Settimanale di notizie, approfondimenti, opinioni, commenti di esperti e documenti integrali.

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Valentina Vercelli

Valentina Vercelli

Milanese, 37 anni, dopo il liceo classico e una laurea in lettere moderne con indirizzo comunicazione, si è chiesta che cosa le sarebbe piaciuto fare nella vita. E si è risposta: “scrivere e viaggiare”. Le sono sembrate due attività ben poco remunerative e, quindi, ci ha bevuto su per dimenticare. Così si è appassionata anche di vino.

Fortunatamente, nonostante le premesse, tutto è andato quasi per il meglio: è diventata giornalista professionista, ha lavorato nelle redazioni delle più importanti testate di turismo e continua a interessarsi di vitigni poco conosciuti e viticoltori eroici. Ma nella prossima vita ha già deciso che farà il cardiochirurgo a Berlino.

Venerdì, 10 Agosto 2012 10:37

Il Rossese di Dolceacqua

Prodotto in esigua quantità nel Ponente Ligure, nella Val Nervia e nella Valle Crosia, in provincia di Imperia, per alcuni è il Pinot Noir della Liguria. Qualche affinità con il vitigno a bacca rossa più amato al mondo, in effetti, ce l’ha: il Rossese dà un vino elegante ma di buon corpo, che si può consumare giovane, ma che è anche adatto all’invecchiamento, regalando risultati complessi ed entusiasmanti con il passare degli anni.

Venerdì, 03 Agosto 2012 10:34

Il Kerner dell’Alto Adige

Il Kerner è un vino da passaparola: fino a qualche anno fa non lo conosceva nessuno, poi ha cominciato timidamente a comparire in qualche ristorante ed enoteca ben fornita; oggi, è molto ricercato e chi lo assaggia una prima volta lo classifica subito tra i bianchi preferiti.
Deve il suo nome a un poeta e medico tedesco, Justinus Kerner, al quale fu dedicato da August Herold, studioso di viticoltura presso l’istituto sperimentale tedesco di Weinsberg e inventore di questo vitigno aromatico, ottenuto dall’incrocio tra Schiava (uva a bacca rossa) e Riesling (a bacca bianca), nel 1929.
Venerdì, 27 Luglio 2012 09:11

Un libro (di... vino) per l'estate

Appena uscito in Italia grazie a Bompiani, I piaceri della cantina è il libro che ogni appassionato di vino dovrebbe portarsi sotto l’ombrellone. Diciamolo subito, non è la solita guida enologica seriosa e spocchiosa per addetti ai lavori, ma una raccolta di scritti divertenti e godibilissimi, perfino per gli astemi.

Venerdì, 20 Luglio 2012 08:35

Il Morellino di Scansano

I vini sono soggetti alle mode, come gli stilisti. Nei loro periodi di ribalta, tutti li vogliono, tutti li bevono perché fa trendy, salvo poi scordarsene appena la moda passa. Il Morellino di Scansano ha avuto il suo momento di gloria qualche anno fa, quando la scrittrice americana Frances Mayes ne parlò nel suo libro Under the Tuscan Sun, tradotto con successo anche in Italia; la rivista Bibbia del vino The Wine Spectator lo promosse come uno dei vini più convenienti da acquistare nel Belpaese e i vip in vacanza tra Capalbio e l’Argentario lo ordinavano a pranzo e a cena.
Oggi, che la Morellinomania si è un po’ affievolita resta un vino toscano buono, in alcuni casi buonissimo, a un prezzo accessibile.
La storia del Morellino di Scansano affonda le proprie radici ai tempi degli Etruschi, come dimostrano i ritrovamenti nei siti archeologici della zona: resti di orci di terracotta, dove veniva conservato il mosto, e statuette di bronzo raffiguranti uomini che impugnano la vergola, il tipico attrezzo di un tempo per la vendemmia.
Le prime testimonianze scritte sono del XII secolo, quando il vino di Scansano era citato per la sua “eccelsa bontà”, mentre sappiamo che a inizio Ottocento in zona erano prodotti oltre 5.500 ettolitri di vino, parte dei quali classificati come “qualità superiore”.
Sembra che il nome Morellino sia da attribuire al Granduca di Toscana, che così battezzò il suo vitigno poiché dava un’uva di colore nero, come il manto scuro dei morelli, i cavalli maremmani all’epoca impiegati per trainare le carrozze.
Oggi il Morellino di Scansano è coltivato su una superficie di circa 1.500 ettari nella fascia collinare della provincia di Grosseto, tra i fiumi Ombrone e Albegna; oltre all’intero Comune di Scansano, sono inclusi parte del territorio di Manciano, Magliano, Grosseto, Campagnatico, Semproniano e Rocalbegna.
Tutelato con la Doc dal 1978 e con la Docg dal 2006, il Morellino di Scansano è fatto con almeno l’85% di uve Sangiovese, il più tipico vitigno toscano a bacca rossa. Per il restante 15%, ci sono produttori che preferiscono uve comunque autoctone, come Ciliegiolo e Alicante, che rispecchiano maggiormente la tipicità territoriale, e altri che prediligono, invece, i vitigni internazionali, quali Syrah, Cabernet e Merlot.
Il Morellino di Scansano ha color rosso rubino intenso, tendente al granato con l’invecchiamento, buna struttura e sentori di frutti di bosco, spezie essiccate e vaniglia.
La bottiglia va stappata un’ora prima e servita a una temperatura di 18° in abbinamento a pasta con sughi di carne, carni rosse, spiedini e carni bianche alla griglia, cacciagione, formaggi a pasta salata e salumi tipici maremmani. Da provare con un classico: il cinghiale in umido.

I produttori consigliati
Fattoria di Magliano
Heba Morellino di Scansano Docg: 85% Sangiovese, 15% Syrah, venduto in loco a 9 euro.
Su prenotazione è possibile effettuare visite e degustazioni in cantina.
Per chi vuole fermarsi a dormire c’è una piacevole country house con camere e appartamenti; la camera doppia con colazione parte da 80 euro al giorno.
Loc. Sterpeti 10, Magliano in Toscana (GR), tel. 0564.593040, www.fattoriadimagliano.it

Poggio Argentiera
Morellino di Scansano Docg Bellamarsilia, 85% Sangiovese,, 15% Ciliegiolo, venduto in loco a circa 9 euro.
Morellino di Scansano Docg Riserva Capatosta, 85% Sangiovese, 10% Ciliegiolo, 5% Alicante, venduto in loco a circa 20 euro.
Su prenotazione è possibile effettuare visite e degustazioni in cantina.
Loc. Banditella 2, Alberese (GR), tel. 0564.405099, www.poggioargentiera.com

 Azienda Agricola Col di Bacche
Col di Bacche Morellino di Scansano Docg: 90% Sangiovese, 10% Syrah, Cabernet e Merlot, venduto in loco a 9 euro.
Rovente Morellino di Scansano Docg: 90% Sangiovese “Morellino” e 10% Syrah, venduto in loco a 17 euro.
Su prenotazione è possibile effettuare visite e degustazioni in cantina.
Loc. Cupi, Magliano in Toscana (GR), tel. 0564.589538, www.coldibacche.com

 Belguardo
Morellino di Scansano Docg Bronzone: 100% Sangiovese, venduto in enoteca a circa 14,50 euro
Loc. Montebottigli, VIII Zona, Grosseto, tel. 0577. 73571, www.mazzei.it

Venerdì, 13 Luglio 2012 13:12

Il Franciacorta della Lombardia

Si chiama Franciacorta. E non spumante, ché fa un po’ cheap, né bollicine, troppo confidenziale. Almeno questo è quanto dicono i produttori locali, rifacendosi al fatto che per tutto il mondo lo Champagne è Champagne e basta. E Oltralpe guardano ormai da decenni, cercando di prendere il meglio, come i rigidi disciplinari di produzione, che assicurano livelli qualitativi di eccellenza, e una comunione d’intenti che troppo spesso manca in Italia. Comunque, con buona pace dei produttori franciacortini, di bollicine e di spumanti stiamo parlando, e precisamente di quelli prodotti con Metodo Classico, cioè con la seconda fermentazione che avviene in bottiglia (il Metodo Charmat o Martinotti, con cui si produce, per esempio, il Prosecco, prevede invece la rifermentazione in autoclave).

Gli spumanti di Franciacorta nascono ufficialmente nel 1961, presso le cantine Berlucchi e grazie all’enologo Franco Ziliani, che realizza le prime 3.000 bottiglie con la tecnica del Metodo Classico, su modello dello Champagne. L’esperimento si rivelò un successo, tanto che l’anno dopo, sempre per Berlucchi, Ziliani creò Max Rosè, il primo Metodo Classico rosato d’Italia. Per celebrare i 50 anni dell’invenzione, Poste Italiane nel 2011 ha emesso addirittura un francobollo celebrativo dedicato a Guido Berlucchi.

Il Franciacorta è stato il primo vino italiano realizzato con Metodo Classico ad ottenere la Docg, nel 1995; in etichetta si può indicare solo il termine “Franciacorta”, senza ulteriori specifiche, per indicare sia il tipo di vino, sia il territorio di provenienza, in provincia di Brescia e sotto i 496 metri di altitudine, sia il metodo di lavorazione (in Italia, è possibile anche solo per “Asti” e “Marsala”).

Le uve impiegate per tutti gli spumanti di Franciacorta sono Chardonnay, Pino Nero e Pinot Bianco, che può concorrere fino a un massimo del 50%.

Le tipologie previste dal disciplinare sono Rosé (che deve avere un minimo del 15% di Pinot Nero), Satèn, un tempo detto Crémant, che prevede una minore presenza di anidride carbonica e quindi una sensazione in bocca più vellutata, Millesimato, con uve dello stesso anno di vendemmia e Riserva, con un affinamento sui lieviti di almeno 60 mesi.

Venerdì, 06 Luglio 2012 11:35

Il Pigato della Liguria

Il Pigato è un vino di antiche origini, prodotto dall’omonimo vitigno autoctono, che cresce sulla Riviera di Ponente, in particolare nella piana di Albenga. Clone del Vermentino, con cui ha buone affinità, sembra che sia giunto in Liguria dalla regione greca della Tessaglia, durante il Medioevo.

Venerdì, 29 Giugno 2012 10:09

Il Tocai friulano

C’era una volta il Tocai, il vino bianco più rappresentativo della regione e il più bevuto dai friulani, che non perdono occasione per fare un salto in osteria e ordinare al banco un “tajut”. Il vitigno autoctono è coltivato in Friuli da secoli, come dimostra anche il contratto matrimoniale di Aurora Formentini, che andò in sposa al conte ungherese Adam Batthyany nel 1632, portando in dote, tra i vari beni, anche “300 vitti di Toccai”.

 

Poi, a partire dal 2007, l’Unione Europea ha vietato all’Italia di chiamare il vino “Tocai”, per evitare rischi di confusione con l’ungherese “Tokaji”, che non prende nome dal vitigno con cui è prodotto, ma dalla zona di coltivazione, una regione a Nordest di Budapest, non lontana dal confine con la Slovacchia. A nulla sono valse le obiezioni di chi ha detto che i due nomi si scrivono in modo diverso; tantomeno, quelle di chi sostiene che si tratta di due vini completamente differenti, originati da vitigni che nulla hanno a che vedere fra loro. Da qualche anno a questa parte, il nostro Tocai è diventato Friulano, con un po’ di confusione nei consumatori, ma senza nulla togliere alla qualità che si ritrova dentro le bottiglie.

Il vitigno, di buona vigoria, ha foglia medio-grande, orbicolare, tri o pentalobata, grappolo di media grandezza e di forma tronco-piramidale, alato e abbastanza compatto, con acini di colore verde-giallo, tondeggianti, di media grandezza e buccia pruinosa.

Il vino ha un colore luminoso, giallo paglierino con tenui riflessi verdognoli, profumo aromatico e persistente, con un bouquet ampio di fiori di tiglio e acacia, fieno e camomilla, pera, polpa di mela e di pesca bianca, erbe aromatiche e altri sentori che molto dipendono anche dalla zona di produzione e dal grado di invecchiamento. In bocca, il Friulano è un vino fresco e sapido, con una buona acidità, caratterizzato da un tipico finale amarognolo.

Tutelato con la Doc, è prodotto in sette diverse zone del Friuli Venezia Giulia; le più rinomate sono i Colli Orientali, il Collio, l’Isonzo e il Grave.

Perfetto come aperitivo, è un vino ideale a tutto pasto, poiché si abbina a moltissime ricette, che spaziano dalle frittate, ai primi piatti con sughi di verdure e di pesce, dai fritti di verdure a crostacei e frutti di mare, dalle carni bianche al salmone. L’abbinamento ideale resta però quello più semplice: la piadina con prosciutto crudo San Daniele.

 

Venerdì, 22 Giugno 2012 09:10

Il Cirò della Calabria

Manca poco più di un mese alle Olimpiadi di Londra e mi chiedo con che cosa si brinderà alle vittorie. In antichità il vino deputato a festeggiare era uno soltanto: si chiamava Krimisa, o Cremissa, ed è l’antenato dell’odierno Cirò. La storia di questo vino calabrese inizia nell’VIII secolo a.C., quando alcuni coloni greci sbarcarono nella zona di Punta Alice e fondarono un insediamento, non dimenticando di costruire anche un importante tempio dedicato al dio del vino Bacco, in segno di ringraziamento; in Calabria, infatti, i coloni greci trovarono una terra fertilissima e ideale per la coltivazione della vigna, al punto di ribattezzarla Enotria.

 

Venerdì, 15 Giugno 2012 19:25

Il Cannonau di Sardegna

“Non conoscete il Nepente di Oliena neppure per fama? Ahi, lasso. Io sono certo che se ne beveste un sorso, non vorreste mai più partirvi dall’ombra delle candide rupi”, scriveva Gabriele D’Annunzio, al ritorno da un suo viaggio in Sardegna, evidentemente conquistato dalla potenza del Cannonau, vino ottenuto dal vitigno più famoso e più coltivato di una regione in cui la viticoltura ha almeno 5.000 anni di vita.

Venerdì, 08 Giugno 2012 08:58

Il Freisa del Piemonte

Il Freisa è un vino da sempre al centro di un grande dibattito: c’è chi lo considera di qualità, austero, longevo e senza nulla da invidiare ai grandi vini piemontesi e chi lo denigra, descrivendolo “sgradevole, se non addirittura nocivo”, come dice il Gatto nel suo saggio del 1833 Intorno alle viti e ai vini di Ivrea e della Valle d’Aosta, o come il bottigliere di Casa Savoia che metteva in guardia dal berlo, in quanto “è un vino che rende nervose le donne”!

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