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Dai menanti alle veline

05 Marzo 2014 di  Filippo Senatore

Nelle corti europee del XVI secolo riportare notizie era considerato un crimine.

Dai menanti alle veline
Nei secoli XVI e XVII si affermarono le figure dei menanti. Redattori di avvisi e raccoglitori di notizie, il nome derivava dai copisti e scrivani medievali. I menanti sono i precursori dei giornalisti moderni.

Essi raccoglievano il materiale dove potevano e disponevano di agenti o fonti di notizie in molti uffici ecclesiastici e governativi. Presto iniziarono le persecuzioni e la censura. Papa Sisto V promulgò un bando contro i menanti. “Si voleva estirpare quel tipo di uomo che reca offesa al buon nome e all’onore”. Annibale Cappello fu una delle prime vittime. Accusato di diffamazione, fu portato al ponte Sant’Angelo. Gli mozzarono la mano, e tagliata la lingua, lo impiccarono. Nelle corti europee riportare notizie era considerato un crimine.

Un bando generale dello Stato pontificio del 1621 ammise tacitamente le pubblicazioni di un ristretto numero di notizie. Occorreva il permesso di sua eccellenza, pena la fustigazione, la multa di cento scudi e cinque anni di prigione a secondo della gravità dell’offesa.

Gli Avvisi di Anversa avevano un tono serio e fornivano un maggior numero di notizie politiche. Una delle sue cronache memorabili fu il supplizio di Anna Bolena. L’istituto bancario dei Fugger richiedeva ai suoi impiegati di inserire in ogni lettera commerciale un commento sugli avvenimenti e sulle vicende dei luoghi in cui la lettera veniva redatta. Fatti ma anche chiacchiere e voci quello che oggi trapela nella politica e nella finanza. Le parole di oggi sono veline, rumors e dicerie che determinano le fortune politiche di un leader o l’andamento dello spread o di un titolo in borsa. Il giornalismo attuale è altra cosa affrancato e libero si erge critico, cane da guardia e fustigatore del potere. Molto spesso i materiali degli “intriganti” servono a colorire l’immaginazione e a diluire con ironia e con arguzia gli articoli più immaginifici. Pensiamo alla pagine di Buzzati alle “bischerate” di Montanelli, alle cronache teatrali di Massimo Mila a quelle sportive di Gianni Brera e alle canzonature di Gian Antonio Stella . Un omaggio ai menanti che rendevano più lieve la vita agra dell’umanità dolente.
Filippo Senatore
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Filippo Senatore
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Informazioni sull'autore
Bibliotecario al Corriere della Sera e giudice di pace. Ha pubblicato vari libri di poesie, l'ultimo si intitola "Pandosia".
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