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Luca Leone

Luca Leone

Giornalista professionista, cofondatore e direttore editoriale della casa editrice Infinito edizioni. Ha scritto o scrive, tra gli altri, per Liberazione, Avvenimenti, Internazionale, Modus Vivendi, Il Venerdì di Repubblica, Popoli e Missione, Medici Senza Frontiere, Galatea, Vita, Misna, Il Cassetto. Ha scritto: - Infanzia negata, Prospettiva edizioni, Roma, 2003; - Il fantasma in Europa. La Bosnia del dopo Dayton tra decadenza e ipotesi di sviluppo, Il Segno dei Gabrielli, Verona, 2004; - Anatomia di un fallimento. Centri di permanenza temporanea e assistenza (a cura di), Sinnos editore, Roma, 2004; - Srebrenica. I giorni della vergogna, Infinito edizioni, Roma, 2005 (seconda edizione, 2007); - Uomini e belve. Storie dai Sud del mondo, Infinito edizioni, 2008; - Bosnia Express, Infinito edizioni, 2010; - Saluti da Sarajevo, Infinito edizioni, 2011.
URL del sito web: http://www,infinitoedizioni.it
Le elezioni amministrative bosniache hanno confermato in sella chi già amministrava prima. Nulla di fatto, dunque, e un’altra occasione sprecata per mandare a casa ladri, corrotti e incapaci di tutti e tre i partiti nazionalisti. A candidarsi per questa tornata erano stati oltre tremila aspiranti amministratori, appartenenti a un’ottantina di partiti. Un’aberrazione per un Paese in cui sono state chiamate alle urne solo 3,2 milioni di persone. La maggioranza delle quali non è andata a votare, poiché il 44 per cento degli aventi diritto ha deciso di restare a casa domenica 7 ottobre, lanciando un messaggio chiarissimo alla politica. Messaggio che, come in tutti i Paesi del mondo, non sarà naturalmente colto, poiché l’obiettivo dei nazionalisti bosniaci delle tre parti non è quello di riavvicinare il Paese alla politica ma quello di papparsi il Paese tenendo più lontani possibile i cittadini dalla politica. Anzi, la stampa internazionale ha fatto la fila per “bersi” e diffondere la velina del potere bosniaco per la quale l’affluenza alle urne sarebbe addirittura superiore a quella della tornata amministrativa precedente, essendo passata dal 55 al 56 per cento. Davvero un dato significativo su una popolazione di dimensioni così limitate… senza contare che una parte dei voti sono stati espressi per corrispondenza dall’estero, e quindi sono difficilmente controllabili in sede di spoglio.
Venerdì, 06 Luglio 2012 20:12

Nella giungla del libro elettronico

Il libro elettronico è croce o delizia? Arduo rispondere oggi a questa domanda. L’ebook è senz’altro una rivoluzione non solo nella lettura ma nell’idea e nella concezione stessa del libro.
Ma è proprio vero che l’ebook rappresenti una rivoluzione verde, ecologica? Che sia il modo di leggere di chi è ambientalista?
Venerdì, 29 Giugno 2012 16:32

Com’è nera la black list!

In una delle prime puntate di questa rubrica accennammo all’esistenza delle cosiddette “black list”, ovvero le “liste nere”. Nulla di fatale, per carità. Molto preoccupante, tuttavia, senz’altro sì.
Le “black list” sono quello strumento che i distributori usano per segnalare le librerie che non saldano le fatture del venduto. Ci sono librerie che per ragioni proprie o a causa della congiuntura economica drammatica sono in arretrato di mesi o di anni nel pagamento delle fatture. L’inserimento nella “black list” ha due effetti immediati: da un lato si segnala all’editore che quella libreria non riceverà più in vendita i suoi volumi poiché non è in grado di pagare le fatture; dall’altro si blocca con decorrenza immediata la fornitura di libri al libraio.
Sabato, 23 Giugno 2012 12:12

Roba da film

Bruno Vespa come “Avatar” (roba aliena…). “Umberto Eco come “Guerre stellari”. E magari Stefano Benni come “Scuola di polizia”…
Questo è il quadro che via via si sta delineando nell’editoria: un parallelo inquietante con il cinema. Ma solo, al momento, relativamente alla durata della novità in sala… il che sarebbe dire in libreria.
Se un tempo si aveva la speranza che una novità potesse avere quei sessanta giorni per decollare e vendere, negli ultimi anni i tempi di permanenza del libro in libreria erano scesi a 40-45 giorni, ad andar bene. Oggi, ormai, siamo sotto il mese. È conclamato. Ed è tragico. Soprattutto, ma non solo, per i piccoli editori.
Tra il 16 e il 19 maggio 2012 il Fondo monetario internazionale (Fmi), nella persona di Costas Christou, ha effettuato una missione in Bosnia Erzegovina per verificare le condizioni dell’economia bosniaca e per vedere se Sarajevo sta attuando le riforme richieste dal Fmi, che è creditore di qualcosa come 1,2 miliardi di dollari nei confronti del Paese balcanico.
Si annusava forte e chiaro in giro, ma tutti continuavano a ostentare sicurezza. Era dal 2011 che se ne parlava e qualcuno era persino arrivato a sostenere: “Ragazzi, forse stampiamo troppo e male ed è ora di ridurre la quantità di libri che immettiamo ogni anno sul mercato e di far schizzare in alto la qualità”. E invece niente. Poi è arrivata la crisi dei giornali.
Secondo il neo-presidente della Repubblica di Serbia, Tomislav Nikolić, l’uccisione di 10.701 cittadini bosniaci di orientamento musulmano a Srebrenica tra l’11 e il 15 luglio 1995 “non è stata un genocidio”.

Nikolić così si è espresso lo scorso 1° giugno a Podgorica, in Montenegro, ben sapendo che le sue parole avrebbero destato scarsa impressione all’estero ma avrebbero avuto una certa eco in patria. Laddove Nikolić deve fare leva sulle pance e sull’odio per tenere alto il suo consenso.

Il signor Nikolić è un nazionalista, da sempre, e non ha mai provato neppure per un istante nella sua vita a nasconderlo. O a diventare un uomo democratico. Se esistesse ancora la Jugoslavia di Tito, sarebbe un fervente socialista abile nel farsi i fatti suoi e a coltivare la sua cerchia di potere. Seguendo la “moda” est-europea post-1991, oggi Nikolić è invece un fervente e risoluto nazionalista, ovvero esattamente l’opposto di quel che sarebbe stato se ancora fosse vivo Tito. Sono i testa coda della storia. Il rosso che diventa nero. In un Est che da vent’anni vota a destra, Nikolić è l’espressione di una destra rancorosa, assai poco colta per non dire ignorante, vendicativa, nagazionista, di pancia, incapace di fare i conti con i propri errori e orrori. E con i propri abomini.

Srebrenica è stato un abominio quasi quanto lo è l’elezione di una persone come Nikolić in un Paese, la Serbia, che s’ostina a non voler fare i conti con i propri fantasmi, che sono tanti. In questo la Serbia pare somigliare molto all’Italia. Sarà per questo che al capitalismo italiano piace tanto Belgrado… (luca leone)
Venerdì, 01 Giugno 2012 15:48

Dal nulla al libro: i costi fiscali

Qui vengono i dolori, anche se si gode di ottima salute. Argomento di oggi, infatti, sono i costi fiscali per un’azienda editoriale.
Bene, respirate, bevete qualcosa e cominciamo.
Se li volessimo definire rapidamente, potremmo semplicemente dire che codesti costi sono ENORMI.
Venerdì, 25 Maggio 2012 14:57

Dal nulla al libro: i costi legali

Volete aprire una società? Produrre e vendere libri, mozzarelle o bulloni?
Bravi. Prima tappa della via crucis: il notaio.
Scartoffie, uno studio magari un po’ vecchiotto ma con le caramelline gratis, parcella da urlo: questi gli estremi della vostra esperienza nello studio notarile. Complimenti: avete appena fondato la vostra azienda ma per ora non avete fatto altro che firmare assegni: il notaio, la consulenza del commercialista, parcelle a destra e a manca. E avete appena cominciato.
Venerdì, 18 Maggio 2012 14:50

Dal nulla al libro: i costi di promozione

L’idea sempre più pervicacemente radicata nella mente dell’autore medio è che “io metto in mano all’editore un best seller, ma se il mio editore non compra almeno un po’ di pubblicità per venderne milioni di copie, allora…”.
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