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Maurizio Bruno

Maurizio Bruno

Avvocato, iscritto all’albo dal 1973. E’ autore o coautore di oltre quindici opere di diritto civile e specificatamente di diritto di famiglia, molte in edizioni aggiornate di volta in volta. Tra i più venduti: (Buffetti editore: Separazione e Divorzio, La famiglia di fatto, Successioni ereditarie, Comunione e separazione dei beni, Convivenza more uxorio, Le adozioni, etc.), (Janua editrice: I ricorsi d’urgenza nel nuovo processo civile), (Giuffre: Separazione, divorzio: questioni processuali, I provvedimenti a tutela dei minori, I contratti di uso corrente). Collabora ed ha collaborato con siti Internet di diritto e con numerose riviste, tra le quali: Gente Money, Argos, Consulenza e Consulenza casa, Diritto e Giustizia. Svolge da oltre 40 anni l’ attività di avvocato nel proprio studio in Roma.
Giovedì, 27 Febbraio 2020 00:05

Anche i bamboccioni hanno diritto all’assegno

Il padre domandava al Tribunale di annullare l’assegno di mantenimento per il figlio che si dichiarava depresso, rilevando che ormai a trentadue anni non sussistesse più il diritto al mantenimento.
Per di più essendosi laureato in archeologia poteva provvedere alla ricerca di un lavoro ed al proprio sostentamento.
Mercoledì, 26 Febbraio 2020 23:59

Assegno divorzile: un altro passo indietro

A poco a poco la giurisprudenza sta rivedendo, o più esattamente demolendo i principi che erano stati fissati dalla famosa decisione della Cassazione n° 11504 del 2017 con la quale era stato escluso il diritto all’assegno divorzile in favore della donna ritenendo che il matrimonio facesse cessare ogni obbligo vicendevole.
Ciò con la sola eccezione della mancanza di un reddito adeguato, reddito che secondo la giurisprudenza di merito era stato indicato in circa mille euro.
Dunque al di sopra di tale soglia l’assegno divorzile non doveva più tenere conto del tenore di vita, ma doveva semplicemente essere negato.
Si tratta di una problematica di rilevante importanza in quanto ormai è divenuto estremamente frequente provvedere nell’ambito degli accordi all’interno della separazione o del divorzio al trasferimento della casa coniugale o di altri immobili.
La questione esaminata dall’ordinanza n° 27207 del 23/10/2019 della I Sezione Civile della Cassazione è particolarmente frequente allorchè i figli rifiutino di vedere l’altro genitore.
Quasi sempre tale atteggiamento è provocato dall’influenza della madre nei confronti del minore al quale l’altro genitore viene additato quale responsabile del fallimento dell’unione, della crisi anche economica della famiglia, come persona indegna o peggio.
L’accordo di separazione tra i coniugi con il quale si trasferisce la proprietà di un immobile, anche se non contenente i dati catastali, ma con le esatte individuazioni del bene, non ha soltanto effetti obbligatori, ma trasferisce immediatamente l’immobile indicato.
Ciò perché il verbale firmato dalle parti, risponde ad uno specifico spirito di sistemazione dei rapporti, ed è irrilevante che sia carente di alcuni requisiti tipici della vendita.
Martedì, 05 Novembre 2019 01:02

La Madonna del 400 ritrovata in mare

Certe volte alcuni eventi appaiono sorprendenti ed è difficile trovare una spiegazione logica.
Questa è la storia davvero singolare di ciò che è avvenuto il 26 marzo 1937 a Is Benas in Sardegna nell’oristanese, ora una spiaggia lunga più di 6 km, circondata da una vastissima area verde, tra le più estese in Italia lungo il mare, ricompresa nei comuni di Narbolia, San Vero Milis e Cuglieri, una spiaggia non facilmente accessibile salvo il primo tratto e dove è possibile rimanere in completa solitudine anche a ferragosto.
Un nuovo ripensamento della Corte Suprema sulla questione della possibilità di poter ottenere la revocatoria della vendita di un bene o della casa coniugale al proprio coniuge in sede di separazione dei coniugi o in sede di divorzio dovendo decidere se tutelare gli interessi del coniuge o quelli del creditore.
Allorché uno dei genitori richieda che venga sentito il figlio prima di assumere le decisioni circa l’affidamento e il collocamento, il Tribunale non si può esimere dall’accogliere l’istanza.
Ciò tanto più se il figlio non è stato sentito neanche dal Consulente Tecnico d’Ufficio. Tale obbligo sussiste anche se il minore è prossimo ai dodici anni ed è capace di discernimento.
Con una recentissima sentenza della Suprema Corte (n° 17676 del 29/04/2019) si è tornati nuovamente sulla questione del diritto di un coniuge nei confronti dell’altro ai rapporti sessuali e cioè quali conseguenze sul piano legale possa comportare un rifiuto dell’uno o dell’altro, ovvero se il rifiuto possa ritenersi giustificato.
Tra i tanti effetti non voluti della nuova normativa, c’è quello per cui molti padri, tenuti per provvedimento del tribunale a versare il dovuto mantenimento ai figli, si sottraggono a tale obbligo semplicemente usufruendo della nuova disciplina in tema di reddito di cittadinanza.
Infatti è sufficiente staccare il figlio dal nucleo familiare, mandandolo apparentemente a vivere presso un’altra abitazione, per legittimare la richiesta dell’assegno in assenza di redditi dell’interessato e quindi sottraendo il coniuge dall’obbligo di provvedere in tal senso.
Cominciano ad essere emesse le prime decisioni del Tribunale in tal senso che sembrano legittimare tale mal costume, essendosi ritenuto legittimo il patto in una separazione consensuale, secondo il quale il mantenimento del figlio maggiorenne non autonomo, viene demandato allo Stato, anziché al padre.
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