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Donne e media

La comunicazione “a culo” è “un culo”

14 Maggio 2014 di  Sabina Ambrogi

La  presunta provocazione della lista Tsipras si è risolta appunto nel far parlare solo di natiche. E gli estremisti islamici usano l’ormai nota foto della ministra Maria Elena Boschi per dimostrare che le donne che fanno politica sono puttane.

La comunicazione “a culo” è “un  culo”
La polemica scaturita dall'immagine  in costume  di Paola Bacchiddu,  portavoce della lista Tsipras, come ampiamente  prevedibile,  non  ha  generato un'informazione sulla lista Tsipras. Subito dopo  il dibattito sulla foto in costume, il povero Alexis presentato  agli eventuali elettori italiani nel talk  Ballarò, vuoi per problemi di collegamento vuoi  per quelli di traduzione ha parlato poco e male. E  ancora una volta è stato censurato.

La  presunta provocazione nel voler  dire ai media “solo se si mettono delle natiche  in tv si parla di qualcosa” si è risolta  appunto nel far parlare solo di natiche.  Come sempre accade, quando si usano con poca scaltrezza  e poca competenza, le stesse armi che si vogliono distruggere.

Ma questa  polemica  “contro” era  “bacchettona” e  “ moralista” come si è voluto far credere?
O è invece un  pessimo discorso strumentale?

E' in corso in questi giorni un interessantissimo incontro  a Roma con 16  donne nord africane provenienti  da Marocco, Algeria,  Libano e Tunisia organizzato dall'associazione Pari o Dispare, di cui è presidente Emma Bonino.

Le donne tunisine hanno rivelato che l'ormai nota fotografia della ministra Maria Elena Boschi chinata a firmare il giuramento davanti Napolitano è usatissima mediaticamente dai salafiti,  cioè dalle frange estremiste islamiche, per denunciare che le donne fanno politica  per far vedere le natiche,  e che sono puttane.

Questa notizia  induce a  una serie di riflessioni. Prima fra tutte: non c'è una grande differenza tra la dichiarazione dei salafiti e  la ripetizione ossessivo compulsiva delle  immagini  di donne  in politica  riprese unicamente per l'aspetto fisico, come fa prevalentemente  Libero o i giornali dell'area reazionaria  filo berlusconiana (e non solo).  Si tratta di un'implicita dichiarazione di fastidio per lo spazio politico che – visivamente - stanno prendendo le donne.  Concentrare l'attenzione su un dettaglio fisico che è poi prevalentemente quello che  riporta al bunga bunga (l'espressione nasce  da una barzelletta su una sodomizzazione) significa riportare le donne  all'assoggettamento nel branco. Come avviene  appunto nella “sodomia” tra animali.  La frequente espressione  volgare : “me lo inculo”  non è una dichiarazione  di omosessualità appunto, ma  di dominio di un animale su un altro.

Così, più  urlano di essere  libertari più svelano la posizione piccolo borghese e profondamente moralista nei confronti delle donne. La pubblicazione di quelle foto diventa  la  sublimazione della riprovazione, non dichiarata e dichiarabile, che  una donna sia in politica.  La ministra Boschi del resto non ce la fa neanche troppo a smentirli. Corre a rilasciare interviste su Vanity Fair  sul desiderio di avere un  marito e di essere madre. Il  suo, ovvio, e non delle politiche che si potrebbero fare per consentire alle italiane di avere figli. E tutto ritorna allora all'abito. E forse, inevitabilmente. E forse, fatto apposta. La ministra per le Riforme  si  veste di rosso ? Libero dedica cinque articoli, un approfondimento e un sondaggio. Anche perché a un certo punto dall'abito sporgeva  un seno.  Un commentatore, come tanti,  conferma:  “si veste così perché cerca il cefalo. Ha detto che si sente sola”.  

Si voleva forse comunicare altro o suscitare altre considerazioni? 

Su questo solco,  Matrix - la trasmissione di Canale Cinque  diretta da Luca Telese (figura cerniera della sinistra col berlusconismo) in cui Paola Bacchiddu ha trovato riparo per spiegarsi -  è stata la maggiore dimostrazione di quale immenso equivoco si sia creato con la profusione di escort vere e presunte tali che hanno attraversato la politica negli ultimi anni.

Non sapendo come frenare lo scandalo di Berlusconi  nei confronti dell'ampia area cattolica cui si rivolgono (e da cui dipendono) i media, si è assegnata una generica  colpa alle femministe  “bacchettone”.  In pratica  si è data colpa alle uniche grazie alle quali gli stessi che parlano hanno potuto, nelle loro vite, avere  una forma di accoppiamento sano e libero. Non solo. Le indagini della procura di Milano circa il reato di sfruttamento della prostituzione minorile di cui è accusato Berlusconi, sono diventate delle “indagini moraliste”. Ecco  quindi a cosa serve il discorso sulla morale. 

Così, nell'infoiamento generale della difesa delle donne ridotte o autoridotte all'immagine delle natiche, ma classificate come afflati di libertà, la copertina introduttiva di quella trasmissione riparatrice è una specie di sintesi di come si è  ribaltato il discorso dei veri moralizzatori contro le donne.

Quanto se la sono presa le donne per la foto di una giornalista precaria. Una foto su facebook  che aveva pubblicato da chissà quanto tempo ha sollevato la reazione della folta schiera delle beghine preservatrici del corpo delle donne dei moralizzatori da terrazza, dei parrocchiani  progressisti che sono arrivati a definirla “zoccoletta”. Ma come ogni onesta madre proletaria è da condannare a un campo di rieducazione?  Davvero una donna non può scherzare  sul proprio sedere e non è libera di usarlo come meglio crede e se le aggrada pure come testimonial per accaparrare voti?  Basta così poco perché la “compagna che sbaglia sia consegnata al tribunale del popolo” ? E' chiaro che a sinistra da qualche tempo si predilige il braghettone la mutanda ascellare  il calzerotto coprente. Guai se una femmina  rivendica la libertà della chiappa denudata: sia messa alla gogna, affidata all'esorcista, sia coperta di vergogna perché è chiaro che s'è venduta al nemico”.

La mutanda ascellare? Le braghettone? Ma dove è vissuto questo Nicoletti?  E  poi Mario Adinolfi “un progressista” ? Uno che accumula formule assurde contro l'aborto la fecondazione eterologa e la libertà di tutti?  Ritanna Armeni, come tutte le donne di sinistra anche lei  con un ruolo cerniera con il berlusconismo, ha trovato  “molto  interessante” questo osceno editoriale  mentre un surreale Belpietro gongolava. Finalmente  qualcuna da poter paragonare a una Minetti, accusata  di induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile ma, secondo la rilettura di destra, vittima di “bachettonismo di femministe con mutandoni”. 

Ma perché nessuno si chiede  mai perché,  se  Belpietro è a favore dello sfruttamento della prostituzione,  non prende mai una posizione a riguardo?  Perché si concentra sempre contro le donne?  Ma non si tratta allora  della  “libertà del padrone”  quella che deve essere difesa? Come il servitore nero del capolavoro di Tarantino “Django Unchained”?

Archiviato il caso Bacchiddu, si è appunto archiviata anche la lista Tsipras, tornata nel dimenticatoio mediatico.
 
Ma la vera  epitome di quest' epoca in cui i moralisti sfoggiano abiti dei libertari è  l'imbarazzante intervento a Otto e mezzo di una giornalista e scrittrice, Annalisa Chirico che apprendiamo giornalista di Panorama, ma anche,  apprendiamo,  fidanzata dell'imprenditore, di “sinistra”,  Chicco Testa.  La sintesi del “moralismo libertario”, o come  hanno ben individuato in Tunisia, la categoria dei “salafiti laici”, è tutta nel suo libro:  “Siamo tutti puttane” presentato durante il  confronto  con Lorella Zanardo.
 
Non  si poteva  non provare imbarazzo per  la giornalista  quando rilanciava sul tappeto gli stessi temi dei moralisti pastrocchioni  che hanno scambiato Se non ora quando che poco e nulla ha a che vedere col femminismo, come “il pensiero femminista”, non avendolo visibilmente mai frequentato, né capito, né digerito. Nella confusione, in un crescendo semi isterico,  la poverina se la prendeva con Lorella Zanardo che è stata coinvolta talvolta da Se non ora quando, senza mai farne  parte. “Avete detto alle donne di coprirsi!”  Ma quando mai è stata detta questa cosa? 
E' stata letta così. Che è diverso. Ma sul pastrocchio neo liberal,  la fidanzata poco liberal di Chicco Testa scrive un – nientemeno – pamphlet.

Il  massimo è stato quando Lorella Zanardo cercava di raccontare i temi che vorrebbe portare in Europa “ siamo al 71 esimo posto nel gender gap” argomentava .“Ah ho sentito parlare di questo”   confessava inconsapevole la giornalista Chirico e proprio  come in una gag di Caterina Guzzanti:  “Comunque voi femministe anziché scendere in piazza contro le donne che si spogliano  dovreste farlo  per il diritto all'aborto, per la procreazione eterologa...”. Che è appunto quello che succede.

 Solo  che nessuno  dei quotidiani di riferimento di questa scriteriata scrittrice riporteranno mai argomenti che riguardano appunto la libertà delle donne.
Sabina Ambrogi
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Sabina Ambrogi
Sabina Ambrogi
Informazioni sull'autore

Autrice televisiva, saggista, traduttrice. Collabora in Italia  con Repubblica, il Fatto Quotidiano, il Manifesto (nella pagina Visioni). In Francia,  per  il portale francese Rue89.com e TV5 Monde. Esperta di media , comunicazione politica e rappresentazione di genere all'interno dei media, è stata consigliera di comunicazione di Emma Bonino quando era  ministra delle politiche comunitarie. In particolare, per Red Tv ha ideato scritto e condotto “Women in Red”  13 puntate  sulle  donne nei  media. Per Donzelli editore ha pubblicato il saggio “Mamma” e per Rizzoli ha curato le voci della canzone napoletana per Il Grande Dizionario della canzone italiana.

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