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Nuova Giustizia Organizzata

La giustizia doppia

08 Novembre 2013 di  Manlio Giombini

La giustizia penale è stata riformata. E divisa in due. C’è il consueto ordinamento giurisdizionale che è competente per la maggioranza di noi e poi c’è il giudizio del popolo che condanna o assolve i suoi eletti.

La giustizia doppia
Golem ha uno scoop per i propri lettori: la giustizia penale è stata riformata. Nonostante molti si stiano affannando per attuarla, possiamo assicurare che è già in atto la più epocale trasformazione, il suo sdoppiamento.

Per cui la grande maggioranza di tutti noi resta sottoposta al giudizio di quei giudici che conosciamo, con le loro lungaggini, gli errori e i gradi processuali previsti dall’ordinamento attuale. Per un ristretto numero di italiani invece è competente un altro ordine giurisdizionale: gli elettori. Da costoro vengono giudicati quanti si sono sottoposti al voto popolare e ne hanno ottenuto la fiducia, risultando designati per cariche istituzionali. D'altronde la sovranità appartiene al popolo, recita il primo articolo della Costituzione, basta trascurare che poi il suo esercizio viene poi espressamente circoscritto nelle forme e nei limiti previsti dagli articoli successivi.

Sarà certamente modificato anche l’articolo 102 della stessa Costituzione che vieta i giudici speciali. Sembra inoltre che non solo gli eletti godano di questa particolare giurisdizione ma anche i loro amici e sodali, poiché la loro imputazione può far fa ritenere che in realtà si voglia colpire gli stessi eletti sottraendoli al loro giudice naturale, appunto gli elettori.
Dunque, secondo la riforma in atto, chi è stato votato dal popolo può tenere il comportamento che più gli piace; o meglio che più piace a chi lo ha eletto. Il suo processo avverrà solo in occasione delle successive tornate elettorali e la sua piena assoluzione deriverà automaticamente dal rinnovo della fiducia popolare, mentre la condanna consisterà nella perdita degli incarichi elettivi precedentemente ricoperti. Non si capisce bene se a questo punto potrà intervenire la magistratura ordinaria, sui fatti commessi durante l’espletamento dell’incarico, naturalmente laddove non sia già decorsa la prescrizione. Neanche si capisce se i reati commessi quando ancora non si era eletti risultino “mondati” dal lavacro del giudizio popolare oppure restino quiescenti in attesa che la fiducia elettorale venga meno.

Insomma ci sono parecchi aspetti del nuovo sistema giurisdizionale che rimangono oscuri. Quello che è assai chiaro è che si tratta di una ennesima, incommensurabile sciocchezza che ci viene fornita con stupefacente normalità.
Il nostro sistema penale, con tutte le sue lacune e gli errori umani che lo affliggono, resta uno dei più garantisti. Un sistema che esprime le sue innumerevoli potenzialità a tutela dell’imputato quando questi abbia i mezzi necessari per permettersi i migliori avvocati e i migliori strumenti di difesa. In tali casi, se alla fine dei diversi, spesso innumerevoli, gradi di giudizio, viene confermata la colpa di qualcuno, si può essere umanamente certi che quella responsabilità risponde ai fatti. Non si tratta di volontà persecutoria diffusa ma di oggettive ragioni di colpevolezza, dalle quali è opportuno e giusto far scaturire tutte le conseguenze siano esse penali, civili, amministrative o d’altro genere.  Differente discorso, purtroppo, va svolto per i tanti che non posseggono i mezzi necessari per assicurarsi avvocati decenti o minimi strumenti di difesa.

Certo non può escludersi che un procuratore ce l’abbia con qualcuno (magari a ragione) e nemmeno che da tale avversità sia affetta tutta una procura, ma già diventa difficile sostenere che l’ostilità prenda anche i giudici del tribunale e poi della corte d’appello di quella circoscrizione o distretto. E’ però insostenibile ritenere che la medesima avversione colpisca procure e organi giudicanti delle altre città, magari non solo in ambito penale ma anche civile. E’ infine assurdo affermare che con lui ce l’abbia anche la Corte di cassazione nelle sue diverse sezioni e per ultimo che nemmeno la Corte costituzionale sia scevra dallo stesso malanimo.
Questa del “ce l’hanno con me” è un'altra stupidaggine ammannita con esasperante protervia. Come se le sciocchezze ripetute innumerevoli volte possano assumere carattere di ragionevolezza.
E invece la magistratura viene impunemente sottoposta ad un fuoco di insulti dei quali il più lieve è quello di essere golpisti con l’aggravante del comunismo. Lungi da noi la convinzione che tutti i magistrati siano irreprensibili e imparziali ma ci domandiamo come non ci si accorga che inculcare l’idea di una magistratura (dalla singola procura alla Corte Costituzionale) che ce l’abbia con qualcuno è dirompente per la stessa tenuta dello Stato di diritto. Chiunque, sui medesimi presupposti, potrebbe arrogarsi la facoltà di rifiutare la giurisdizione penale o civile se costui fosse anticomunista o ricco o appartenente ad una classe sociale elevata o addirittura solo di sesso maschile; tutte ragioni (insieme a molte altre) che farebbero escludere l’imparzialità di un giudice “comunista” o, peggio,  “femminista”.

In proposito è il caso di riportare alcune parti dell’articolo 595 del codice penale, che non ci risulta sia stato ancora abrogato dalla riforma in atto: “Chiunque …, comunicando con più persone offende l’altrui reputazione, …  se l’offesa è recata … con qualsiasi … mezzo di pubblicità …, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni … . Se l’offesa è recata a un corpogiudiziario …  le pene sono aumentate”.
Manlio Giombini
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Manlio Giombini
Manlio Giombini
Informazioni sull'autore
Già direttore editoriale di una nota casa editrice giuridica italiana, coltiva oggi i propri interessi che, a differenza di quelli di buona parte della classe politica, non sono privati.
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