di un libro, non prendete un Border Collie, solo perché è di taglia contenuta, non prendete un Dalmata perché adorate le macchie e nemmeno un Husky perché siete affascinati dagli occhi di ghiaccio: quei cani devono macinare chilometri per essere felici e voi rinuncereste al vostro divano? Sicuri? Per quindici anni?! Meglio un Mastiff, che occuperà con i suoi ottanta chili abbondanti il vostro sofà, ma accanto a voi, godendosi una placida seratina d’inverno davanti alla TV, meglio un Basset Hound, meglio un Bull Dog. Fate caso alla VOCAZIONE della razza.

La taglia è meno importante, se non per le vostre finanze. I cani grandi costano di più per il mantenimento, ma spesso sono più placidi e necessitano di meno spazio dei più turbolenti piccoletti che richiedono attenzione e sono ricchi d’iniziativa, come i Jack Russel, come i Beagle. Quindi, informatevi bene sulla vocazione della razza che vi piace e chiedevi se siete in grado di far felice un cane con quelle particolari caratteristiche fissate nella sua razza.

Tutto questo non basta. All’interno di ogni cucciolata esiste una variabilità nel carattere dei fratellini. Non potete immaginare quante volte la scelta sia fatta sull’onda dell’impulso, dell’emotività o sia demandata al... Cane! Così LA SCELTA DI SOPHIE non è più la scelta di Sophie fra tanti cani, ma la scelta che OPERA Sophie: LEI IL SOGGETTO, VOI L’OGGETTO della scelta. Proprietari avviliti da comportamenti canini disperanti mi raccontano emozionati ed orgogliosi, il giorno in cui hanno scelto il loro amico: «Non l’ho scelto io, sai? È lui che mi è corso incontro! Mi è saltato addosso, mi leccava, mi mordicchiava, tutto festoso e scodinzolante! Lo abbiamo chiamato Lucky.» «Lucky Luciano?!» Rispondo io, mentre il dolce animaletto si accanisce sulle loro scarpe e cerca di mordergli le caviglie! In pratica, queste persone sono fiere di NON aver scelto, ma di essersi fatte scegliere dal cane. Non sanno ancora, gli sventurati, inesperti proprietari, che si sono portati a casa il Robespierre della cucciolata! Lui, il Boss, il Capopopolo, lui, la faccia di bronzo con la tempra più elevata, quello che prende l’iniziativa e decide chiquandodovecomeeperché, possiede una tasca segreta nel suo morbido mantello da cucciolotto furbone: dentro ci ficcherà i malcapitati prescelti e tutta la famiglia. Ho anch’io un cane così. È un Labrador femmina, Pepita. È il cane dalla tempra più elevata che si possa mai immaginare.

La tempra è il carattere opposto alla docilità, intesa come duttilità, ma non è aggressività. È la capacità di assorbire correzioni o di assistere a situazioni sfavorevoli, senza risentirne, senza riportarne alcun trauma. Un cane con una tempra alta resta indifferente ai cambiamenti, o se una porta sbatte all’improvviso, anche se ci sente urlare, se un pazzo furioso va in escandescenze, se si scatena il terremoto dell’Irpinia, lo Tsunami della Tailandia o l’Armageddon dei Maya. Pepita farebbe spallucce, anche se accadesse tutto insieme. È un carro armato. Quando l’ho presa, lo sapevo. L’amo e sono in grado di ottenere il suo rispetto e il suo amore, perché c’è di buono che al momento giusto lei sa diventare un’altra. È anche una gran lavoratrice. Sempre un passo avanti. L’ho impiegata in progetti di Pet Therapy a favore di ragazzi a rischio di devianza ed è perfetta. Questi cani, tuttavia, lasciateli a chi possiede un po’ di esperienza. Affinché non scegliate un cane con una tempra troppo alta o al contrario, un cane troppo timido o addirittura inibito (grave difetto comportamentale che richiede perizia da parte dell’umano), fatevi aiutare da un educatore nella scelta. Io quando assegno i miei cuccioli alle famiglie, non permetto mai loro di scegliere il cane, ma sono io a individuare il soggetto giusto secondo le necessità, le aspettative, i gusti, ma anche l’esperienza, la composizione e la capacità di gestione della famiglia. Qualora non si disponga del giusto carattere per l’abbinamento ideale, in qualità di allevatori, si deve essere onesti e negare il cucciolo alla famiglia, per il bene della stessa. Ogni allevatore dovrebbe essere in grado di valutare secondo test psicoattitudinali i cuccioli che produce e fare gli opportuni abbinamenti. Questo già rappresenta un ottimo inizio, ma è soltanto l’inizio. La prossima volta parleremo dunque della scelta dell’Allevatore e dell’Educatore cinofilo (le maiuscole non sono un caso). A presto!
Gioia Granito
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Gioia Granito
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Informazioni sull'autore
Recapitata a Taranto, Italia, anziché in Canada, come sarebbe stato opportuno, a causa di uno sfortunato fraintendimento della Cicogna che aveva letto erroneamente come “a” le due “o” di Toronto, nasce il 5 agosto del 1962, la stessa notte in cui morì Marilyn Monroe: si spense una stella e nacque una rompiballe, ma i suoi non lo sapevano e la chiamarono Gioia. La sua famiglia, igienista e perbene, l’aveva destinata, dopo il Liceo Classico, a studi di medicina, infatti Gioia oggi è Educatrice cinofila, Conduttrice di Cani d’Assistenza e allevatrice di Labrador Retriever. È tecnico biologo del mare, pertanto, nella Città dei due Mari è rimasta disoccupata.  Gioia attualmente vive nel Lazio ed è iscritta, divertendosi un mondo, al corso di Sceneggiatura e a quello di Nudo e Illustrazione presso la Scuola Romana dei Fumetti.
Questo è il suo sito: www.canidigioia.it
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