Settimanale di notizie, approfondimenti, opinioni, commenti di esperti e documenti integrali.

Follow Us

Valentina Vercelli

Valentina Vercelli

Milanese, 37 anni, dopo il liceo classico e una laurea in lettere moderne con indirizzo comunicazione, si è chiesta che cosa le sarebbe piaciuto fare nella vita. E si è risposta: “scrivere e viaggiare”. Le sono sembrate due attività ben poco remunerative e, quindi, ci ha bevuto su per dimenticare. Così si è appassionata anche di vino.

Fortunatamente, nonostante le premesse, tutto è andato quasi per il meglio: è diventata giornalista professionista, ha lavorato nelle redazioni delle più importanti testate di turismo e continua a interessarsi di vitigni poco conosciuti e viticoltori eroici. Ma nella prossima vita ha già deciso che farà il cardiochirurgo a Berlino.

Venerdì, 26 Ottobre 2012 09:13

Il Refosco dal Peduncolo rosso

Il Refosco è uno dei vitigni autoctoni a bacca rossa più antichi del Friuli e sembra che la sua zona di origine sia Aquileia, antica città fondata dai Romani nel II secolo a.C.

Venerdì, 19 Ottobre 2012 10:06

Il Casavecchia della Campania

L’origine di questo vitigno autoctono campano a bacca rossa è avvolto nel mistero. Cresce solo nell’odierna provincia di Caserta, in quella zona della Campania Felix dove già nell’antichità era prodotto il rinomato vino Falerno, particolarmente vocata per la coltura della vite, grazie alla presenza del fiume Volturno, della vicinanza con il mare e degli alti rilievi del Matese.

Venerdì, 12 Ottobre 2012 13:01

Il Grignolino del Piemonte

Il Grignolino è un vitigno autoctono italiano a bacca rossa, coltivato soprattutto nelle zone di Asti e del Monferrato Casalese.

Sabato, 06 Ottobre 2012 15:22

Il prosecco di Valdobbiadene

Glera è un nome che dice qualcosa a pochi, eppure si può tranquillamente affermare che tutti i non astemi abbiano bevuto varie volte nella loro vita il vino prodotto con questo vitigno a bacca bianca, autoctono del Veneto e coltivato nel Trevigiano. Perché la Glera è l’uva che dà il celebre Prosecco, tutelato con la Docg dal 2010 e largamente impiegato anche nella preparazione di uno degli aperitivi nazionali più amati, lo Spritz.

Venerdì, 28 Settembre 2012 09:04

Il Teroldego del Trentino

Le prime notizie di questo tipico vitigno trentino si hanno a fine Trecento, quando una botte di vinum teroldegum fu usata come pagamento degli interessi di un prestito; nel Cinquecento, alcuni documenti ne attestano la coltivazione nella zona di Mezzolombardo e durante il Concilio di Trento (1545-1563), il Teroldego ebbe la sua prima occasione per farsi conoscere e apprezzare a livello internazionale. Nel 1971 è stato il primo vino trentino a ottenere la Doc, mentre il Gran Masetto 2007 di Endrizzi è stato premiato l’anno scorso da Mundus Vini come miglior vino rosso d’Europa.

La versione più accreditata sull’origine del nome lo fa risalire ai termini tedeschi “Tiroler” e “gold”, ovvero l’Oro del Tirolo, come era chiamato il Teroldego alla corte di Vienna, quando il Trentino e i suoi prodotti facevano parte dell’impero austroungarico.

Il suo habitat ideale è la Piana Rotaliana, in provincia di Trento, una grande area pianeggiante che Cesare Battisti definì “il giardino vitato più bello d’Europa” e che comprende i comuni di Mezzacorona, Mezzolombardo e San Michele all’Adige; qui, il suolo ricco di elementi calcarei, porfirici e granitici e le pareti rocciose che proteggono i vigneti dal freddo, rilasciando al tempo stesso il calore del sole, hanno creato un’ambiente unico, tanto che al di fuori di questa zona, il Teroldego dà risultati completamente differenti e piuttosto deludenti.

 

Giovedì, 20 Settembre 2012 10:27

Il Falanghina

Il Falanghina è un vino bianco molto antico, tipicamente campano, originario delle zone dei Campi Flegrei e delle pendici del Taburno.

Oggi occupa circa il 5% della superficie vitata della regione ed è coltivato soprattutto nella provincia di Benevento, dove dà i risultati migliori, in quella di Caserta, tutelato con la Doc Falerno del Massico, e di Napoli, con la denominazione Campi Flegrei, molto caratterizzata, quest’ultima, dai terreni di origine vulcanica. Probabilmente coltivato in Campania fin dai tempi dei Romani, il Falanghina è citato per la prima volta in scritti di metà Ottocento.

Incerte le origini del nome: secondo alcuni sarebbe da riferire alla zona di Falerno, l’antico Ager Falernus oggi in provincia di Caserta, secondo altri, invece, al termine “falanga” o “falange”, cioè un grande palo di legno usato come sostegno della vite.

 

La pianta ha foglia piccola o media, cuneiforme, trilobata; il grappolo è lungo, cilindrico o conico, di media grandezza, compatto e con acini medi, di forma sferoidale e buccia spessa. Il vitigno si adatta bene ad ogni tipo di terreno, anche fertile, ma predilige le zone collinari con clima caldo e asciutto.

 

Il vino ha colore giallo paglierino, con intensi profumi fruttati e floreali, che spaziano dal sambuco al biancospino, dall’albicocca alla mela verde e alla banana. All’assaggio è ampio, molto fresco, sapido e acquisisce struttura e complessità con un breve passaggio in legno, anche se le versioni che fanno solo acciaio rimangono le più caratteristiche.

Venerdì, 14 Settembre 2012 09:18

Il Primitivo della Puglia

Questo potente rosso pugliese negli ultimi anni si è guadagnato un posto d’onore tra i vini più importanti e apprezzati d’Italia, fino a balzare alla ribalta delle cronache lo scorso anno, quando il Primitivo Es 2009 di Gianfranco Fino è stato incoronato unanimamente dalle maggiori guide come il vino migliore d’Italia. Successo assolutamente meritato dopo che per decenni il Primitivo è andato in soccorso, come vino da taglio, a tante importanti etichette blasonate del Belpaese.

Deve il suo nome alla precocità dell’uva, che è pronta per la vendemmia già intorno alla metà di agosto, mentre le sue origini devono essere cercate nella vicina Croazia.
Recenti studi hanno messo in luce che il vitigno è geneticamente identico allo Zinfandel della California, dove probabilmente fu portato da emigrati pugliesi.

Oggi in Italia si coltiva prevalentemente in Puglia (in misura minore anche in Campania), soprattutto tra Bari e Taranto. Se ne hanno notizie a partire dall’Ottocento, quando era coltivato nella zona di Gioia del Colle, ancora oggi molto vocata alla sua produzione, e poi a Manduria e comuni limitrofi, dove pare arrivarono alcune barbatelle come dote della contessina di Altamura andata in sposa a un signorotto locale.

Il Primitivo di Manduria si fregia della Doc dal 1974, mentre quello di Gioia del Colle ha ottenuto il riconoscimento nel 1987.

La pianta ha foglia media, pentagonale e pentalobata, grappolo medio, lungo, di forma conica, semplice o alato, piuttosto compatto. Gli acini, di grandezza media e forma sferoidale, sono di colore blu scuro, molto pruinosi.

Il vino, di un bel colore rosso rubino intenso, che tende al granato con l’invecchiamento, ha profumo aromatico, con sentori di frutti di bosco, spezie e tabacco; all’assaggio il frutto è molto pronunciato, dolce, in certi casi tendente alla marmellata, con evidenti sentori di amarena, mora e lampone maturo e tannini morbidi. Il tasso alcolico è molto elevato, in genere compreso tra i 14° e i 17, 18°.

A tavola, va servito a una temperatura intorno ai 20° e si abbina con salumi stagionati, pasta al ragù, arrosti, carni grigliate e selvaggina. Esistono anche versioni dolci naturali e liquorose, da servire intorno ai 14°, ottime come vino da dessert. Per il Primitivo dolce naturale, gli abbinamenti consigliati sono con crostate di marmellata, mostaccioli e fichi ripieni, mentre il Primitivo liquoroso si sposa alla perfezione con torte alle creme, dolci ricchi di farcitura e piccola
pasticceria secca.

I produttori consigliati
Gianfranco Fino Viticoltore
Primitivo di Manduria Doc Es, Primitivo 100%, venduto in enoteca a circa 38 euro.
Visite guidate in cantina e degustazioni su prenotazione.
Via Piave 12, Sava (TA), tel. 099/7773970, www.gianfrancofino.it
Chiaromonte Nicola
Gioia del Colle Doc Primitivo Muro Sant’Angelo, Primitivo 100%, venduto in loco a 15 euro.
Gioia del Colle Doc Primitivo Muro Sant’Angelo Barbatto, Primitivo 100%, venduto in loco a 21 euro.
Visite guidate in cantina e degustazioni su prenotazione.
Vico Muro Sant’Angelo 6, Acquaviva delle Fonti (BA) tel. 339.7548076
Polvanera
Gioia del Colle Doc Primitivo 17, Primitivo 100%, venduto in loco a 19,50 euro.
Gioia del Colle Doc Primitivo 16, Primitivo 100%, venduto in loco a 18,50 euro.
Gioia del Colle Doc Primitivo 14, Primitivo 100%, venduto in loco a 10 euro.
Visite guidate in cantina e degustazioni su prenotazione.
Strada Vic.le Lamie Marchesana 601, Gioia del Colle (BA), tel. 080.758900, www.cantinepolvanera.it
Cannito Francesco
Gioia del Colle Doc Primitivo Riserva Drumon, Primitivo 100%, venduto in loco a 20 euro
Visite guidate in cantina e degustazioni su prenotazione.
Contrada Parco Bizzarro 70025 Grumo Appula (BA), tel. 080.623529
www.agricolacannito.it
Vinicola Savese
Primitivo di Manduria Doc Tradizione del Nonno, Primitivo 100%, venduto in loco a 8,50 euro.
Visite guidate in cantina e degustazioni su prenotazione.
Via Ippolita Prato 3, Sava (TA), tel. 099.9726232, www.vinipichierri.com
Venerdì, 07 Settembre 2012 10:46

Il Greco di Tufo della Campania

Il Greco di Tufo, coltivato, oltre che nel comune di Tufo da cui prende nome, in altri sette paesi tutti in provincia di Avellino, è il più antico vitigno locale a bacca bianca. Originariamente conosciuto con il nome di Aminea Gemina, fu importato millenni fa dalla regione greca della Tessaglia dai Pelagi e, a testimonianza della sua lunga storia, rimane un affresco pompeiano del I secolo a.C., dove si menziona esplicitamente il “vino Greco”.
All’inizio, la sua diffusione comprendeva anche le pendici del Vesuvio, come ricordano Columella, Plinio il Vecchio e Virgilio, ma si attestò presto in Irpinia, zona tanto vocata e importante per l’enologia campana e nazionale che nel XIX secolo fu costruita una linea ferrata, subito ribattezzata “ferrovia del vino”, che facilitò moltissimo l’esportazione verso i mercati italiani ed europei.
Il terroir di Tufo e dei Comuni limitrofi, di natura vulcanica e gessosa, infatti, riesce a regalare al Greco caratteristiche di eccezionale mineralità, freschezza e grande capacità di invecchiamento per un vino bianco. Oggi, il vitigno Greco è coltivato anche in altre zone della Campania e concorre alla creazione di svariate Doc regionali, senza però raggiungere i livelli di eccellenza irpini.
Tutelato con la Docg dal 2003, il Greco di Tufo ha colore giallo paglierino più o meno intenso, odore gradevole, fine, caratteristico, con nette sensazioni di frutta e un finale balsamico alla mentuccia; in bocca è fresco e secco, con buona spalla acida, spiccata mineralità e un tipico finale di mandorla amara. Per la sua produzione può concorrere fino al 15% di Coda di Volpe, altro vitigno autoctono campano, ma i migliori produttori lo vinificano in purezza.
Il disciplinare prevede anche una versione spumante, realizzata con metodo classico e un affinamento in bottiglia di almeno 36 mesi, che si rivela ottima come aperitivo o in abbinamento ad antipasti di mare freddi.
Il Greco di Tufo, servito a una temperatura di 8, 10°, è l’accompagnamento ideale di pesce e crostacei, ma si sposa perfettamente anche con uova e torte salate, mozzarella di bufala e risotto alle verdure, carni bianche.
 
I produttori consigliati
Azienda Agricola Benito Ferrara
Greco di Tufo Docg, Greco 100%, venduto in loco a 12 euro
Greco di Tufo Docg Vigna Cicogna, Greco 100%, venduto in loco a 15 euro
Su prenotazione è possibile effettuare visite e degustazioni in cantina.
Fraz. San Paolo 14, Tufo (AV), tel. 0825.998194, www.benitoferrara.it
 
Pietracupa
Greco di Tufo Docg, Greco 100%, venduto in enoteca a circa 12,50 euro
Su prenotazione è possibile effettuare visite e degustazioni in cantina.
Via Vadiaperti 17, Montefredane (AV), tel. 0825.670177.
 
Feudi di San Gregorio
Greco di Tufo Docg Cutizzi, Greco 100%, venduto in loco a 12,50 euro
Dubl, vino spumante metodo classico, Greco 100%, venduto in loco a 21 euro
Su prenotazione è possibile effettuare visite e degustazioni in cantina.
Loc. Sorbo Serpico (AV), tel. 0825.986683, www.feudi.it
 
Venerdì, 31 Agosto 2012 10:40

La Malvasia delle Lipari

Si chiama Malvasia delle Lipari, cioè delle Eolie, ma in realtà, da sempre, viene prodotta soprattutto a Salina, l’isola più verde e agricola delle sette che compongono l’arcipelago siciliano.
Qui, secondo lo scrittore Guy de Mapassant, il vitigno fu importato dai greci nel 588 a.C. e qui è sempre stato coltivato con successo, tanto da rendere l’isola ricca al punto che Salina è l’unica dell’arcipelago a non dipendere amministrativamente da Lipari, ma anzi ad avere sul suo piccolo territorio ben tre microscopici Comuni.
Nell’Ottocento, secolo in cui il commercio di Malvasia raggiunse il culmine, il vino veniva smerciato in tutta Europa e aveva tra gli inglesi di stanza a Messina i suoi più fedeli ammiratori, insieme allo scrittore francese Alexandre Dumas padre che nel resoconto del suo viaggio nelle Eolie scrisse “Venne portata una bottiglia di Malvasia delle Lipari; fu il vino più eccezionale che abbia mai assaggiato nella mia vita”.
Poi, come nel resto del continente, anche a Salina arrivò la fillossera che distrusse i vigneti e si dovette aspettare fino agli anni Settanta del Novecento per assistere alla rinascita della Malvasia, tutelata con la Doc a partire dal 1973. Artefice della nuova fortuna è stato Carlo Hauner, pittore bresciano di origine boema, che s’innamorò di Salina e vi si trasferì incominciando a coltivare la Malvasia secondo gli insegnamenti di antichi testi e dei contadini locali.
Secondo il disciplinare, per la produzione di Malvasia delle Lipari devono essere impiegate uve Malvasia in purezza o con una piccola percentuale (massimo 5%) di Corinto Nero. Oltre a una versione da tutto pasto (poco interessante), la Malvasia delle Lipari liquorosa può essere passita, naturale (in questo caso i grappoli vengono lasciati maturare solo sulla pianta e non vengono stesi sui graticci per l’appassimento) o liquorosa (addizionata con alcol).
La pianta prospera sui terreni di origine vulcanica dell’isola, tanto che Maupassant definì la Malvasia delle Lipari “vino dei vulcani”.
Per la versione tradizionale, quella passita, l’uva viene raccolta in avanzato stato di maturazione ed esposta al sole sui graticci per due settimane, in modo da perdere ulteriore acqua a favore della concentrazione degli zuccheri.
Il vino ha un colore dorato con riflessi ambrati e un sapore dolce, molto aromatico, delicato, vellutato, quasi mielato, caratteristiche che gli hanno valso il soprannome di “nettare degli dei”.
La Malvasia delle Lipari a tavola si serve a una temperatura di 10° come vino da dessert, in abbinamento a dolci di mandorla, crostate con marmellata, biscotti e piccola pasticceria a base di creme e frutta. Si può bere anche con la macedonia o sorseggiare, in compagnia, a fine cena.
 
I produttori consigliati
Fenech Francesco Azienda Agricola
Malvasia delle Lipari Passito Doc, Malvasia delle Lipari 95%, Corinto Nero 5%, venduta in loco a 20 euro.
Grappa di Malvasia, venduta in loco a 25 euro.
Su appuntamento si possono effettuare visite degustazioni in cantina.
Via F.lli Mirabito 41, Malfa, Salina (ME), tel. 090.9844041, www.fenech.it
 
Carlo Hauner Azienda Agricola
Malvasia delle Lipari Doc, Malvasia delle Lipari 95%, Corinto Nero 5%, venduta in loco a circa 20 euro.
Malvasia delle Lipari Passito Doc, Malvasia delle Lipari 95%, Corinto Nero 5%, venduta in loco a circa 25 euro.
Malvasia delle Lipari Riserva Doc, Malvasia delle Lipari 95%, Corinto Nero 5%, venduta in loco a circa 50 euro.
Su appuntamento si possono effettuare visite degustazioni in cantina.
Via Umberto I, Lingua, Salina (ME), tel. 090.9843141, www.hauner.it
 
Tenuta Capofaro
Malvasia Igt Salina, Malvasia 100%, venduta in loco a 25 euro.
Per chi volesse regalarsi un soggiorno di lusso a Salina, la tenuta, proprietà di Tasca d’Almerita, comprende un resort a cinque stelle tra le vigne di Malvasia. La camera doppia in estate costa 390 euro; volendo si può anche assistere e partecipare alla vendemmia, che di solito si svolge ai primi di settembre.
Via Faro 3, Salina (ME), tel. 090.9844330, www.capofaro.it
Venerdì, 24 Agosto 2012 08:22

il Vermentino di Gallura

Il Vermentino è un vino da vacanze al mare. Lo stesso vitigno, di probabile origine spagnola, infatti, si è acclimatato bene solo sulle coste mediterranee, dalla Spagna al sud della Francia (dove è noto come Mal-voisie gros grain), dalla Corsica all’alto Tirreno italiano, tra Liguria e Toscana, ma il meglio di sé lo dà in Sardegna. Qui è coltivato in Gallura, nel nord dell’isola, una zona aspra e costantemente battuta dal Maestrale.

Impiantato negli ultimi decenni del XIX secolo, il Vermentino di Gallura è tutelato con la Doc dal 1975 e con la Docg dal 1996, che prevede anche la tipologia “Superiore”, con un grado alcolico minimo di 13°. Da disciplinare, non è previsto un invecchiamento minimo, ma il vino non può essere immesso al consumo prima del gennaio successivo alla vendemmia.

All’azienda Capichera, fondata negli anni Settanta, va il merito di aver fatto conoscere al mondo il Vermentino sardo, cominciando a distribuire il vino nel 1981, prima sul mercato regionale e poi su quello nazionale ed estero: grazie alla grande qualità del prodotto, il Vermentino di Capichera ha vinto innumerevoli premi e si è guadagnato l’appellativo di “Montrachet del Mediterraneo” da parte del maestro Luigi Veronelli. Oggi l’azienda produce anche un’ottima vendemmia tardiva elevata in barrique di grande struttura, persistenza e finezza.

La pianta, coltivata a un’altitudine non superiore ai 500 metri, ha grappoli medio-grandi di forma allungata, cilindrico-conica, acini piuttosto grossi, con buccia di colore giallo ambrato.

Il vino ha colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, profumo sottile, intenso e delicato e un sapore alcolico, morbido, con un retrogusto leggermente amarognolo.

Grazie alle sue caratteristiche di delicatezza e di lieve aromaticità, è un vino ideale da servire molto freddo come aperitivo dopo una giornata trascorsa in barca o in spiaggia. In questo caso, va versato a una temperatura di 6°. Si presta poi molto bene ad accompagnare le ricette più tipiche della gastronomia mediterranea (a una temperatura di servizio più alta, di circa 8-10°), dai primi piatti a base di verdure o pesce, a secondi di pesce arrosto o alla griglia, crostacei e molluschi. E’ ottimo anche con carni bianche alla griglia e con formaggi di media stagionatura. Da provare in abbinamento al pecorino sardo, alle frittate con verdure e ai funghi.

I produttori consigliati
Cantina di Gallura
Canayli Vermentino di Gallura Docg Superiore, 100% vermentino, venduto in loco a 5,25 euro.
Genesi Vermentino di Gallura Docg Superiore, 100% vermentino, venduto in loco a 15 euro.
Piras Vermentino di Gallura Docg Superiore, 100% vermentino, venduto in loco a 4,50 euro.
Gemellae Vermentino di Gallura Docg Superiore, 100% vermentino, venduto in loco a 3,60 euro.
Su prenotazione è possibile effettuare visite e degustazioni in cantina.
Via Val di Cossu 9, Tempio Pausania (OT), tel. 079. 631241, www.cantinagallura.net
 
Capichera
Capichera Igt Isola dei Nuraghi, 100% vermentino, venduto in loco a 25 euro.
Santigaini Igt Isola dei Nuraghi, 100% vermentino, venduto in loco a 76 euro.
Vigna’ngena Docg Vermentino di Gallura, 100% vermentino, venduto in loco a 18 euro.
VT Igt Isola dei Nuraghi, 100% vermentino, venduto in loco a 36 euro.
Su prenotazione è possibile effettuare visite e degustazioni in cantina.
SS 125, direz. Sant’Antonio, km 4, Arzachena (OT), tel. 0789.80800, www.capichera.it
 
Sella&Mosca
Monteoro Vermentino di Gallura Docg Superiore, 100% vermentino, venduto in loco a 9,60 euro.
Su prenotazione è possibile effettuare visite e degustazioni in cantina. Da vedere anche il museo che ripercorre la storia dell’azienda vinicola e della necropoli preistorica di Anghelu Ruju, scoperta a inizio Novecento nei terreni di Sella&Mosca
Loc. I Piani, Alghero (SS), tel. 079.997700, www.sellaemosca.it

Questo sito NON utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei “social plugin” e di Google Analytics. Clicca sul bottone "Accetto" o continua la navigazione per accettare. Maggiori informazioni