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Telefonini e bon ton

Quando la tecnologia è una nemica

11 Aprile 2014 di 
Spesso si assiste a dibattiti su come la tecnologia ci abbia cambiato la vita ma, altrettanto spesso, non sappiamo esattamente di cosa stiamo parlando. Facciamo un esempio: il cellulare in tutte le sue versioni.

La tecnologia, in questo caso, è il telefono, un apparecchio detto anche Meucci-Bell, che ci ha consentito di parlare a distanza.<

E’ questo che ci ha cambiato la vita migliorandola. La possibilità di poter parlare anche a grandi distanze.
Quello che hanno portato le nuove tecnologie non cambia il senso di questa grande invenzione ma aggiunge servizi.
I servizi sono la possibilità di parlare senza un filo e quindi in movimento, di essere collegati con i social network, di usare internet camminando o dove ci pare attraverso un wi-fi.
Resta il fatto però che senza il Meucci-Bell tutto ciò non sarebbe possibile. Quindi come facciamo a dire che la tecnologia è nemica quando possiamo avere tutti questi servizi in più?
Vale la pena ricordare cosa diceva Eduardo de Filippo in una commedia, Mia famiglia, rivolto al figlio che, essendo maggiorenne, rivendicava la libertà: “La tua libertà finisce dove limita la mia”.
Ed è esattamente quello che oggi accade quando la tecnologia mobile diventa invasiva. Personalmente viaggio in treno e potrei scrivere un romanzo di appendice a puntate su storie di amore, non solo adolescenziali, finite male o finite bene, ma non essendo uno scrittore la domanda è perché le devo conoscere per forza.
La sapete di quella della bambina di 7 anni rimproverata dalla maestra perché aveva versato una bottiglia di acqua sulle testa di una compagna e aveva chiamato la madre che, giunta sul posto, voleva ammazzare la maestra?
Ci sono poi quelli che, esperienza personale, invocano senza vergogna l’assistente di volo perché devono fare l’ultima importantissima telefonata prima che si chiudano le porte.
Vi è capitato di vedere un cellulare squillare all’inizio di un esame universitario?
A me si. E i quattro o cinque ragazzi che stanno in piazza e messaggiano ognuno per fatti suoi?
Alle gite scolastiche delle elementari e medie il cellulare non si potrebbe portare ma i genitori dicono che serve a fare le foto e gli insegnanti, senza dignità, fanno finta di crederci per quieto vivere.
Oltre alle foto è indispensabile per sentire musica, per essere connessi, per scaricare il compito di latino, insomma tutto meno che telefonare.
Veniamo alla utilità reale.
Colloqui scolastici: un genitore armato di tablet, si aggira per le aule cercando il professore.
Sul tablet ha scritto i nomi e le aule, pure mezzo rincoglionito, non li ricordava a memoria e poi che altro ha sopra il tablet, una mappa google per cercare l’insegnante?
Avete visto che guidano con il tablet sullo sterzo? Mitici.
E quelli che mandano messaggi mentre guidano? Possibili omicidi.
Ragazzi che dormono con ipad sotto il cuscino a iosa.
Gli stessi sono sempre connessi escluso quando li chiama un genitore che si sente rispondere irrimediabilmente: “Risponde la segreteria telefonica di…..”. Ma chi sei il ministro degli esteri?
Gli esempi migliori ci vengono dalle istituzioni alte.
Visto di recente in TV.
Renzi che manda messaggi una volta Brusselles e un’altra in Parlamento.
Membri del suo governo che durante le interpellanze in aula guardano schermi e cellulari.
Deputati che continuano tranquillamente a usare gli apparecchi indipendentemente da quello che succede.
Si potrebbe installare una macchinetta che elimina il segnale almeno nei siti istituzionali, così almeno li costringiamo a sentire, almeno.
Questa poi è bellissima.
Seduta di laurea, studente che risponde. Padre dello studente che risponde al cellulare.
Professore che lo guarda e gli dice, ma insomma…
Quello che se ne frega fin quando la moglie gli fa notare il fatto e lui risponde stupito: “ma perché non si può rispondere al telefono?”
Alla fine lo molla non per il professore ma per non litigare con la moglie.
La tesi era sull’integrazione della comunità congolese in Italia: complimenti vi siete perfettamente integrati
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