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Come mi vorrei

Belen, cambialo tu il canale

26 Aprile 2014 di  Sabina Ambrogi

Migliaia di persone aderiscono alla petizione per fari chiudere il programma di Italia 1. La show girl replica come un vecchio politico: “cambia canale”. Una risposta che andava bene vent’anni fa.

Belen, cambialo tu il canale
La trasmissione di Belén su Italia Uno, Come [Mi] Vorrei, ha fatto reagire migliaia di persone che hanno aderito su Change.org alla petizione lanciata dalla studentessa Camilla De Luca  per  far chiudere il programma. Replica la show girl come un vecchio politico: “Cambia  canale”. Una risposta che andava bene vent'anni fa, e che non tiene conto del paese profondamente cambiato.

Come [Mi]Vorrei
è un programma condotto da Belén Rodriguez. Come già avviene in altri programmi, da Real time a Mtv, delle ragazze cambiano look e atteggiamento  guidate da una look manager che nel caso di questo  programma su Italia Uno, sarebbe appunto Belen.
Le giovani  si trasformano  passando da una condizione poco aderente al mercato (infagottate e senza trucco) a qualcosa che serve a vendere meglio prodotti pubblicizzati. Il punto non è questo:  si tratta infatti di un programma commerciale.
Ciò che lo rende piuttosto ripugnante è che tutte queste donne non cambiano per stare meglio con se stesse, o  per giocare con la propria personalità  e per stare a proprio agio, ma lo fanno perché – volendo  somigliare a Belen che secondo il direttore di rete “ è quella che ce l'ha fatta” - potranno  così piacere a un uomo che prima non le considerava. O ancora peggio piacere alla mamma. In altre parole: come fare a aderire allo sguardo del mondo esterno e farsene condizionare.
Ora  è diventato  anche un programma  politico e che dice molto sulla percezione della tv presso le giovani generazioni: una ragazza di vent'anni Camilla De Luca ha raccolto più di trentamila firme - tramite la piattaforma Change.org -  per chiederne la chiusura, trovandolo appunto dannoso per chi lo guarda, maschilista e pieno di donne stereotipate.
 Belen ha replicato  su facebook esattamente come farebbe un vecchio  politico che non capisce cosa cambia e cosa è cambiato sotto al suo naso:
In Italiascrive la show girlper cambiare una legge nessuno fa niente, invece per cercare di far chiudere un programma si raccolgono firme, quando basterebbe semplicemente cambiare canale. Una buona giornata piena di sorrisi!

“In Italia per cambiare una legge nessuno fa niente”
E' esattamente  il contrario. La piattaforma Change.org dalla quale parte la petizione è forse oggi lo strumento più efficace usato dalla società civile per fare proposte di legge che arrivano anche sul tavolo di Obama, denunciare questioni che rimarrebbero altrimenti inascoltate e finirebbero nel frullatore mediatico. E' appunto un modo per farsi sentire, contro le agende politiche  dettate dal mainstream. Del resto, questa petizione di Change va anche nella direzione e nel solco delle raccomandazioni europee: non veicolare immagini stereotipate delle donne. 
Sulla reale efficacia di Change si può discutere: l'uso sproporzionato che se ne fa è tale che a volte se ne neutralizza il potere. Ma non è questo il caso visto che è servito quanto meno a  portare la questione del programma  all'attenzione mediatica. Da sottolineare che di programmi  così ce ne sono a bizzeffe, ma questo è un particolare concentrato.
Per fare uso della piattaforma e per aderire eventualmente con delle firme  si  deve invece avere uno spiccato senso della collettività : se stiamo meglio tutti sto bene anche io.
Quindi non è vero che nessuno fa niente. E' che Belen non lo sa. Né gliel'hanno detto.

“invece per cercare di far chiudere un programma si raccolgono firme”

Invece chi la promuove è Camilla, una ragazza di vent'anni che reagisce a  qualcosa che  non indigna solo lei, ma la fa reagire in quanto parte di  una collettività, e trentamila rispondono. Con maturità civica ritiene che parlare in quel modo delle donne faccia male alle donne. E anche agli uomini, aggiungiamo.

“quando basterebbe semplicemente cambiare canale”
Se  insulto delle ragazze  in una trasmissione perché non vanno bene secondo dei parametri decisi arbitrariamente da Belen, il messaggio riguarderà milioni di ragazze, e quindi anche Camilla.
Ma qui è proprio la summa di cosa è stata la televisione nell'ultimo ventennio. Si chiama potere mediatico non a caso, e per questo diventa uno spazio sempre più folle: tutti, imbevuti  da un  paradossale  principio anti- comunicazione  fanno quello che credono come se non fossero visti, poiché a casa ci sono le persone che “scelgono” di guardare.
Il punto è che esattamente chi sceglie di guardare-  e per questo  reagisce Camilla -  lo fa perché ha modificato il proprio spirito su un canone reiterato fino all'ossessione. Nel caso della trasmissione “Come Mi Vorrei” il canone da onorare è che le donne vogliono sedurre il principe azzurro, senza il quale stanno male.
Peggio di tutti però è il direttore di Italia Uno, Luca Tiraboschi, che dirige una rete, ma neanche lui  ha capito il senso della reazione.
Stiamo parlando di un people show, di intrattenimento. Non credo sia compito della tv commerciale e in particolare di un programma come questo fare dell’introspezione psicologica approfondita”.
Qualcuno gli  ha chiesto di essere un programma pedagogico? 
La questione era, ancora una volta, di tutt'altra natura: si può fare un programma  commerciale senza i soliti stereotipi e senza demolire le donne e ripetere le stesse cose depressive? Evidentemente ancora no.
Auguri a Italia Uno allora, aspettando che si accorga che il mondo e milioni di canali sono già cambiati da un pezzo.
Sabina Ambrogi
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Sabina Ambrogi
Sabina Ambrogi
Informazioni sull'autore

Autrice televisiva, saggista, traduttrice. Collabora in Italia  con Repubblica, il Fatto Quotidiano, il Manifesto (nella pagina Visioni). In Francia,  per  il portale francese Rue89.com e TV5 Monde. Esperta di media , comunicazione politica e rappresentazione di genere all'interno dei media, è stata consigliera di comunicazione di Emma Bonino quando era  ministra delle politiche comunitarie. In particolare, per Red Tv ha ideato scritto e condotto “Women in Red”  13 puntate  sulle  donne nei  media. Per Donzelli editore ha pubblicato il saggio “Mamma” e per Rizzoli ha curato le voci della canzone napoletana per Il Grande Dizionario della canzone italiana.

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