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Come (mi) vorrei

Ma chi vuol essere Belen?

15 Aprile 2014 di  Sabina Ambrogi

Il risultato per le poverette nelle grinfie di Belen non è assolutamente migliore. Alla fine, con abiti improbabili e inadatti, tacchi sui quali non sanno camminare, sono molto più goffe. Sono finalmente un fragile prodotto per il mercato.

Ma chi vuol essere Belen?
Prodotto  per Italia Uno da Ambra Multimedia  di  Marco  Bassetti controllata dalla multinazionale francese Banijay per  Italia Uno,  il  programma di Belen “Come [mi] vorrei”, sta facendo molto parlare di sé,  non per gli ascolti che sono modestissimi, ma per l'assurdità  del format di makeover  copiato  - male - da “Plain Jane”  (prodotto  dal network americano The CW in onda su Mtv). 

Il titolo  di quello americano  la dice  già lunga.  “Jane la banale” sarebbe “la ovvia”.  Una tizia  senza nulla di speciale   che cambia  grazie ai consigli di Louise  Roe, la fashion manager del programma.   La versione nostrana “Come [mi]  vorrei”, realizzata con  budget visibilmente più modesti e  modifiche restrittive (ad esempio  non ci sono gay), prevede che la show girl argentina insegni a delle ragazze ventenni (che vivono con famiglie ingombranti) a cambiare modo di essere  per  somigliare a  lei, vestirsi come lei, comportarsi come lei, per piacere alla mamma, al fidanzato, a qualcuno. Tanto che  è lo stesso staff Belen quello che fa il programma, come  dichiarato in un'intervista a Il Giornale:

Noi suggeriamo dei cambiamenti attraverso un lavoro di tutorial. Regaliamo un nuovo guardaroba, ma lavoriamo anche sull'aspetto interiore, il più impegnativo. Ci sono dei professionisti, un mentalista, un esperto del portamento, che aiutano a far emergere il vero carattere, a sfogare la rabbia. Anch'io ho bisogno di certi consigli, tanto che lo staff del programma è il mio staff».

Per chi non sapesse chi sia il “mentalista”:  è un  ruolo di questi recentissimi, variamente  declinato come  guru della comunicazione, ma anche della psiche, un po' illusionista e un po' cartomante e divinatore. In altri termini: cazzaro.

Un punto di partenza di qualsiasi psicoterapia per donne che arrivano con l'autostima sotto i piedi (e che porta con sé l' accettazione di compagni violenti, di situazioni infelici, di blocchi  professionali, di incapacità relazionali per esempio) è proprio  smontare lo sguardo degli altri su di sé e i condizionamenti che se ne ricevono, per ritrovare e amare se stesse. In questo senso  allora  si tratta  di un  utilissimo format  medico che potrebbe essere portato per convegni di psicoterapia o come esempi tra medici e pazienti per capirsi. E' un compendio di ciò  che  le donne non dovrebbero mai fare e quello che non dovrebbero mai desiderare di essere: vittime di un condizionamento. La storia di Laila  - una delle malcapitate – è esemplare: da ragazza acqua e sapone con felpa comoda, si è lasciata andare a  un cambiamento di  vestiti  trucco e atteggiamento, per piacere alla mamma, e quindi piacere  poi a un fidanzato eventuale. 
Essere come mamma mi vuole.  Cosa c'è di peggio  e più pericoloso per una giovane donna?

Non si sa  a che titolo Belen e ancora meno i suoi autori  insegnino  a delle ragazze a  “vincere insicurezze, paure e imparare ad avere approcci col mondo esterno”. Soprattutto la  vita di Belen  non può (perché dovrebbe poi..) essere imitabile a nessun  livello. Non sembra inoltre  una esperta di look, prediligendone uno particolarmente coatto che indossa con la disinvoltura che le consentono belle forme assai curate, e visto che la missione della sua vita è appunto curare il  corpo, compresi visibili aiuti chirurgici in giovane età. Soprattutto, e questo è il messaggio più evidente,  l'apprezzata bellezza dal marketing mediatico non ha niente a che vedere con la sua personale  felicità coniugale o di accoppiamento. Anzi è la prova del contrario:  tutta quella fatica  in palestra per rimanere anni con uno  del livello intellettuale di Fabrizio Corona, e poi cambiare con  Stefano De Martino che, salvo sorprese, non sembra capovolgere la situazione.

Il risultato finale per le poverette nelle grinfie di Belen e del frullatore Mediaset non è assolutamente migliore: prima passano  attraverso uno svilente  percorso di cambiamenti, e di ingiunzioni -  “cambia qua, fai così, metti su, leva questo, butta quello, fai ridere, è orrendo, che è 'sta roba etc” - e  a parte trucco e  pettinatura  professionali, che migliorano chiunque, le ragazze alla fine  sono meno spontanee, con abiti improbabili e inadatti, tacchi sui quali non sanno camminare, e  molto più goffe. Insomma  sono finalmente un fragile prodotto per il mercato. Appunto ora sono come vogliono, ma loro. E per questa  capitolazione definitiva di se stesse nelle mani di qualcuno le poverette  si piacciono un sacco allo specchio, fino alla commozione. Così  decidono di partire,  tacchi in resta,  e sguardo bistrato, alla conquista di lui che prima non era così convinto, e ora dirà:  caspita che hai fatto ! (si vede che recitano da un chilometro di distanza).

Una petizione indignatissima  e con gran  seguito circola  in questi giorni sui social, attraverso la piattaforma  Change.org. Le osservazioni sono tutte sensate, ma  soprattutto tengono conto di un dibattito presente in Italia da almeno 5 anni che riguarda le donne,  la loro rappresentazione, la fragilizzazione della personalità, e il maschilismo con le conseguenze note. Insomma quando si dice “è anche una questione culturale” e  anche  “i media dovrebbero essere più responsabili”, ecco non  sono parole generiche,  ci sono programmi come quello.

In verità se il programma  finisse con una tipa  che si sente più a suo agio, a prescindere da qualsiasi ingiunzione, ma solo esprimendo se stessa, con l'aiuto di qualche look manager,  potrebbe essere un divertente spettacolo di intrattenimento in cui si gioca con prodotti di mercato e  con la propria identità, mostrando magari che ci si può migliorare, purché ci si trovi nei panni giusti per sé.

Invece  il cuore della questione è davvero  il perché  fanno questo: a parte la puntata della mamma da fare felice,  in genere lo sforzo di cambiarsi è per acciuffare un qualche  poveretto che sfugge, o che non ci sta, o che non ci pensa. “I maschi scappano” dice Belen con fare da stalker.
E  per fortuna lo fanno.  Chi infatti dovrebbe indignarsi di questa  trasmissione  sono proprio gli uomini,  rappresentati come povere vittime di un’equipe di  venditori di cianfrusaglie  che tramano alle loro spalle, perché finalmente possano cadere nel trappolone che le tendono delle pazze, capitanate da una più pazza di loro.
Sabina Ambrogi
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Sabina Ambrogi
Sabina Ambrogi
Informazioni sull'autore

Autrice televisiva, saggista, traduttrice. Collabora in Italia  con Repubblica, il Fatto Quotidiano, il Manifesto (nella pagina Visioni). In Francia,  per  il portale francese Rue89.com e TV5 Monde. Esperta di media , comunicazione politica e rappresentazione di genere all'interno dei media, è stata consigliera di comunicazione di Emma Bonino quando era  ministra delle politiche comunitarie. In particolare, per Red Tv ha ideato scritto e condotto “Women in Red”  13 puntate  sulle  donne nei  media. Per Donzelli editore ha pubblicato il saggio “Mamma” e per Rizzoli ha curato le voci della canzone napoletana per Il Grande Dizionario della canzone italiana.

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