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Zelig e Otto e Mezzo: la politica in Tv

11- 17 gennaio

18 Gennaio 2013 di  Simone Morano

Santoro invita Giorgio Napolitano per parlare della squalifica di Cannavaro, Mimun e Orfeo respingono le critiche al giornalismo italiano accusato di dedicare poco spazio agli esteri: i telegiornali siriani non parlano di Ingroia e Rosi Bindi.

11- 17 gennaio
11 gennaio
Clamoroso successo di ascolti per la puntata di Servizio Pubblico allestita da Michele Santoro per permettere a Silvio Berlusconi di tornare a essere presidente del Consiglio. Berlusconi, ormai unanimemente riconosciuto come il Maurizio Mosca della politica italiana, ha conquistato un alto gradimento grazie a due armi fondamentali: parlare di comunismo ed essere intervistato da Giulia Innocenzi. Molto apprezzata anche la gag del fazzoletto, anche se non si è trattato di una novità: ogni volta che va a Porta a porta, infatti, Berlusconi il fazzoletto lo usa per pulire la lingua di Bruno Vespa.

12 gennaio
Mentre da Servizio Pubblico fanno sapere che Silvio Berlusconi era stato invitato solo per parlare del suo futuro come ministro dell’Economia (che è un po’ come andare a mangiare da Carlo Cracco e ordinare una bruschetta), Michele Santoro rende noti gli ospiti clamorosi delle prossime puntate del programma: Barack Obama, chiamato a parlare della sua passione per i francobolli; Giorgio Napolitano, per discutere della squalifica di Paolo Cannavaro; Vladimir Putin, per un’interessante dialogo sulla vodka alla fragola; e infine Papa Benedetto XVI, con il quale si analizzerà l’ultimo film dei fratelli Vanzina.

13 gennaio
Presentata la nuova stagione di Zelig. Il comico di punta del programma quest’anno sarà Enzo Braschi, che proporrà il tormentone Mannino, sei una sfitinzia arrapation. In conferenza stampa, Braschi si scatena: “Basta con questi comici che dicono di affrontare temi tabù e poi parlano sempre di sesso, religione e politica. Sono altri gli argomenti tabù: la mafia, le società offshore, l’esame della prostata. Non si potrà dire che in Italia i comici sono davvero liberi fino a quando qualcuno non farà uno sketch sui peli pubici che si incastrano. Qui a Zelig sarò costretto a riproporre un personaggio di 25 anni fa, ma non per mia volontà. Io avevo proposto monologhi sulla necrofilia, sui diversi tipi di cerume, sulle ragadi anali. Me li hanno bocciati. In Italia la satira è osteggiata dal potere”.

14 gennaio
Corradino Mineo, Oscar Giannino, Mario Sechi, Sandro Ruotolo
: sono sempre di più i giornalisti intenzionati a fare politica. In maniera esplicita, intendo. Sì, no, ok, ma venendo pagati per farlo, intendo. Sì, no, ok, ma venendo pagati in maniera legale. Ad ogni modo, l’ultimo candidato in ordine di tempo è Tiziano Crudeli. Ospite di Otto e mezzo, il giornalista parla di riforma delle pensioni (“Non è possibile che Javier Zanetti sia costretto a giocare per altri 28 anni”), di lotta all’immigrazione (“I brasiliani che si infortunano sempre devono tornare al loro Paese”), di Pil (“Non lo conosco, gioca nell’Anderlecht?”) e degli avversari politici (“Da quando si è candidato, da Giannino si mangia male”). Per le sue dichiarazioni piene di buon senso, Crudeli riceve il plauso del Quirinale e del Parlamento Europeo, ed è probabile che verrà indicato all’unanimità come premier di una eventuale Grosse Koalition. Elio Corno passerà all’opposizione.

15 gennaio
Il giornalismo italiano è nel mirino della critica, accusato di dedicare pochissimo spazio agli esteri. “Non è vero, giusto l’altro giorno abbiamo parlato del lifting ai co*****i di George Clooney”, si difende Clemente J. Mimun, direttore del Tg5, senza specificare se si riferisca ai testicoli dell’attore o agli elettori di Berlusconi secondo il pubblico di Santoro. “Confermo, fosse per noi parleremmo anche della Papua Nuova Guinea: il problema è che lì non ci sono né fighe né orsi Knut!”, spiega il direttore di Studio Aperto Toti mentre viene visitato da una scolaresca al Museo della Scienza e della Tecnica. Sulla stessa linea d’onda anche il direttore del Tg1 Mario Orfeo, che suonando la lira analizza: “Tutto il mondo è paese: pensate forse che nei telegiornali siriani parlino di Ingroia e Rosi Bindi?”.

16 gennaio
Appare sempre più chiara la strategia televisiva di Mario Monti, intenzionato ad imitare Silvio Berlusconi per accalappiare voti. Dopo aver raccontato la barzelletta della mela che sa di fi*a a Otto e mezzo, Monti compra tre televisioni (due Panasonic e un Toshiba in sconto del 30 % al Carrefour di Limbiate); poi appare su Telelombardia per annunciare che El Shaarawy non sarà venduto e paga Elsa Fornero affinché non si prostituisca, regalandole un depilatore laser da 60mila euro; infine, in diretta da Sofia si rende protagonista di un nuovo editto bulgaro: «L’uso che Biagi, come si chiama quell’altro? Santoro, ma l’altro, Bigazzi hanno fatto della televisione pubblica pagata coi soldi di tutti è un uso criminoso e io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga».

17 gennaio
Dopo l’endorsement di Fiorello, che ha dichiarato che alle prossime elezioni voterà Giorgia Meloni perché è stata la tata della figlia della sua compagna (si faceva chiamare Tata Rella), altri personaggi dello spettacolo manifestano le proprie intenzioni di voto: Enzo Miccio, per esempio, voterà Oscar Giannino, con il quale condivide l’amore per la sobrietà nel vestire; il trasformista Arturo Brachetti, invece, opterà per Gianfranco Fini, che con il suo esempio gli ha fatto capire che lavoro avrebbe dovuto fare. Lapo Elkann, invece, alle Regionali della Lombardia voterà per Ambrosoli, “perché a me le caramelle al miele son sempre piaciute”.
Simone Morano
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Simone Morano
Simone Morano
Informazioni sull'autore
Nato a Seregno nel 1987, laureato in Linguaggi dei Media. Web writer, collabora con Lettera43 e GuidaConsumatore, ed è uno degli analisti della trasmissione di Raitre Tv Talk. Nel 2010 per Fermenti Editore ha pubblicato la raccolta di poesie "Hai perso una goccia".
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