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Prostituzione e legalizzazione

Prostituzione da legalizzare o clienti da arrestare?

27 Gennaio 2015 di  Maurizio Bruno

La Cassazione ha riconosciuto la prostituzione come attività soggetta ad accertamento fiscale. Dunque lecita. Due milioni di clienti e un volume d’affari di 50 milioni di euro l’anno. Come regolamentarla? La confusione delle proposte di legge.

Prostituzione da legalizzare o clienti da arrestare?
Dopo le sentenze della Cassazione che hanno riconosciuto la prostituzione come attività lecita e come tale soggetta ad accertamento fiscale con l’obbligo di pagare le tasse, emergono proposte di legge in Parlamento diametralmente opposte.

Nel campo della regolamentazione, legalizzazione o meno della prostituzione, regna la più rilevante confusione sul piano legislativo, nonostante, come abbiamo visto in altre occasioni, secondo la Commissione affari sociali della Camera, le prostitute in Italia siano calcolate in oltre 70mila alle quali va aggiunto un  numero consistente di travestiti e transessuali. A queste fa fronte una richiesta stimata in circa 2 milioni di clienti per un fatturato di circa 50 milioni di euro annui.

Con le pronunce della Corte di Cassazione che sostanzialmente hanno abrogato vari punti della legge Merlin (Cass. n. 20528/10, Cass. n. 10578/11 ed Ord. del 24/07/2013) non vi è dubbio che sussista la urgente necessità di provvedere legislativamente sul tema.
Basti dire, per rendersi conto del contrasto esistente, che attualmente sono in corso accertamenti da parte degli Organi di Polizia tributaria, sul mercato della prostituzione in Italia con rilevanti recuperi fiscali mentre contestualmente per assurdo, se un Commercialista tiene la contabilità ad una prostituta, rischia di rispondere del reato di favoreggiamento previsto dalla Legge Merlin (con possibilità di essere tratto in arresto).

LE DIVERSE OPINIONI POLITICHE

Se si esaminano le proposte in Parlamento o le opinioni espresse dai politici, emerge una divergenza enorme tra le une e le altre, divergenze che in un certo senso rispecchiano le contrastanti normative anche in ambito europeo (ovviamente non teniamo conto delle legislazioni extra europee laddove per esempio negli Stati islamici anche il semplice adulterio è punito con la pena di morte).
E’ di questi giorni la proposta del Sindaco di Roma, che dopo il parere positivo sull’uso delle droghe leggere, si dice favorevole alle istituzioni di quartieri a luci rosse, opinione condivisa dai Radicali italiani, mentre, dall’altro lato, di recente alla Camera è stata depositata la proposta di legge che punta al risultato opposto, applicando la normativa svedese-norvegese, proveniente dal “Gruppo per l’Italia” (ex Scelta Civica di Mario Monti) che propone l’introduzione di un nuovo articolo nel codice penale stabilendo il divieto di acquisizione di servizi sessuali e punendo i clienti, inizialmente con una multa fino a 2mila euro e successivamente con l’arresto, equiparando la proposta del cliente ad una violenza sulla donna.
Per non trascurare la cosiddetta “Legge Carfagna” che vorrebbe la modifica dell’art. 1 della Legge n. 75/1958 (legge Merlin) aggiungendo un articolo secondo il quale chiunque eserciti la prostituzione in luogo pubblico o aperto al pubblico, verrà punito con l’arresto da 5 a 15 giorni con ammenda fino a 3mila euro applicandosi la stessa pena sia alla prostituta sia al cliente.

DIVERSITA’ DI  OPINIONI E DI REGOLAMENTAZIONI

Lo stesso scarto di valutazioni è quello che si evince, come si diceva, anche in ambito europeo.
In tutti gli Stati la prostituzione è ammessa o regolamentata, sanzionando comunque lo sfruttamento. La sola eccezione emerge dalla legislazione della Svezia, Norvegia ed Islanda (singolarmente i paesi che, negli anni ’70 e ’80 erano i più liberalizzanti sotto il profilo sessuale), laddove viene punito esclusivamente il cliente, ciò nel presupposto giuridico che la domanda di rapporti sessuali a pagamento implichi di per sé stessa una violenza nei confronti delle donne, anche se queste sono consenzienti. Tesi, secondo molti, del tutto discutibile.

L’ELIMINAZIONE DELLA CRIMINALITA’ E DELLO SFRUTTAMENTO

Se si esaminano più a fondo i modelli europei emerge chiaramente come l’errore più grossolano che possa commettersi, è proprio quello di non regolamentare in un senso o nell’altro la questione della prostituzione.
Infatti è proprio la mancata regolamentazione che dà luogo ai fenomeni di criminalità e di violenza nei confronti delle donne.
In sostanza è la costrizione alla prostituzione che va eliminata legislativamente con uno dei due sistemi, o mediante la liberalizzazione, il controllo e la concessione di licenze, oppure mediante il divieto dell’attività.
Diversamente non prendendosi alcun provvedimento legislativo, il fenomeno della prostituzione, dati gli interessi in gioco, darà luogo a fenomeni di violenza, con la prostituzione forzata da parte di bande malavitose, di varie nazionalità (le inchieste sul territorio italiano hanno rilevato che circa il 60% delle prostitute hanno subito violenze da ragazzine e successivi atti di violenza per spingerle al mercato del sesso) mentre diversamente, con una regolamentazione specifica e con l’esistenza di controlli tramite la legalizzazione e la legittimazione dell’attività oppure al contrario, con il divieto assoluto, vengono meno tali fenomeni.
E’ pur vero, come mi è capitato recentemente di sentire da un’ispettrice di Polizia, la quale si era occupata di una retata contro gli sfruttatori, che difficilmente una ragazza che guadagna 500 euro al giorno senza titolo di studio, è più disponibile a lavorare come colf percependo lo stesso utile in un mese.

L’ATTEGGIAMENTO PROIBIZIONISTA DEI PAESI SCANDINAVI

In Svezia e Norvegia, si parte dal presupposto che non esiste la prostituzione volontaria e dunque se una donna si prostituisce lo fa esclusivamente in quanto indirettamente sospinta di una violenza psicologica di un uomo il quale è disposto a pagare per questo.
In sostanza si ritiene che la prostituzione costituisca comunque un’attività forzata della quale le interessate sono soltanto le vittime.
Corollario di tale principio è che la prostituzione è un danno ed una vergogna sociale e vi è un pubblico interesse a che questa venga sgominata.
Dunque la prostituzione deve considerarsi un fenomeno illegittimo.
Teoricamente su tale presupposto entrambe le figure, quella maschile e quella femminile, dovrebbero essere punite (nel progetto di legge iniziale svedese commetteva reato sia chi vendeva sesso sia chi acquistava).
Tuttavia nell’ottica della protezione femminile il colpevole rimane soltanto l’uomo che offrendo danaro, violenterebbe la volontà della donna, disponibile ad un rapporto concesso solo in cambio del prezzo offerto.
Dunque in Svezia la prostituzione va abolita e il sistema scelto per operare in tal senso è punire l’uomo che darebbe luogo al fenomeno.

LA DIVERSA VISIONE TEDESCA E OLANDESE

In Germania ed in Olanda, viceversa, si parte da un presupposto totalmente opposto, vale a dire che la prostituzione è comunque un fenomeno sociale naturale che deriva dalla diversa programmazione mentale dell’uomo e della donna, laddove l’uno è per natura alla ricerca di sesso per tutta la durata della propria esistenza, a causa del permanere del testosterone, indifferentemente dall’età, mentre l’altra, diversamente programmata in genere verso un rapporto singolo ed a tutela della famiglia, fino alla menopausa, in taluni casi può legalmente concedersi senza costrizione alcuna, a fronte di una congrua offerta economica.
Dunque se la situazione è questa, bisogna prenderne atto, senza falsi pudori o moralismi, fermo restando che va rigidamente evitato qualunque sfruttamento o violenza sulla donna.
Conclusivamente ciascuna (o ciascuno) è libero di prostituirsi senza costrizione di sorta, né sfruttamento, regolamentandosi l’attività con eventuali licenze e con normative specifiche a tutela della salute, con la predisposizione di appositi quartieri od immobili, senza alcun disturbo per la collettività.

LE ESPERIENZE DEI DUE SISTEMI

Entrambi i meccanismi, sia quello che comporta per legge l’eliminazione del fenomeno della prostituzione, sia invece quello che lo regolamenta, hanno solo in parte, almeno da queste prime esperienze, ottenuto i risultati che si erano prefissi.
Nei paesi scandinavi, ove si ritiene che la maggioranza della popolazione sia favorevole all’abolizionismo, senza dubbio vi è stato un calo del fenomeno, anche se da molti si rileva che si tratta solo di un calo apparente, in quanto in realtà le prostitute sono scomparse dalle strade, ma il fenomeno rimarrebbe delimitato in ambito privato e senza le forme pubblicitarie preesistenti.
Il 20% degli svedesi invece contrario al clima di proibizionismo, ritiene che sia errato impedire il mercato del sesso e sia ancora più errato colpevolizzare soltanto i clienti, il che sarebbe come arrestare soltanto il ricettatore sostenendo che il ladro ruba in quanto esiste qualcuno disposto a comprare la merce.
Nel campo opposto della legalizzazione, è vero che si è eliminato enormemente ogni fenomeno di sfruttamento e di prostituzione forzata, mediante le concessioni e le licenze, tuttavia non va sottaciuto che, una frangia di prostitute è al di fuori di ogni controllo, quantomeno perché tendono a  sottrarsi al pagamento delle tasse. Peraltro non potendosi conteggiare i clienti di ciascuna prostituta, gli oneri fiscali vengono determinati in genere in modo forfettario.

L’APPLICAZIONE DELLA LEGGE

Qualunque sia il sistema normativo che si presceglie, non vi è dubbio che non si tratta soltanto di mutare i codici o la normativa, ma è necessario emancipare la mentalità delle persone, anche se ci sarà sempre un contrasto, qualunque sia il sistema prescelto, tra i cittadini.
D’altra parte è lo stesso fenomeno della prostituzione che presenta numerose sfaccettature.
Nella nostra esperienza professionale si passa da situazioni di estremo degrado, (verificate nel servizio di assistenza giuridico legale della Caritas) di donne di colore o dell’est europeo sfruttate e sottoposte a varie forme di violenza, a prostitute sudamericane che viceversa gestiscono pochi e prescelti clienti, in appartamenti affittati ad hoc, rinunciando a guadagni più elevati, ma con una sicurezza e tranquillità lavorativa ben diversa.
E’ comunque evidente che, lasciare il fenomeno a sé stesso senza alcuna regolamentazione in un senso o nell’altro è un grossolano errore
ed è proprio ciò che provoca lo sfruttamento, le violenze sulle donne da parte della criminalità e di gruppi più o meno organizzati.
Maurizio Bruno
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Maurizio Bruno
Maurizio Bruno
Informazioni sull'autore
Avvocato, iscritto all’albo dal 1973. E’ autore o coautore di oltre quindici opere di diritto civile e specificatamente di diritto di famiglia, molte in edizioni aggiornate di volta in volta. Tra i più venduti: (Buffetti editore: Separazione e Divorzio, La famiglia di fatto, Successioni ereditarie, Comunione e separazione dei beni, Convivenza more uxorio, Le adozioni, etc.), (Janua editrice: I ricorsi d’urgenza nel nuovo processo civile), (Giuffre: Separazione, divorzio: questioni processuali, I provvedimenti a tutela dei minori, I contratti di uso corrente). Collabora ed ha collaborato con siti Internet di diritto e con numerose riviste, tra le quali: Gente Money, Argos, Consulenza e Consulenza casa, Diritto e Giustizia. Svolge da oltre 40 anni l’ attività di avvocato nel proprio studio in Roma.
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