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Quando il leader è un incapace

Aiuto, il cane mi monta!

21 Febbraio 2014 di  Gioia Granito

L’atto della monta non è sempre collegato al sesso. Può essere un segno di supremazia del cane sul padrone che non fa rispettare le proprie regole e perciò non viene riconosciuto come capobranco.

Aiuto, il cane mi monta!
Mi è capitato moltissime volte di ricevere segnalazioni del genere, da proprietari più o meno imbarazzati, l’ultima è stata da parte dell’affettuosa proprietaria di un cucciolo, per giunta femmina, che montava il padrone di casa durante l’attività di gioco. La domanda era: “Ho una cucciola con tendenze sessuali maschili?”

Il primo concetto da chiarire è che l’atto della monta non è connesso sempre con l’appetito sessuale, ma va contestualizzato. Se nei paraggi c’è una femmina in calore e il maschio la vede e la monta, quello è indubbiamente ciò che sembra: un atto sessuale. Atti suggeriti dall’appetito sessuale sono anche le monte tra individui dello stesso sesso quando vi sia una femmina in calore nei paraggi: è il desiderio sessuale che spinge a montare. Se durante il gioco con il proprietario, o in un momento di calma apparente, il cane vi monta la gamba o, in base alle sue dimensioni vi sale addosso mimando una copula, allora, contrariamente alle apparenze, il sesso non c’entra proprio nulla. Il cane vi sta dicendo che voi, come leader, siete davvero poco convincenti. Se questo succede, è il caso di analizzare il vostro rapporto con il cane, perché vi posso assicurare che il vostro cane non si permetterebbe mai di assumere un tale comportamento con un altro cane che sia un capo o anche con un leader umano credibile. L’immagine del proprietario buttato a terra che si rotola e gioca con il suo cucciolo (proprio come farebbe un altro cucciolo) ad alcuni ispira tenerezza, a me suggerisce motivo di preoccupazione. Quell’uomo può essere un eccellente padre di famiglia, un capufficio stimato, un manager di successo, un generale d’armata, ma per il suo cane è soltanto un cucciolo incapace.

I cani non ci tengono ad essere capi, in particolare i cuccioli, ma se il proprietario non è in grado di comunicare loro in canese che è lui il capofamiglia (o capobranco, è uguale), allora il povero cucciolo, anche se riluttante, si sentirà costretto a prendere sulle sue giovani spalle tutto il peso della situazione e a farsi carico di questa sbalestrata famiglia il cui capo è un rammollito, perché - diamine!- qualcuno dovrà pur farlo! Il cane che vuole guidare la famiglia è come uno psicotico che intende imporre a un gruppo la sua logica. La vita non sarà facile né divertente, per nessuno, anche per lui. Perché il cane è come l’Italia: per essere felice, non ha bisogno “di un amico”: ha bisogno di una guida! Una guida credibile e affidabile. Come comunicare in canese al vostro cane che siamo noi la guida del gruppo famigliare?

Il capobranco è caratterizzato da tre fattori fondamentali: 1) la detenzione del cibo; 2) l’occupazione del sito privilegiato; 3) il vantaggio dell’iniziativa.
Il Capobranco, dunque, mangia per primo, lentamente, non divide con nessuno il cibo. Questo significa che il cane vi percepirà come capo se mangerete per primi, non gli allungherete bocconi di straforo dalla tavola, gli offrirete la sua ciotola dopo che lui avrà compiuto qualcosa per voi (vi abbia dato la zampa, si sia messo seduto), deve guadagnarselo, insomma, niente cibo gratis.
Non inviterete il cane a dormire nel vostro letto, non sistemerete la sua cuccia accanto alla parta d’ingresso di casa vostra. Il posto migliore è una vostra esclusiva.
Non lascerete l’iniziativa del gioco o di altre attività al cane. Sarete voi a decidere, da vero capo, quando si mangia, quando si gioca, quando si riposa, quando si va e quando si torna, e non lui. Pertanto, quando il cane vi porterà la pallina per invitarvi a giocare con lui voi lo guarderete come fosse un insetto nella vostra minestra e vi volterete dall’altra parte. Dieci minuti dopo, quando lui non ci pensa già più,  raccoglierete la stessa pallina e andrete a giocare con lui.

Quando io guardo la mia capobranco, Pepita, ho un’idea di come dovrebbe essere un leader: Pepita lascia vivere liberi gli altri, ma le regole valgono per tutti e nessuno può sgarrare. È carismatica, segue la sua strada, gli altri vi si conformano e nessuno si sognerebbe mai di mettere in discussione il suo primato, perché quello che lei promette lo mantiene. Pepita è un cane serio: non è un comico, non è inaffidabile, non è una fuorilegge, obbedisce alle norme di Madre Natura. Gioca poco, pochissimo. Con un solo sguardo mette tutti a sedere. Non è un tiranno, non passa mai al morso, le basta un solo accenno di minaccia. Non punisce, perché non è necessario. Io la osservo molto. Se sono una buona capobranco lo devo a lei. Dovrei realizzare dei filmati, sarebbero ottime linee guida per un buon governo.
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Gioia Granito
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Gioia Granito
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Informazioni sull'autore
Recapitata a Taranto, Italia, anziché in Canada, come sarebbe stato opportuno, a causa di uno sfortunato fraintendimento della Cicogna che aveva letto erroneamente come “a” le due “o” di Toronto, nasce il 5 agosto del 1962, la stessa notte in cui morì Marilyn Monroe: si spense una stella e nacque una rompiballe, ma i suoi non lo sapevano e la chiamarono Gioia. La sua famiglia, igienista e perbene, l’aveva destinata, dopo il Liceo Classico, a studi di medicina, infatti Gioia oggi è Educatrice cinofila, Conduttrice di Cani d’Assistenza e allevatrice di Labrador Retriever. È tecnico biologo del mare, pertanto, nella Città dei due Mari è rimasta disoccupata.  Gioia attualmente vive nel Lazio ed è iscritta, divertendosi un mondo, al corso di Sceneggiatura e a quello di Nudo e Illustrazione presso la Scuola Romana dei Fumetti.
Questo è il suo sito: www.canidigioia.it
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