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Da Aznavour a Papa Francesco

Lezioni di povertà

23 Maggio 2014 di 

La settimana scorsa è arrivata la notizia, che era nell’aria, della fine dei fondi disponibili per Golem.
La notizia è da annoverare tra quelle nefaste per diversi motivi. 

Golem è una voce indipendente e comunque ogni volta che una voce giornalistica cessa di vivere come democratici e pluralisti dobbiamo dispiacercene.
Il secondo motivo è che attraverso Golem, senza subire ricatti e senza soprattutto lavorare completamente gratis, un buon gruppo di giovani ha avuto l’opportunità, in piena libertà di arrivare a conseguire la tessera di pubblicista.
Sembra una banalità ma di fronte ai 3 euro ad articolo che danno anche grandi giornali e che i giovani accettano per arrivare allo scopo, non è poco.
La terza, magari vale per quelli come me, è che il giornale permetteva a vecchi babbioni di cimentarsi qualche volta, ma con una certa regolarità, con i fatti del giorno, visto che ormai in famiglia si parla poco, con i colleghi si parla di lavoro e con gli amici si parla di sesso che non si fa, fedeli al motto “più se ne parla meno se ne fa”.
E poi, vorrei dire, questo giornale è davvero democratico: non mi hanno mai censurato, nemmeno qualche parolaccia di troppo.
Ecco io non mi lamento per i mancati guadagni, mi lamento della perdita, non è tanto, non è poco. Ma questa settimana scriverò e forse anche la prossima e finquando il giornale uscirà.
E parlerò di un cantante del Papa.
Cosa c’entrano l’uno con l’altro?
C’entrano perché hanno detto la stessa cosa, in due momenti diversi, in due periodi diversi.
Partiamo dal cantante: Charles Aznavour.
In una bella intervista trasmessa in Rai (verrebbe da dire MIRACOLO) ma era Report, il nostro a una domanda su quanto spendesse per aiutare il suo popolo, gli Armeni, Aznavour risponde: “Io ho 90 anni, mica voglio morire come il più ricco del cimitero”.
Il Papa all’Angelus di qualche tempo fa disse: “Il sudario non ha tasche”.
Sono gli stessi concetti espressi da un laico e dal Papa.
Cosa vuol dire?
Vuol dire che i buoni pensieri, il saper discernere, il saper dare la giusta importanza alle cose, in questo caso i soldi, non dipende da come siamo etichettati, neri, ebrei, comunisti, cattolici, cristiani, mussulmani, ma da quello che siamo.
E questi due sono due grandi esempi.
La politica in genere non parla così, purtroppo.
Queste due frasi TRASCENDONO, ma i nostri politici non sanno trascendere.
Per loro è tutto difficile sia da fare che da dire.
Non riescono a esprimere con frasi semplici concetti complessi.
Ci riesce Verga, non a caso maestro del verismo, che nella raccolta Novelle rusticane, nella Roba fa dire a Mazzarò "Roba mia, vientene con me!" e pur di non separarsene quando gli comunicano che si avvicina il momento di separarsene poiché si trova in punto di morte, "andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini".
Noi dobbiamo decidere se essere Mazzarò o Aznavour, il Papa o Mastro Don Gesualdo: sono certo che decideremo per il meglio, in fondo siamo uomini!
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