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Reati e libertà sessuale

Tutta colpa delle puttane

23 Marzo 2014 di  Sabina Ambrogi

Il caso della baby squillo riporta alla ribalta la mai scomparsa Italia piccolo-borghese, clericale e fascista oggi rappresentata dalle Palombelli, dalle Prestipino e dalle Mussolini. Ovviamente tutti omettono che le ragazze sono minorenni.

Tutta colpa delle puttane
La vicenda dei clienti di ragazzine nota alle cronache come il caso delle  “baby squillo” romane, come sempre accade nei casi che riguardano o lambiscono la politica, è un grande rilevatore della società oltre che uno tra i più potenti detonatori di stupidaggini.

Sembra fatto apposta,  ma questi episodi che emergono periodicamente, e che poi si inabissano nelle brevi dei quotidiani fino allo scandalo successivo, svelano in un colpo solo modelli relazionali,  informazioni sulla sessualità, sul desiderio, l'infelicità,  gli obiettivi, il lavoro, il talento, gli orizzonti di vita, la famiglia insomma la forma della società e il suo intimo e vitale funzionamento di cui non ci occupiamo più se non  appunto quando lo impone la cronaca. E a patto che ci cada dentro qualche  politico. Altrimenti tutto continua a succedere ma nessuno trova saggio occuparsene. 

Nel caso di specie è finito nelle cronache il marito di Alessandra Mussolini, politica  sempre in prima linea a  favore della libertà sessuale del capo padrone di  partito, ma  sempre schierata a reprimere e giudicare  libertà  e sessualità altrui. Così quando le è  successo di trovarsi negli  stessi panni di Veronica Lario, si è beccata una gran pernacchia dal popolo social che è un po' come la piazza senza  testa, che pure lei deve storicamente conoscere.

Non era giusto però che l'eco della pernacchia uscita dai social rimbalzasse  (o partisse da) sugli on line dei quotidiani. Non era giusto per una semplice ragione di  lettura  delle informazioni e di attribuzioni di responsabilità. Il “cliente colpevole” è  semmai suo marito, non è lei. E' lui che deve rispondere di fronte alla legge.

Ora Alessandra Mussolini ha assunto una  posizione pubblica  e dato un segnale : si è ripresa  il marito, per fortuna non su Repubblica come Veronica Lario, ma sul giornalino politico della destra Chi. Lui, dice, è “padre dei  suoi figli” omettendo la seconda parte, che è la sola che conta, e  cioè che i figli  hanno la stessa età delle ragazzine che  lui ha pagato per fare sesso. Questa  seconda parte -che poi è un reato- prevede una pena, all'inasprimento delle quali la senatrice si è sempre dedicata, salvo inserire dettagli che favorissero la posizione di Berlusconi,  come quello “sul cliente inconsapevole” della minore età della prostituta. Un cliente  talmente infoiato, al quale  non vengono dubbi tra 14 e 18,   come  invece sono venuti  a quello  in Liguria  che  si è sottratto  alle ragazze prostitute, perché  appunto, troppo giovani. 

Insomma come era per suo nonno e l'orrenda mentalità di cui era artefice, il Padre, il maschio di casa va difeso, e la colpa  appare chiaro,  è di quelle ragazzine. Peraltro puttane. 

Indimenticabile  fu una puntata di  Porta a Porta contro Marco Bellocchio che presentava il suo splendido film “Vincere” sulla storia di Ida Direne Dalser (con la quale il duce ebbe un figlio, Albino, e  che fece rinchiudere in manicomio).  Alessandra Mussolini prese le difese del  nonno e liquidò la donna e la sua storia come la storia di una pazza.

Ecco forse mai come in questa occasione è sembrata l'imprescindibile  contraltare femminile  e incarnazione del fascista predatore. Sembra  perfetta  quella fotografia che accompagna le cronache e che  la ritrae  il giorno del suo matrimonio a Predappio, con il marito dallo sguardo ebete  e il  mascellone volitivo. 

Così, se “Chi” ha pubblicato il week end perfetto della ricomposta  famiglia Floriani, che si è fatta vedere anche a messa, lo spettacolo reale  è invece  un corto circuito di cinismo e di orrore  che la senatrice  berlusconiana  ha ingoiato in un attimo come si fa con una medicina cattiva. Davanti a tutti, senza  fare un  fiato. L'immagine riflessa  però è  l'orrore del film (vincitore a Venezia di due premi) “Miss Violence”:  ritratto feroce di una società in decomposizione dove il padre violenta le figlie, spesso consenzienti. Guarda caso. Un po' come le ragazzine dei Parioli, consenzienti.
Visto che i padri sono quelli lì.

Quale  simbolo e messaggio peggiore  non solo per la cittadinanza e soprattutto per i figli,  che quella di reintegrare nella famiglia un predatore simile?

Il “dettaglio” della minore età delle ragazze  è omesso ovunque.  Questa  linea è anche quella della sorella dello sfruttatore Mirko Leni: “anche loro volevano soldi, e dimostrano più della loro età”.

Il Corriere della Sera on line  non si lascia sfuggire il ritrattino della famiglia che si ricompone, grazie anche ai gol domenicali  di uno dei figli. 

L'assurda Barbara Palombelli  che  conduce la trasmissione di Canale Cinque,  “Forum”  commenta sul  Foglio, a proposito dei clienti:

dovremmo essere garantisti nei confronti di quei poveri disgraziati che figurano nelle liste nere della magistratura. Qualcuno davvero si rallegra del fatto che i "clienti insospettabili" siano oggetto di ricatti quotidiani grazie a una legge? Un orrore. Le ragazzine minorenni protagoniste, giustamente,  sono al riparo e loro verranno massacrati come capita al povero Floriani. Va detto che nemmeno negli anni della più retriva Democrazia Cristiana si arrivava a tanto. Nell'inferno dei divieti e delle intercettazioni, nel mondo dove si filma e si fotografa tutto, il sogno di una vita sessuale libera e serena sta svanendo. Fortunate noi che l'abbiamo vissuto e lo potremo raccontare ai nostri nipoti”.

Cosa c'è di più prostitutivo e orrendo  di una (ex) di sinistra che lavora nella tv di Berlusconi e parla di garantismo e di libertà sessuale di un fascista che  ha pagato delle ragazzine per farci sesso,  sul giornale  “garantista di Berlusconi”?

In perfetta sintonia con  Palombelli è  il  pensiero di un deputato di  Fratelli d'Italia - ex tutte le  sigle- di-destra - ,   che dice:  “Adesso però risparmiateci i racconti "sofferti" delle baby-squillo. Mignotte consapevoli e spontanee; giovanissime, ma sempre mignotte”. 

Oppure,  “non sono  mica tutte così, ci sono anche ragazze perbene” scrive  sulla  sua bacheca facebook Patrizia Prestipino della direzione del  PD, paragonando le cattive ragazze alla “dama bianca”.

Sulla stessa linea della (pseudo) politica  è  appunto  uno dei  clienti del giro, Riccardo Sbarra:  “le ragazzine erano molto disinibite e provocanti, già esperte e brave a coinvolgere psicologicamente un uomo, perché disinvolte e delle vere “lolite”.

Dall'immigrato  fino alle adolescenti che si prostituiscono la “colpa” si fabbrica  nelle pieghe  feroci della visione piccolo borghese italiana, clericale e ancora fascista. E,  di sicuro,  è sempre colpa delle puttane. 
Sabina Ambrogi
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Sabina Ambrogi
Sabina Ambrogi
Informazioni sull'autore

Autrice televisiva, saggista, traduttrice. Collabora in Italia  con Repubblica, il Fatto Quotidiano, il Manifesto (nella pagina Visioni). In Francia,  per  il portale francese Rue89.com e TV5 Monde. Esperta di media , comunicazione politica e rappresentazione di genere all'interno dei media, è stata consigliera di comunicazione di Emma Bonino quando era  ministra delle politiche comunitarie. In particolare, per Red Tv ha ideato scritto e condotto “Women in Red”  13 puntate  sulle  donne nei  media. Per Donzelli editore ha pubblicato il saggio “Mamma” e per Rizzoli ha curato le voci della canzone napoletana per Il Grande Dizionario della canzone italiana.

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