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Professioni

Abogados, Anai chiede al Guardasigilli di stoppare prassi nociva

11 Gennaio 2016 di  Golem

Diventare avvocato in Spagna è semplice: facile anche farsi riconoscere il titolo in Italia senza aver superato esami nel Belpaese. Anai chiede lo stop di questa consuetudine deleteria alla categoria.

Laureati italiani in giurisprudenza non riescono a superare l’esame di Stato di avvocato e vanno in Spagna per conseguire il titolo senza alcuna abilitazione né esame e tornano poi in Italia richiedendo (e spesso ottenendo) la iscrizione ad uno degli Albi dei 130 Ordini forensi.
L’Associazione Nazionale Avvocati Italiani rivolge al Ministro Orlando l’invito a predisporre una legge che stronchi questa prassi deleteria per l’avvocatura.

«In relazione all’iscrizione all’albo degli ingegneri la Corte di Giustizia UE (con la decisione 29 gennaio 2009) ha affermato che il duplice riconoscimento in uscita e poi in entrata dall’estero rappresenta una costruzione di puro artificio che contrasta con il principio comunitario in base al quale i cittadini non possono avvalersi fraudolentemente o abusivamente del diritto comunitario» ha dichiarato il presidente Anai Maurizio De Tilla.
«Secondo il CNF - ha continuato De Tilla - si possono rifiutare le iscrizioni degli avvocati “made in Spain” qualora sia accertato il carattere artificioso del percorso che ha portato alla relativa richiesta.
Si tratta, per altro, non di avvocati spagnoli che chiedono l’iscrizione come “stabiliti” o esercenti nel territorio italiano, ma di soggetti di cittadinanza italiana che non conoscono una parola di spagnolo, che fanno del “turismo” in Spagna solo per conseguire il titolo di avvocato.
Di ciò non ha tenuto alcun conto la Corte UE quando ha ritenuto (nella sentenza 17 luglio 2014) il fenomeno fisiologico, mentre lo stesso è palesemente e macroscopicamente patologico».

«Molte migliaia di laureati italiani in giurisprudenza ricorrono al meccanismo artificioso della “porta girevole” forense - ha aggiunto De Tilla - Gli Ordini forensi devono respingere le iscrizioni degli avvocati c.d. “spagnoli”. Basterebbe che nel colloquio preliminare facciano un esame sulla lingua spagnola del richiedente e sulla preparazione giuridica in materia di diritto spagnolo. Il fenomeno poi, si è di recente esteso anche alle porte girevoli con la Romania».
«Con l’incremento delle iscrizioni artificiose cadono tutte le battaglie per sfoltire gli albi forensi e rendere più selettivo l’accesso - ha concluso De Tilla - e la Comunità Europea dovrà prendere una articolata ed efficace posizione per combattere l’abuso del diritto comunitario che è alla base delle iscrizioni procurate con artificio ed inganno».
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