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Maurizio Bruno

Maurizio Bruno

Avvocato, iscritto all’albo dal 1973. E’ autore o coautore di oltre quindici opere di diritto civile e specificatamente di diritto di famiglia, molte in edizioni aggiornate di volta in volta. Tra i più venduti: (Buffetti editore: Separazione e Divorzio, La famiglia di fatto, Successioni ereditarie, Comunione e separazione dei beni, Convivenza more uxorio, Le adozioni, etc.), (Janua editrice: I ricorsi d’urgenza nel nuovo processo civile), (Giuffre: Separazione, divorzio: questioni processuali, I provvedimenti a tutela dei minori, I contratti di uso corrente). Collabora ed ha collaborato con siti Internet di diritto e con numerose riviste, tra le quali: Gente Money, Argos, Consulenza e Consulenza casa, Diritto e Giustizia. Svolge da oltre 40 anni l’ attività di avvocato nel proprio studio in Roma.
Un nuovo ripensamento della Corte Suprema sulla questione della possibilità di poter ottenere la revocatoria della vendita di un bene o della casa coniugale al proprio coniuge in sede di separazione dei coniugi o in sede di divorzio dovendo decidere se tutelare gli interessi del coniuge o quelli del creditore.
Allorché uno dei genitori richieda che venga sentito il figlio prima di assumere le decisioni circa l’affidamento e il collocamento, il Tribunale non si può esimere dall’accogliere l’istanza.
Ciò tanto più se il figlio non è stato sentito neanche dal Consulente Tecnico d’Ufficio. Tale obbligo sussiste anche se il minore è prossimo ai dodici anni ed è capace di discernimento.
Con una recentissima sentenza della Suprema Corte (n° 17676 del 29/04/2019) si è tornati nuovamente sulla questione del diritto di un coniuge nei confronti dell’altro ai rapporti sessuali e cioè quali conseguenze sul piano legale possa comportare un rifiuto dell’uno o dell’altro, ovvero se il rifiuto possa ritenersi giustificato.
Tra i tanti effetti non voluti della nuova normativa, c’è quello per cui molti padri, tenuti per provvedimento del tribunale a versare il dovuto mantenimento ai figli, si sottraggono a tale obbligo semplicemente usufruendo della nuova disciplina in tema di reddito di cittadinanza.
Infatti è sufficiente staccare il figlio dal nucleo familiare, mandandolo apparentemente a vivere presso un’altra abitazione, per legittimare la richiesta dell’assegno in assenza di redditi dell’interessato e quindi sottraendo il coniuge dall’obbligo di provvedere in tal senso.
Cominciano ad essere emesse le prime decisioni del Tribunale in tal senso che sembrano legittimare tale mal costume, essendosi ritenuto legittimo il patto in una separazione consensuale, secondo il quale il mantenimento del figlio maggiorenne non autonomo, viene demandato allo Stato, anziché al padre.
La singolare fattispecie esaminata dalla Cassazione con l’ordinanza n° 3739 del 20/03/2019 non ha fatto altro che confermare l’orientamento ormai assolutamente consolidato secondo il quale la casa coniugale non può mai essere assegnata in assenza di figli.
Di norma allontanarsi con il figlio all’estero, senza il consenso dell’altro, comporta delle conseguenze rilevanti tra cui l’addebito della separazione ed il rischio di perdere l’affidamento ed il collocamento. Tuttavia le conseguenze negative non sono automatiche ma il giudice deve tener conto della situazione reale che ha dato luogo all’allontanamento
 
Martedì, 05 Marzo 2019 02:28

Sesso in cambio di sentenze

Recentemente un magistrato è stato tratto in arresto unitamente ad altri soggetti tra cui un’avvocatessa con l’accusa di aver manipolato in cambio di concessioni sessuali non solo numerosi procedimenti giudiziari, ma anche di essere intervenuto nel concorso forense per favorire candidate alle prove.
La Cassazione è tornata questa volta definitivamente a Sezioni Unite con la sentenza n° 22434 del 24 Settembre 2018, sulla vexata quaestio del diritto o meno della donna a percepire o meno la pensione di reversibilità alla morte del marito se, anziché essere titolare di assegno divorzile, abbia accettato l’incasso di un importo unico a titolo di assegno una tantum ai sensi dell’art. 5 della legge n° 898/70
Con l’ordinanza numero 7239 del 22 marzo 2018 la Cassazione affronta nuovamente la questione piuttosto frequente nasceva dalla richiesta della moglie pretendeva di poter acquisire parte del TFR del marito ai sensi della legge 898/70 anche dopo l’incasso delle somme da parte dell’avente diritto.
In sostanza rilevava che ingiustamente le era stata negata l’attribuzione della percentuale del TFR pur avendo ella diritto all’assegno divorzile, ciò solo perché il marito astutamente aveva percepito l’importo precedentemente alla presentazione della domanda di divorzio al Tribunale.
Sembrerebbe un assurdo che possa essere pronunciato l’addebito della separazione non sulla base della reale violazione dell’obbligo di fedeltà, bensì sulla potenzialità di tale violazione per aver ricercato altri partner tramite internet.
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