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La conduttrice tv licenziata

La turca scollata e la morale della destra

12 Ottobre 2013 di  Sabina Ambrogi

La nostra disperata produzione culturale impone donne svestite possibilmente incompetenti e ci permettiamo anche di sbeffeggiare l'Islam e le sue donne velate. I turchi impongono la “libertà” del velo e vietano quella del corpo.

La turca scollata e la morale della destra
Una conduttrice televisiva di varietà  - Gozde Kansu- è stata  licenziata dalla tv turca, causa scollatura troppo profonda del  suo abito di scena.
Potrebbe essere una notizia irrilevante, ma contiene  moltissime informazioni, anche su di noi.

La prima, è su cosa sta accadendo in Turchia,  ultimo lembo di “democrazia” e  di stato laico in un panorama medio orientale per nulla rassicurante.

I dittatori precedenti, avevano perseguitato duramente i religiosi e  le ostentazioni ispirate a tradizioni  islamiche, come indossare il velo o il burqa. Non per questo erano meno dittatori, solo che qui da noi ce ne importava poco e niente. Anzi. Erano tenuti in vita dall'Occidente che vedeva in quei regimi dei validi baluardi contro il fanatismo religioso.

Con le Primavere Arabe, imprevedibili e incontrollabili,  si è passati dai  regimi alle  attuali forze di ispirazione islamista che premono su ogni forma di immatura democrazia. Gli islamisti che prima erano repressi, oggi  possono affermare: se c'è democrazia allora deve esserci anche  quella di poter praticare la nostra religione che deve permeare le leggi degli stati, e  rispettare le tradizioni come appunto  portare il velo. Invocare la democrazia diventa allora sempre più ambiguo  se consiste nella pretesa  libertà di imporre ad altri (donne preferibilmente) una serie di comportamenti e di restrizioni.

In questo quadro, Erdogan in Turchia, così amato da Berlusconi, anche se diverso dai paesi delle Primavere, si sta allineando anche lui sul versante islamista.

Leader del partito di centro destra AKP, gli anni passati si era  sempre adoperato  per darsi  una patina di liberale malgrado le origini del suo partito.  E con Erdogan  che tentava di accreditarsi agli occhi dell'Europa, anche la  produzione dell'audiovisivo era fortemente connotata da libertà, soprattutto del mondo femminile.  Soap opera  interminabili hanno  invaso  tutto il mondo arabo e  l'hanno informato che esistevano donne diverse e che si poteva fare un passo in avanti nella modernità.

Cambiato il quadro generale (e soprattutto se l'economia è fortemente condizionata dagli Emirati), la svolta del leader turco verso una società sempre più conservatrice  e meno laica, è oggi evidente.   E'  di qualche giorno fa la notizia che il  parlamento  ha  bandito per sempre  il divieto per le donne di portare il velo in luoghi pubblici. Se non si è islamofobi ci si deve  rallegrare di una simile decisione.  In fondo, se una donna vuole rispettare la tradizione del velo, deve essere libera di poterlo fare. E del resto, la scelta del parlamento è stata venduta all'opinione pubblica come una scelta di libertà.

Solo che quasi contemporaneamente, Huseyin Celik, portavoce del partito maggioritario di Erdogan, ha giudicato l'abito della presentatrice Gozde Kansu, inopportuno, e pertanto, la giovane donna  è stata licenziata.

Così emerge  una seconda importante informazione in questa  vicenda dell'abito scollato,  e che riguarda un sistema di sguardi e di libertà  occidente / oriente,  uguale e speculare. Infatti da loro, come da noi, la politica interviene per operazioni di epurazione in tv. 

La differenza  è  che se  la nostra disperata produzione culturale  impone donne svestite sempre e comunque,  possibilmente incompetenti, e ci permettiamo anche di  sbeffeggiare  l'Islam e le sue donne velate,  i turchi di oggi impongono  la “libertà”  del velo, e vietano quella del corpo.

Tra le due false libertà è probabilmente preferibile la nostra. Ma questo gioco di specchi, ci porta a una terza informazione su di noi,  cioè l'ipocrisia della destra  italiana.

Questa stessa notizia era stata riportata anche dal tg3 e ripresa  per il Foglio da  Nicoletta Tiliacos   (che scopriamo essere “ femminista, che si è occupata di questioni bioetiche” ). La giornalista si lancia in una rocambolesca analisi  per dirne le solite  quattro  a altre femministe italiane, soprattutto quelle che come Lorella Zanardo si sono occupate di mostrare in quale morta gora fosse precipitato l'immaginario nazionale se si reggeva sulla sola rappresentazione di  pezzi di donne senza né  volto né identità.  Dice Nicoletta Tiliacos (senza nessuna coscienza delle differenze che passano tra occidente e oriente, tra un paese cattolico e uno musulmano né dei cambiamenti in corso)

“...lo spezzone di spettacolo  che è costato il posto alla conduttrice, trasmesso sempre dal Tg3, è di quelli che non sarebbe sfuggito alle occhiute paladine della dignità del “corpo delle donne”, indebitamente mercificato discinto esibito. Di certo, degno di figurare con ludibrio nell’omonimo documentario di Lorella Zanardo. Ma forse la “femminilità esibita con indipendenza”, anche grazie a una scollatura osé, nel codice della correttezza sessuale è un bene solo sulle televisioni turche, non da queste parti.

A parte la parola “osé” che non usano  più neanche le nonne,  e a parte la terribile percezione di un  “ codice di correttezza sessuale” ma sono diversi anni che Zanardo (e mica solo lei)  fa una  campagna contro la  rappresentazione unica e ossessiva  della donna, detta dalla destra “ libertà”.  Sono diversi anni che si spiegano e si articolano con pazienza le stesse cose:che non è una questione di morale, e che nessuno ce l'ha con la minigonna, ma con la ripetitività formativa di una sola  immagine femminile etc etc. Al punto che riscriverle e ridirle comincia a essere imbarazzante.

E'  rimasta solo la stampa di destra, e la finta sinistra di Antonio Ricci, a intendere e ripetere  che le femministe “vorrebbero allungare gli orli delle gonne”.

La sola spiegazione, soprattutto quando viene dal Foglio il cui direttore si è  sempre accanito contro la libertà delle donne, è  proprio nell'incredibile moralismo della destra italiana che coglie come un brivido, esattamente come farebbe un islamista, ogni forma di libertà.
Sabina Ambrogi
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Sabina Ambrogi
Sabina Ambrogi
Informazioni sull'autore

Autrice televisiva, saggista, traduttrice. Collabora in Italia  con Repubblica, il Fatto Quotidiano, il Manifesto (nella pagina Visioni). In Francia,  per  il portale francese Rue89.com e TV5 Monde. Esperta di media , comunicazione politica e rappresentazione di genere all'interno dei media, è stata consigliera di comunicazione di Emma Bonino quando era  ministra delle politiche comunitarie. In particolare, per Red Tv ha ideato scritto e condotto “Women in Red”  13 puntate  sulle  donne nei  media. Per Donzelli editore ha pubblicato il saggio “Mamma” e per Rizzoli ha curato le voci della canzone napoletana per Il Grande Dizionario della canzone italiana.

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