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Maurizio Fumo

Maurizio Fumo

Consigliere della Corte di cassazione e componente delle Sezioni Unite. Ha sempre operato nel settore penale, tanto giudicante, quanto requirente: è stato pretore a Torino, componente del collegio giudicante, giudice istruttore, quindi sostituto procuratore nella DDA a Napoli.  Ha prestato servizio, dal 1999 al 2002, presso l'Ufficio del Massimario della Corte di cassazione; ha diretto due uffici ministeriali in quello che oggi si chiama Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (all'epoca: Istituti di prevenzione e pena). E' stato collaboratore di alcune riviste giuridiche (Diritto e Giustizia, Diritto e Formazione, Archivio penale). E' autore di due monografie: sulla legislazione premiale, con particolare riferimento al fenomeno del "pentitismo". e sulla diffamazione (La diffamazione mediatica, Utet Giuridica, 2012). Suoi articoli sono pubblicati su Critica liberale, Cassazione penale, Indice penale, Rivista di polizia e nel testo collettaneo "Le voci della laicità".

Ha presieduto la Commissione del concorso per magistrato ordinario svoltosi tra il 2008 ed il 2010

Il 29 gennaio le sezioni unite penali della Corte di cassazione affronteranno la problematica relativa alla sequestrabilità (mediante oscuramento) di un sito web e, in particolare, della sequestrabilità delle pagine di un giornale telematico.
La nexi datio, il primitivo istituto dell’arcaico diritto romano, con il quale il debitore volontariamente “si vendeva” al creditore, entrando nel suo mancipium, rimanendovi prigioniero fin quando (e se) avesse saldato il debito, sembra quasi tornato in vita con il decreto legge n. 90 dell’anno di grazia 2014.
Martedì, 17 Giugno 2014 14:32

Sovranità (s)venduta?

La tematica della attuale (e reale) sovranità degli Stati può essere declinata sotto diversi aspetti.
È ormai quasi un luogo comune quello in base al quale, al giorno d’oggi, il potere effettivo non è detenuto dagli apparati pubblici ma da (alcuni) soggetti economici in grado di condizionare la stessa politica nazionale e internazionale, imponendo scelte strategiche, non solo in campo strettamente economico (es. in tema di fonti energetiche o di strumenti di comunicazione), ma anche con riferimento a questioni squisitamente politiche, in esse incluse eventuali opzioni militari.
Il Senato della Repubblica, prima della sua - da non tutti auspicata e chissà se realizzabile - abolizione/riforma, ha fatto in tempo ad approvare il disegno di legge sulla introduzione nel nostro ordinamento penale del delitto di tortura. Ciò è avvenuto con la “creazione” (tramite l’articolo 1) di due articoli, inseriti dopo l'articolo 613 del codice penale (e, ovviamente, denominati 613 bis e 613 ter, il cui contenuto ci accingiamo ad esaminare).
La compagine ministeriale che si propone di varare una riforma al mese ha, in questi giorni, rimediato a una non trascurabile omissione nella compilazione della sua “lista”. Sollecitati dal promemoria di Roberto Saviano, il presidente del consiglio e il competente ministro della giustizia si sono ricordati che il contrasto alla criminalità organizzata costituisce, come si dice oggi, “una priorità nell’agenda di governo”.
Venerdì, 24 Gennaio 2014 15:09

Verba volabant

Le “conversazioni private”, nell’era della loro riproducibilità tecnica (tanto per dirla con il buon Benjamin), sono strumenti pericolosi perché da private possono, facilmente, divenire pubbliche e quel che si sono detti nel chiuso di una stanza due (o più) colloquianti può essere portato a conoscenza di molti.
Venerdì, 27 Dicembre 2013 00:00

Suini, equini e altri… animali politici

Ora che la Corte costituzionale ha affermato quello che molti pensavano (e che non pochi dicevano), vale a dire che il così detto porcellum è una legge incostituzionale, sarebbe logico attendersi, da un lato, moti di indignazione (popolare), dall’altro, assunzione di responsabilità, presentazione di scuse e formulazione di nuovi propositi (politici) per il futuro.
Nulla di tutto ciò.
Venerdì, 27 Settembre 2013 00:00

Così è, se vi (ap)pare

Nei giorni passati la stampa ha riportato notizia di una iniziativa parlamentare volta a introdurre nell’ordinamento giudiziario due nuovi articoli (e una norma transitoria), che prevedono ipotesi aggiuntive di illeciti disciplinari a carico dei magistrati troppo loquaci.
L’art. 613 del codice penale (stato di incapacità procurato mediante violenza) è, in questo momento, uno dei più frequentati in Parlamento. Al Senato, infatti, sono “in cottura” due distinti disegni di legge che si propongono di fare seguito alla norma predetta, aggiungendo un inevitabile art. 613 bis.
Forse anche sull’onda dell’elezione del nuovo papa, fioriscono, in questo periodo, gli incontri/confronti tra cattolici e laici sui rapporti tra fede e ragione e sullo “spazio pubblico” da riservare (oppure no) al fenomeno religioso.
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