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Dalle Crociate all’Isis

Anno 846: il califfato dalla Sicilia a Roma

18 Aprile 2017 di  Piero Di Nepi

L’armata Brancaleone, il sistema binario e l’algebra. Perché per il diritto islamico Palermo ancora oggi si chiama Balarm.

Anno 846: il califfato dalla Sicilia a Roma
Se a Fiumicino state aspettando il vostro volo e sul display leggete l’avviso di imbarco per Balarm, non preoccupatevi più del necessario: siete scivolati in un universo parallelo e state percorrendo un’ucronia, ovvero una serie di vicende storiche le quali avrebbero certamente potuto verificarsi, ma poi le cose sono andate in altro modo. 

Dunque Balarm/Palermo è una delle più fiorenti città del Mediterraneo. Bene, una “primavera” araba di qualche secolo fa ha ottenuto la democrazia, mentre il vostro computer funzionerebbe benissimo perché l’algebra, gli algoritmi, i numeri hindi che noi chiamiamo “cifre arabe” e lo zero del sistema binario furono introdotti in Europa al tempo dell’Armata Brancaleone. Se proprio volete un drink alcolico e vostra moglie preferisce togliersi l’hijab per un momento, di sicuro il bar ha qualche saletta riservata. La modernità non ha risparmiato nessuno: siamo infatti nel 1435 del calendario islamico.

Le cronache internazionali non invogliano a scherzare, ma di sicuro più di uno storico specializzato in medievistica deve aver sorriso leggendo i giornali e dando un’occhiata alle TV, che spesso danno voce ai minacciosi comunicati di terroristi pronti alla conquista di Roma. L’aspetto più inquietante del moderno fondamentalismo islamista, spiegano con pazienza quelli che se ne intendono davvero, è la capacità di utilizzare il software dell’avanguardia tecnologica adattandolo ad un hardware ideologico risalente ai primi decenni dell’espansione araba. Con le Crociate peggiorarono, naturalmente, situazioni e reciproche relazioni. Non si facevano complimenti, spietata durezza fu la regola per entrambe le parti.

Così Imad ad-din, uno dei cronisti delle imprese del Saladino, racconta ciò che seguì alla battaglia di Hittin (1188): “Assegnò quindi 50 dinar a chi ne avesse addotto uno prigioniero, e subito l’esercito ne addusse a centinaia. Egli ordinò fossero decapitati, preferendo l’ucciderli al farli schiavi… Ognuno chiese di poterne ammazzare uno, e sguainò la spada, e si rimboccò la manica.”. E ancora, per altra circostanza nella quale solo una parte dei prigionieri cristiani aveva potuto pagarsi un riscatto: “Ne restarono circa 15.000 cui fu impossibile pagare il debito prescritto, e cui toccò la pattuita servitù: gli uomini furono circa 7.000… Le donne e i fanciulli, contati, furono 8.000 anime, che vennero divise tra noi… Quante donne ben custodite furono profanate!”. Modi e vicende che alcuni hanno deciso di riesumare.

Ma la Sharia può essere diversamente interpretata da chiunque rappresenti un’autorità riconosciuta, in quanto essa indica semplicemente la “via maestra” della tradizione. L’Islam declinò nel proprio linguaggio  la Alakhà degli ebrei sottomessi. La differenza sostanziale, dovuta alle vicende dell’espansione araba in funzione del proselitismo, consiste nel fatto che secondo il diritto  tuttora vigente quando un certo territorio resta occupato anche per un breve periodo, esso allora entrerà per sempre nella sfera del dominio dell’Islam. Per questa ragione il possesso di Imarat Siqillyya (Emirato di Sicilia, 827-1072, due secoli e mezzo), Imarat Baru (Emirato di Bari, 40 anni circa, 820-860), e l’intera Al-Andalus (Spagna e Penisola Iberica, fino alla caduta del Regno di Granada nel 1492) può essere rivendicato dal nuovo Califfo Abu Bakr II e dall’Isis. A suo tempo Muhammar Gheddafi si espresse in termini analoghi. Coincidono di fatto su tali questioni l’interpretazione sunnita (Sunna sta per “consuetudine prevalente”) e quella sciita (Shia è il “partito” dei seguaci di Alì, che risultò sconfitto nella lotta per la successione seguita alla morte di Maometto).

E’ interessante quanto accadde in Roma e nel Lazio appena pochi decenni dopo la proclamazione del Sacro Romano Impero di Carlo Magno: avvenuta, come tutti sanno, presso la Basilica di San Giovanni in Laterano il giorno di Natale dell’anno 800. Quella stessa Basilica fu presa e incendiata per due volte (anni 846 e 849) dai musulmani che con le loro navi risalirono il Tevere. Dal ribat delle foci del fiume Garigliano, insediamento fortificato non lontano da Gaeta, si spingevano verso nord lungo la costa tirrenica. Altri arrivavano via terra da Civitavecchia (sede probabilmente di un imam o di un emir, nello stesso periodo). I papi si trincerarono sul colle di San Pietro, e proprio allora fu edificata a difesa la cinta muraria della Città Leonina. La posizione della penisola italiana, al centro del Mare Mediterraneo, espose dunque il nostro paese prima alle incursioni e poi agli insediamenti degli arabi provenienti dall’Africa settentrionale. Tuttavia l’Islam di quel tempo lontano portava anche cultura e progresso tecnico. Esattamente il contrario di ciò che vogliono le organizzazioni criminali dell’odierno fondamentalismo islamista.
Piero Di Nepi
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