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Alta Velocità

Tav: è questione di peeling

07 Marzo 2019 di  Alberto Liguoro

In cosmetica il peeling serve a eliminare le cellule epiteliali morte. Purtroppo non funziona con quelle cerebrali. Non è questione di costi-benefici: un’opera pubblica non è un ascensore condominiale.

Tav: è questione di peeling
Vorrei fare un discorso sulla TAV, come è ormai convenzionalmente conosciuto il progetto in corso d’opera del TRENO ad ALTA VELOCITÀ Torino – Lione (o “tratta ferroviaria ad alta velocità”), che prescinda da posizioni GOVERNATIVE (si fa per dire, vista l’insanabile spaccatura) o di OPPOSIZIONE (a sua volta, per interessi vari, frammentata).

Devo subito dire che trovo inaccettabile e, in definitiva, addirittura scandaloso che, con riferimento ad una grande opera, la cui incidenza sulla vita di un’ampia comunità, quale quella europea, è destinata a durare e snodarsi per le varianti che l’inarrestabile progresso comporterà, per centinaia di anni, si faccia ricorso al metro di valutazione del “RAPPORTO costi/benefici”, come se si stesse decidendo di un ascensore in un condominio.

Se negli Stati Uniti d’America, almeno fino agli ultimissimi tempi, la NAZIONE più potente del Mondo, si fosse fatto ricorso ad ogni piè sospinto al metodo del raffronto “costi/benefici”, i nostri amici yankee starebbero ancora alle carovane e ai pony express; e analogo discorso vale per i Paesi del Nord Europa che hanno realizzato il ponte di Oresund, tra la Danimarca e la Svezia, o il Channel Tunnel che corre sotto la Manica, tra la Francia e l’Inghilterra, e così via.

Il mio modestissimo contributo alla ricerca della chiarezza, nella soluzione del TEOREMA che vede contrapposti (per farla breve), i NO/TAV e i Sĺ/TAV in Italia, nasce, innanzitutto dalla convinzione che l’EUROPA non va DESTRUTTURATA, ma COSTRUITA, anche attraverso il miglioramento e il potenziamento delle sue vie di comunicazione, come la BUONA AMMINISTRAZIONE insegna, fin dai tempi più remoti; e, per quanto ci riguarda, da quando i Romani dell’epoca imperiale, crearono una rete ramificata di eccellenti strade, che, come ancora ai nostri giorni vediamo, percorrevano l’intera penisola italiana e le altre provincie.

Ma, in modo particolare, intendo fare qui riferimento a due diverse e complementari narrazioni che mi derivano: una dalla mia professione di avvocato, che mi ha permesso di averne diretta esperienza e cognizione; un’altra dai miei interessi culturali e intellettuali in genere, così come ogni persona di buona volontà, con un minimo di interesse e serena riflessione, può cogliere.

Sul PRIMO PUNTO
Bisogna pensare ad un diverso modo di considerare i TRASPORTI, nei tempi moderni, che la relativa SCIENZA ha sviluppato, ormai già da molti anni, anche se con applicazione pratica, solo in  parte, e in modo approssimativo, attuata.

A seguito di studi, ricerche, esperimenti, si è concluso, in tutto il Mondo, che il trasporto di persone e merci, perché sia utile, sostenibile, meno inquinante possibile ed economicamente vantaggioso, deve svolgersi attraverso le seguenti modalità, in modo schematico e sintetico, ma da adattarsi, poi, di volta in volta:
Lunghe o lunghissime distanze =  ARIA – ACQUA (aerei, o navi)

Medie distanze, e comunque, dai punti di arrivo = FERRO, e cioè treni, per merci o passeggeri, che inquinano ben poco, sono molto più rapidi e sicuri (occorre ovviamente, allestire una adeguata rete ferroviaria).

Distanze brevi = GOMMA (camion, pullman, autotrasporti) che ha maggiori costi, è molto inquinante e, statisticamente, comporta maggiori rischi di incidenti.

La tratta ad alta velocità Torino – Lione, rientra perfettamente nel secondo punto prospettato (distanza media), ed è di grande interesse (a prescindere dalle esternazioni di Toninelli), in quanto inserita nell’ampia rete ferroviaria che, diramandosi in tutta Europa, unisce i Paesi europei del vicino Oriente, all’estremo punto occidentale d’Europa, con l’intuitivo beneficio per persone, merci, imprese. Un sistema ferroviario imponente che ci sarà comunque, anche senza la partecipazione dell’Italia; solo che, in tal caso, tutto si svilupperà al di là delle Alpi, e il nostro Paese rimarrà tagliato fuori (non avrebbe dovuto essere considerato anche questo, nel pur inadeguato raffronto COSTI – BENEFICI?).

Già tutto quanto prospettato appare sufficiente per concludere che non possiamo assolutamente dire NO alla TAV.

Singolare, tra l’altro che i fautori del NO/TAV si sbracciano a contrastare il passaggio, ritenuto “sgradito” di un treno sotto un tunnel in un bellissimo bosco; senza nulla obiettare sul fatto che quel bellissimo bosco, sarebbe molto più danneggiato dalla circolazione di TIR, automobili ecc., per i loro gas di scarico e quant’altro, stante l’irrinunziabilità allo spostamento di merci e persone, dall’Italia verso l’Europa, il commercio ecc.

Aggiungo qui, brevemente perché di facile acquisizione, per chi vi abbia interesse:
il SECONDO PUNTO al quale ho, sopra, fatto cenno.

Parlo attraverso le parole di Noam CHOMSKY:

Privare la gente di un’alternativa a guidare, la costringe a comprare più macchine e a spendere di più in benzina.
Le buche sul manto stradale aumentano i guasti delle automobili e le vendite delle stesse. Un numero maggiore di auto in circolazione fa aumentare l’inquinamento, e combattere gli effetti dell’inquinamento sulla salute fa spendere ancora più denaro.
I costi accollati al pubblico non vengono messi in conto.
Los Angeles aveva una vasta rete di trasporti pubblici che fu semplicemente acquistata in blocco e smantellata.
All’inizio del XX secolo potevi girare tutto il New England attraverso le ferrovie elettrificate.
A partire dagli anni ’50 il governo diede vita a un gigantesco programma per la costruzione di autostrade, per passare dal trasporto pubblico, come le ferrovie, a un sistema che utilizzasse più automobili, camion, benzina e pneumatici; un progetto che potrebbe definirsi di ingegneria sociale, del quale, immediatamente, approfittarono la GENERAL MOTORS , la FIRESTONE e la CHEVRON.
( Noam Chomsky “Così va il Mondo” –  Cap. “ Il potere delle corporation è invincibile?”)
Ci sarebbero tante altre cose da dire, ma, sono le 8 ½ di sera di MERCOLEDI’ 6 MARZO 2019;
e… pur senza nessuna pretesa, ci terrei tanto a far uscire questo articolo su GOLEM, quanto prima.
Alberto Liguoro
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