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Diffamazione a mezzo stampa: dolo, colpa e responsabilità del direttore

Le invenzioni della giustizia: la diffamazione colposa

19 Ottobre 2012 di  Italo Ormanni

Una singolare sentenza del tribunale di Bari prima dimentica che si tratta di un reato doloso e poi condanna il direttore responsabile sia per aver scritto l’articolo, sia per non aver controllato… se stesso. E la Cassazione corre ai ripari.

Le invenzioni della giustizia: la diffamazione colposa
A proposito di diffamazione a mezzo stampa, il Tribunale di Bari aveva iniziato un nuovo filone giurisprudenziale in base al quale si possono evidenziare due punti:
1) Esiste il delitto di diffamazione colposa;
2) Se il direttore di una pubblicazione è anche l’autore dell’articolo diffamatorio, risponde sia del delitto di diffamazione che del reato di omesso controllo sul contenuto dell’articolo.

La Corte d’appello di Bari ha evidentemente seguito questa innovativa interpretazione, limitandosi a dichiarare estinti i reati per sopravvenuta prescrizione.
La Corte di cassazione, presso la quale il malcapitato direttore aveva impugnato la sentenza, ha rimesso, finalmente, le cose a posto. ( Finalmente perché il fatto è di dieci anni fa…)

Per dirla in breve: i giudici di merito avevano accertato che vi era stato un salto di impaginazione , e la notizia riguardante un certo sanitario di Bari era finita in quella – del tutto diversa – riguardante alcuni arresti, sempre ne settore della sanità, eseguiti a Taranto. All’origine, quindi, non vi era stata nell’imputato intenzione diffamatoria (in diritto penale si chiama dolo).

Ma il Tribunale di Bari aveva ritenuto che il delitto di diffamazione era stato commesso per colpa, e che comunque il direttore del giornale era responsabile, ai sensi dell’art.57 della legge sulla stampa, di omesso controllo sul materiale in pubblicazione.
Sta di fatto, però, che il direttore di quel giornale era anche l’autore dell’articolo, quindi già in partenza non poteva rispondere sia della diffamazione che dell’omesso controllo.

In più, i giudici di merito avevano dato per scontato che si fosse trattato di un comportamento colposo: dimenticando, però, che la diffamazione è un delitto che prevede l’elemento intenzionale (in diritto penale – questo sconosciuto – si chiama dolo).
Ma se dolo non c’è, non c’è neanche il delitto di diffamazione; e se non c’è il delitto di diffamazione, come può esservi quello di omesso controllo sui un articolo diffamatorio che penalmente non esiste?

E, infine: come è possibile prevedere in una stessa persona questo doppio reato, cioè aver scritto un articolo incriminabile e non aver controllato il contenuto dell’articolo?

Anni fa in televisione c’era un programma che si chiamava “La ruota della fortuna”: che questa ruota ci fosse anche in quella camera di consiglio del Tribunale di Bari ?
Italo Ormanni
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Italo Ormanni
Italo Ormanni
Informazioni sull'autore

Magistrato, già Capo dipartimento Affari di Giustizia al ministero della Giustizia, ex procuratore distrettuale antimafia del Lazio e procuratore aggiunto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma. Titolare, tra il 1965 e il 2010, di diverse inchieste sui clan della mafia e della camorra condotte in collaborazione con organi inquirenti statunitensi, francesi, spagnoli, inglesi e sudamericani. Autore, nel 1982, del primo Rapporto sulle Mafie su rischieta del Presidente del Consiglio Giovanni Spadolini; consulente della Presidenza del Consiglio, nel 1985, insieme con Giovanni Falcone, per la creazione della Direzione Nazionale Antimafia e per la riforma della legislazione antimafia e antidroga; componente tecnico, dal 1985 al 1989, della Commissione Parlamentare Antimafia.

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