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Bruno Rossi

Bruno Rossi

Giornalista economico per il settore delle assicurazioni. Laurea in scienze politiche. Pubblicazione di tre libri. Medaglia d’oro dell’Ordine dei Giornalisti di Bologna per 40 anni di carriera. Ha collaborato con: Rai , Milano Finanza, il  Resto Del Carlino , Il Messaggero, Panorama-Auto Oggi, Class, Patrimoni, Il Salvagente.
Lo Sna, principale Sindacato degli agenti ci segnala che alcuni loro iscritti hanno dichiarato che il loro Gruppo Agenti (quale?) avrebbe provveduto ad iscriverli all’ANAPA senza il loro consenso, ma con una delibera assembleare o di altri organi direttivi, o con il metodo del silenzio-assenso e senza che tale modalità fosse neppure prevista dal rispettivo Statuto.
Martedì, 12 Febbraio 2013 14:20

Sanzioni per le compagnie fino a 60mila euro

Mancato rispetto, per un sinistro del ramo r.c. auto, dei termini per la formulazione dell’offerta di risarcimento diretto al danneggiato ovvero per la comunicazione dei motivi di diniego della stessa“.
Alcuni lettori mi hanno scritto ( Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ) chiedendomi perché io ce l’abbia tanto con le Compagnie (ma tra questi forse c’era qualche funzionario di impresa assicurativa…). Chiarisco che io non ce l’ho con le Compagnie per pregiudiziale antipatia, anzi, io sostengo che, se le assicurazioni non ci fossero, molte aziende e molte persone sarebbero finite sul lastrico. E’ il caso dei risarcimenti per l’incendio di una 15_FEBBRAIO_-_FOTO_TARIFFE_RC_AUTOfabbrica o per la morte di un familiare unico portatore di reddito. E non dico nemmeno che le assicurazioni sono un … male necessario, piuttosto che “se l’assicurazione la conosci…non la eviti” . Però un pregiudizio, lo ammetto, c’è e deriva dal fatto che, per dirla col Codice civile, l’impresa assicurativa è la parte più forte del contratto, quella che fa le regole , quella che prepara la polizza alla quale l’assicurato aderisce (la polizza è un contratto ad adesione). Il problema è che queste regole sono difficili da capire (persino da leggere) e , al di là delle vetrine accattivanti preparate per indurre il consumatore all’acquisto, sono fin troppo spesso a vantaggio preponderante, se non esclusivo, dell’impresa assicurativa. Quindi, se è vero che la stampa è il “cane da guardia” del potere (e le Compagnie sono tra i potenti), il dovere del cronista è quello di denunciare ciò che non va. E sono molte le cose che non vanno. Basta guardare alla Rca: tariffe stellari, rifiuto di vendere polizze a chi le chiede (elusione dell’obbligo a contrarre – Golem 19 gennaio) , mancate denunce delle truffe (e conseguente scarico dei danni sulle tariffe), tanto per parlare di quelle più evidenti. Ma ce ne sono molte altre meno note, ma altrettanto dannose, come quella di aver impedito per decenni il plurimandato degli intermediari che invece, oggi legge dello Stato, facilita la scelta ai consumatori in fatto di risparmio e qualità dei prodotti assicurativi.

Gli italiani, però, non conoscono la polizza Rca
Gli italiani, è emerso da un’indagine statistica europea di Euroconsumers, non sono informati su molti aspetti e sul funzionamento delle polizze, il che significa che l’automobilista sceglie la polizza basandosi esclusivamente sul prezzo, acquista , cioè, quella che costa meno, neanche si trattasse di un “3 per due”… Per esempio la statistica su 5.000 intervistati (il campione, per la verità, ci sembra un po’ basso) formato da: italiani, belgi, portoghesi e spagnoli ha dato per i nostri risultati piuttosto deludenti (vedi box).

E le compagnie se ne avvantaggiano
“Compagnie poco trasparenti” (neanche fosse una novità…) la frase è di Elena Belluzzi, responsabile del Servizio Tutela del Consumatore ISVAP, che fa rilevare come, da parte delle imprese assicurative, ci sia nelle clausole dei contratti mancanza di chiarezza e, a volte, un linguaggio troppo tecnico , fuggitivo e ingannevole. La proposta dell'ISVAP per appianare diversi dubbi e consentire, al tempo stesso, un notevole abbassamento dei costi, sia per l'utenza, sia per le Compagnie, potrebbe essere l'installazione della famosa "Scatola Nera" (ne parleremo diffusamente in un prossimo articolo). In effetti il dispositivo porrebbe un grosso freno alle truffe, consentendo al tempo stesso di abbassare i costi delle polizze. L'iniziativa ha pure il pieno appoggio del Governo che, con la Legge sulle liberalizzazioni, l’ha indicata espressamente.

Automobilista vessato
Sta di fatto che chi ne fa le spese è sempre l'automobilista al quale, specie se è del sud, viene addebitata una serie di costi ingiustificati, come evidenzia il senatore Filippo Bubbico, membro Commissione Industria, Commercio e Turismo: "E' mai possibile che un onesto cittadino napoletano che non abbia mai fatto incidenti in vita sua, che non abbia mai tardato sul pagamento di una polizza, che utilizza l'auto in modo corretto e a norma di legge, sia costretto a pagare un costo esorbitante per l'RCA, solo per il fatto di avere la residenza in una città considerata ad alto rischio dalle Compagnie assicurative?" E' evidente che c'è qualcosa che non va perché un cittadino onesto è tale a Napoli come a Milano o a Genova, quindi è il modo di computare il premio che deve cambiare. Vittorio Verdone, direttore dell’ANIA, ribatte che, se si abbassasse il numero delle truffe ad esempio da "colpo di frusta", si potrebbe abbassare il costo del premio. Inoltre in Italia il valore attribuito ai danni morali, nel caso di invalidità permanente o morte, è il più alto d’Europa, e questo ha un peso rilevante sul costo della polizza. –“ Bisogna intervenire sul rapporto assicurato-assicuratore – dichiara il deputato Mario Valducci, presidente della Commissione Trasporti -“ Cercando di dare più trasparenza nei contratti e di creare una vera e propria cultura della sicurezza stradale sin dai banchi di scuola. L'ANIA, organo di tutela delle Compagnie assicuratrici, dovrebbe cercare di essere propositiva nei confronti della clientela RC Auto senza approfittare del fatto che si tratta di un prodotto obbligatorio per l'utenza. ” Non mi sembra che questo avvenga.

Intanto la Rca continua a salire
“E’ colpa dell’alto costo dei sinistri italiani e soprattutto delle truffe” strilla l’Ania, ma ci chiediamo: in trent’anni quante sono state le denunce per truffa presentate dalle Compagnie? La domanda è senza risposta. Non ci sono dati. E allora le Compagnie continuano a fare quello che hanno sempre fatto: scaricano i costi sulle tariffe e queste continuano a lievitare. L’RC Auto italiana, come abbiamo detto più volte, è la più costosa d’Europa: il doppio di quella francese o spagnola. Ma le Compagnie non scaricano sulle tariffe solo i costi delle truffe, ci scaricano anche quelli delle sanzioni che ricevono dall’Isvap! Ne sono più che convinto, ma ne è convinto pure Francesco Avallone di Federconsumatori che lo ha dichiarato al convegno Anapa dell’altra settimana . Del resto non può che essere questo il motivo per cui le imprese continuano ad infischiarsene di prendere sanzioni “milionarie” (le prendono nell’elusione dell’obbligo a contrarre – Golem 19 gennaio- ma ne prendono molte soprattutto nel modo di pagare i sinistri. Insomma se una Compagnia , come spesso accade, prende più volte una sanzion15_FEBBRAIO_BOX_TARIFFE_RC_AUTOe questa finisce sicuramente per essere scaricata sulle tariffe degli automobilisti). Poi sarà anche vero quello che sostiene Verdone direttore Rca dell’Ania , che cioè l’incidenza dei sinistri è più del doppio di quella francese e con danni a persone del 23%, contro il 18% spagnolo e il 10% francese, ma questa non è la sola causa del problema.

La scatola nera risolverebbe la piaga delle truffe, ma…
Lo dicono tutti. Lo dice Isvap nella sua audizione al Senato, lo conferma l’Ania, lo dicono le associazioni dei consumatori, lo dice il Governo che l’ha inserito nel decreto Liberalizzazioni caricando i costi sulle Compagnie. Ma allora perché l’Ania, che pure vede colpire dall’Isvap le sue “figlie” con sanzioni milionarie, si oppone a sobbarcarsi i modesti costi della black box specie al sud? Forse è molto meno costoso per i suoi associati continuare a pagare le sanzioni milionarie?
Dopo venticinque minuti di attesa davanti ad un video ingiustificatamente muto è iniziata, per i partecipanti internet (piattaforma Ifoap), la prima convention di ANAPA, terzo sindacato fondato da Cirasola con altri 12 presidenti di gruppo aziendale in opposizione a SNA (primo sindacato). A parte l’apparente disinteresse degli organizzatori per chi si era collegato dalle due e venti orario indicato sul programma (diverso lo stile della piattaforma Assilearning dalla quale l’affabile Francesca dava il benvenuto quasi ad ognuno dei 150 foto_breve_rossipartecipanti mano a mano che si collegavano), abbiamo visto belle immagini e ascoltato un ottimo audio.

I temi del convegno sono quelli noti divulgati nei proclami e programmi della neonata associazione assicurativa (una nuova lobby?) che ha incassato l’apprezzamento del presidente dell’Ania Minucci il quale, nel suo intervento, ha più volte utilizzato il termine di agenti “professionisti”, aggettivo enfaticamente sottolineato da Cirasola per presentare la sua associazione –“ noi non siamo e non vogliamo essere un sindacato, ma un’associazione di agenti professionisti”- Ci sarebbe da chiedersi che tipo di agenti siano i 9.000 dello Sna , i 900 dell’Unapass e gli 8.000 non iscritti a nessun sindacato.

Il presidente dell’Ania, era fatale, ha criticato la legge sulla collaborazione che, voluta dai “politici” , ha introdotto elementi di disgregazione. – “gli agenti rappresentano il vero asset delle Compagnie e piuttosto che subire le imposizioni del governo preferiamo riunirci intorno ad un tavolo per discutere”. Invito che, al termine dei lavori, è stato accolto da un Cirasola commosso.

La tavola rotonda, alla quale si erano collegati in 141 (un altro centinaio era presente in sala), ben condotta dal collega Sabbatini de “Il Sole-24 ore”, oltre ad alcuni interventi spot, ha visto quelli di Massimo Greco, responsabile dei servizi assicurativi del Ministero dello sviluppo economico, che ha ripercorso l’iter del decreto Legge, e di Francesco Avallone , vice presidente della Federconsumatori che sulla collaborazione, pur prendendo molti appunti durante l’intervento di Minucci (il quale, però, se n’era andato prima che prendesse la parola), alla fine non si è sbilanciato molto:-“in Italia per fare concorrenza ci vogliono le leggi”, ma ha toccato molti temi sui quali è nota la sua posizione: quello della Rca –“i costi dipendono anche dallo scarico sulle tariffe delle truffe subite dalle imprese assicurative”, delle banche che tentano di cannibalizzare le assicurazioni, delle polizze Linked e, soprattutto, quello della dilagante e preoccupante piaga della vendita dei sinistri Rca:- “il rischio da evitare è che possa capitare anche alle polizze sanitarie”.  

La convention si è chiusa sulle parole di Cirasola in risposta alle osservazioni di Sabbatini in merito al fatto che in Italia l’80% degli agenti è favorevole alla collaborazione:-“ L’invito del presidente Minucci è importante , ma attorno a quel tavolo non ci devono essere persone che diano dei lestofanti all’Ania”, sul problema della rivalsa:-“ La rivalsa? Sarebbe meglio abolirla! In realtà è un problema complesso”; sul problema della Rca con la quale le Compagnie fanno i soldi, ma non li fanno gli agenti. Qui non abbiamo sentito risposte.
Venerdì, 08 Febbraio 2013 15:49

L’Ania non è la mamma…

foto_1Potremmo dire che in questi giorni gli agenti stanno scrivendo la loro storia futura, stanno realizzando, grazie alle leggi dello Stato per le quali lo Sna si è battuto con caparbia ostinazione, la loro rivoluzione pacifica. Ma nel tripudio generale si pensa anche a quelli che potrebbero restare indietro: alle piccole agenzie, ad esempio, o a quelle più grandi ma con poco carisma per le quali “mamma Compagnia” potrebbe rappresentare ancora un rifugio sicuro, un silenzio confortante di fronte al chiasso dei festeggiamenti o allo stress delle tante novità piombate loro addosso. Ma è un’immagine falsata dalla paura del nuovo. -“Non credete a chi vi racconta che la Compagnia mandante è amica degli agenti”- ha dichiarato con calore il presidente dello Sna -“il giorno in cui la Cgil si alleasse con la Confindustria sarebbe sicuramente a danno dei lavoratori . Cgil e Confindustria sono controparti, proprio come Compagnie e agenti”. Demozzi, che è arrivato con oltre un’ora di ritardo al Convegno tenutosi negli splendidi saloni cinquecenteschi della Confcommercio bolognese, si è giustificato raccontando quanto era successo ad un agente di Trento, città dalla quale foto_2proveniva dopo l’assistenza sindacale prestata.

Il caso di Trento
Una Compagnia aveva revocato il proprio agente perché questi non aveva accettato il socio impostogli dall’Impresa mandante. La Compagnia in questione, per di più, una mutua che per statuto non dovrebbe avere l’arroganza che hanno talune imprese, soprattutto quando l’agente vessato ha sempre avuto un’ottima redditività e un rapporto S/P eccezionale . Si tratta di un’agenzia che per oltre trent’anni ha camminato sulle gambe e soprattutto sull’immagine di un agente che poi foto_3l’aveva passata a suo figlio che l’ha gestita altrettanto bene per altri dieci anni –“Pensate cosa può significare per un professionista, per una persona”- ha detto Demozzi quasi sottovoce -“ quando un cliente, telefonando all’agenzia, si sente dire: il sig. XY non è più nostro agente, io sono l’ispettore della Compagnia ZX! - Il pensiero vola, la gente mormora e pensa subito al peggio…. ” (tradotto: quell’agente è stato cacciato dalla Compagnia perché ha rubato n.d.r.).
Demozzi ha aggiunto – “Abbiamo interpellato il presidente del gruppo aziendale il quale sapete come ci ha risposto? Tutto quello che si poteva fare è stato fatto…”.
Conclusione tranciante del Presidente: –“ Le Compagnie realizzano la soppressione dei diritti di qualunque agente !
Di queste situazioni, negli anni, se ne sono verificate a centinaia e continuano a verificarsi ancora. Questo accade perché l’agenzia, o meglio i clienti dell’agente , fino ad oggi sono considerati foto_4patrimonio della Compagnia (per questo dall’agente subentrante si fa pagare una rivalsa, ossia il controvalore dell’avviamento commerciale). Un agente, dopo trenta, quarant’anni, viene buttato fuori e tutti i clienti, che lui ha faticosamente “fatto”, restano all’Impresa mandante. Poi, certo, ci sono delle soluzioni: l’agente può disdettare le polizze e portarsele alla nuova Compagnia dalla quale otterrà il mandato, ma solo se quelle polizze non sono poliennali, altrimenti, potrebbe dover aspettare anche cinque anni.

I clienti sono (oggi) dell’agente !
E’ qui dove, soprattutto, interviene la nuova legge: i clienti diventano di “proprietà” dell’agente. Partendo dal presupposto che l’Agente può collaborare con altri colleghi e con altri intermediari anche senza avere alcun mandato (art. 22) “la collaborazione può avvenire anche mediante l’utilizzo dei rispettivi mandati” (quindi anche senza), si arriva alla conclusione che i clienti fatti dall’intermediario non possono che essere suoi. Se l’agente di Trento fosse stato nominato con le nuove leggi non avrebbe avuto alcun problema.

Il PLURIMANDATO? Un falso problema.
Vale la pena ricordare due cose sul plurimandato. All’inizio fu Bersani che, da ministro, inserì l’obbligo all’interno delle foto_5_i_clienti_sono_oggisue famose “lenzuolate”. Era dedicato solo alla Rca, anche se tutti speravamo che potesse riguardare tutti i rami assicurativi. Non fu così. Non solo non fu allargato ai rami “danni”, ma sparì anche dalla Rca. La cosa è stata sottolineata da Calabrò direttore generale dell’Antitrust al convegno Sna di Milano: “Se avesse funzionato il plurimandato certi contrasti non sarebbero mai nati, ma il plurimandato varato dal decreto Bersani non ha funzionato”. Demozzi ha spiegato il perché:-“Con i patti integrativi aziendali (gestiti di fatto dai presidenti dei G.A., Ndr) le Compagnie hanno “comprato” la rinuncia ad un diritto che spettava per legge”. Ma il plurimandato per Sna, checché ne dicano i suoi detrattori, non era l’obbiettivo da raggiungere - :” Il governo Monti ” - ha spiegato Demozzi- “nel decreto sviluppo lo aveva reso obbligatorio con almeno 3 Compagnie. Ma noi ci siamo opposti. Quell’obbligo avrebbe creato enormi problemi e scatenato il putiferio nella categoria . Noi siamo andati oltre. Molto oltre. Con la collaborazione tra intermediari realizzata con la pluriofferta!. E’ l’uovo di Colombo: permette di essere plurimandatari, ma consente anche ai monomandatari di restare tali potendo , però, offrire ai propri clienti, prodotti dell’intero mercato assicurativo, nazionale e persino foto_6_il_plurimandatointernazionale” .

Un salvagente collettivo
Non più agenti antagonisti, accaniti l’un contro l’altro per accaparrarsi la Rca di un motorino” – ha dichiarato Demozzi con accalorato fervore – “stiamo realizzando una vera e propria inversione di tendenza : agenti potenziali soci. Pensate agli iscritti Sna , siamo 9.000, ebbene siamo novemila potenziali soci! E possiamo costituire un salvagente collettivo che eviterà la morte per asfissia dell’agente. Del resto – ha proseguito il Presidente - per difendersi dagli attacchi dei compratori di polizze on-line (30-40% dei consumatori) si deve arrivare a fare delle scelte: o rinchiudersi nel fortino dell’inamovibile mono mandato (ma ad Alamo è finita male…. n.d.r.) o reagire organizzandoci. Oggi possiamo farlo, abbiamo dalla nostra una legge dello Stato!”.

La cosa straordinaria è che, in effetti, la collaborazione tra intermediari, oltre a fornire ai consumatori una consulenza e una scelta senza confini, fa sparire l’accanimento concorrenziale tra gli intermediari: tutti –colleghi- senza se e senza ma Esattamente il contrario di quello che ci dichiarò Cirasola, attuale presidente nazionale di Anapa alla vigilia della sua fondazione (Golem 2 novembre):-“ il collega, anche quello più affezionato con il quale io faccio una manifestazione o una rivendicazione, alla fine, è comunque un mio concorrente”. Come dire: “a’ la guerre comme a’ la guerre”. E questo la dice lunga su come Anapa vede il futuro dell’intermediazione.

Come lo direbbe Gaber…
Terminiamo con un sorriso.
Per apprezzare pienamente il valore delle novità piovute sulla testa dei fortunati intermediari di questi anni 2000, abbiamo confrontato l’agente di oggi con quello di tanti anni fa, con la sua esclusiva unilaterale e zoppa (sic), con le tante telefonate in Direzione per una deroga su una polizza, con i problemi della Rca al sud e le tariffe alle stelle (ma questi sono problemi di oggi).

Abbiamo immaginato, in una libera interpretazione, un dialogo avvenuto negli anni ’80 tra un intermediario francese e un agente italiano di quegli anni.

Leggetelo con calma …

foto_7_fine
Se percorrete una strada comunale, provinciale, regionale ecc. nel caso sprofondaste su una buca potete chiedere il risarcimento all’ente proprietario della strada , ma a condizione che quella buca, grande o piccola che sia, rappresenti una “insidia stradale” (vedi riquadro) . Ci sono decine e decine di sentenze di tribunali e della Cassazione a confermarlo. Però, attenzione, siete voi che dovete dimostrare l’insidia. boxDovete fotografarla e, meglio ancora, chiamare un vigile urbano per fargli verificare la situazione.

Detto questo, una nuova sentenza della Cassazione (ricordo che la Cassazione rappresenta l’ultimo grado di giudizio) dice che, per il risarcimento, l’automobilista deve dimostrare che si è creata una situazione di pericolo per una non prevedibile alterazione dello “stato dei luoghi”. Il danneggiato, deve cioè dimostrare che l’incidente è avvenuto esclusivamente a causa dell’insidia stradale . Tecnicamente parlando, deve produrre il cosiddetto “nesso causale” (vedi definizione) tra l’evento e le conseguenze dannose.

Il caso
Questo è quanto chiarisce la Corte di cassazione con la sentenza n. 22914 del 14 dicembre 2012.
Il caso preso in esame dai giudici di piazza Cavour riguarda la vicenda di un automobilista che aveva richiesto di essere risinsidiaarcito dall'ANAS dei danni subiti a seguito di un incidente che si era verificato, a suo dire, per la presenza di frammenti di lavori in corso su una strada, frammenti che lo avevano fatto sbandare. Come si legge nella sentenza il danneggiato non ha diritto al risarcimento del danno se la perdita di controllo del mezzo è dovuta all'eccesso di velocità giacché in tal caso la colpa è riconducibile esclusivamente alla sua condotta imprudente.
Oltretutto, spiega la Corte "l'indagine relativa alla sussistenza della situazione di insidia o trabocchetto e della sua efficienza causale nella determinazione dell'evento dannoso è demandata al giudice di merito, il cui apprezzamento è insindacabile in sede di legittimità se assistito da congrua e corretta motivazione".
L'automobilista ora dovrà anche pagare le spese di giudizio nella misura di 4.200 euro.
Lunedì, 04 Febbraio 2013 23:24

“Rc auto base” uguale per tutti

Una cosa che ha sempre reso la vita difficile agli assicurati , e non solo a loro, è quella della lettura delle polizze. Per quanti sforzi abbiano fatto le Compagnie (oggi la polizza si legge meglio di trent’anni fa) il contratto assicurativo di qualunque tipo: dall’Rca, agli infortuni, alla malattia, all’Rc e incendio della casa ecc. resta sempre un rompicapo. Un esempio? Nelle polizze infortuni sono esclusi determinati sport . Ma cosa si intende per sport? La polizza non lo definisce e la descrizione del vocabolario non chiarisce sufficientemente, così nel caso di un sinistro, per la Compagnia, c’è lo spazio per cavillare e per non pagare il danno.
base
La Rca non fa eccezione anzi. Da quando le Compagnie hanno cominciato a piangere per gli scarsi guadagni di queste polizze (ma non è vero se è vero che la Rca rappresenta il grosso dei portafogli di Compagnie e agenti) hanno cominciato a infarcire i contratti di “benefit” (a pagamento) e quel che è più bello li hanno inseriti nel contratto occultandoli in vari modi: esclusioni parziali, franchigie, bonus con premi e malus non chiari, e soprattutto personalizzazioni spinte all’estremo , radiografie da rischio privacy. Sicché, il consumatore a caccia di sconti volendo comparare più polizze finisce per perdersi e non capire ciò che sta acquistando . Una volta scelta la polizza (penso a quelle acquistate in internet) lui crede di aver scelto la “migliore” salvo scoprire che così non è nel momento del sinistro.

Bene quindi ha fatto il Governo introducendo col decreto sviluppo il “contratto unico” o “polizza base”, così le Compagnie saranno obbligate a fornire un contratto con identiche caratteristiche per tutti, in modo che il cliente possa facilmente confrontare le coperture previste, le rivalse, le franchigie , le classi di merito ecc. riuscendo così , finalmente, a individuare il contratto più conveniente (forse). Non è ancora chiarissimo, infatti, come sarà impostata questa polizza base. Credo che sarà basata su una personalizzazione “media”, che non ci saranno franchigie e sorprese varie. Vedremo. Ciò che va chiarito è se la polizza base, come dovrebbe essere, rappresenti un impegno, un obbligo per la Compagnia ad offrire la polizza così come viene fuori dall’analisi. Inoltre che fine faranno i “tre preventivi” introdotti con l’art. 34 legge n. 27/2012 ?
Il consumatore inoltre potrebbe farsi un’idea anche comparando le polizze col Preventivatore dell’Isvap ancora esistente (http://www.ivass.it/ivass/imprese_jsp/HomePage.jsp).
Lunedì, 04 Febbraio 2013 23:14

Se volete un prestito assicuratelo

L’assicurazione sui prestiti personali è una polizza, offerta dai finanziatori (ma pagata dal cliente), che garantisce la tutela del beneficiario (cliente) nell’eventualità questi non possa pagare le rate per la restituzione della somma per cause diverse:

1) infortuni con invalidità permanenti,
2) malattie,
3 decesso e
4) improvvisa disoccupazione

prestitoIn pratica se colui che ha ottenuto il prestito non si trova più in condizione di restituirlo la polizza pagherà per lui. In parole ancora più semplici: se il sig. Mario Bianchi dovesse perdere il lavoro che aveva al momento della sottoscrizione del contratto (ovviamente senza giusta causa), oppure dovesse subire un infortunio che, per un periodo di tempo, non gli dovesse permettere di percepire un reddito, l’assicurazione subentrerebbe nel pagamento di un certo numero di rate. Nel caso di decesso o invalidità permanente la polizza invece va generalmente ad estinguere il debito residuo del cliente (o degli eredi in caso di decesso dell’assicurato). Naturalmente il soggetto richiedente dovrà informarsi in modo dettagliato dei rischi che vuole coprire.

Le condizioni della polizza e i vincoli assicurativi sono molteplici e possono variare in relazione alle diverse compagnie e alle diverse polizze. Leggete attentamente le condizioni contrattuali della polizza e analizzate bene le coperture senza farvi influenzare troppo dai costi perché non sempre le polizze con costi minori sono le più convenienti.

Dal punto di vista di chi concede il prestito è senza dubbio una garanzia di sicurezza che mette al riparo da situazioni in cui il sottoscrittore del prestito, non potendo più far fronte agli impegni, smetta di pagare le rate mensili. E questo potrebbe rendere più facile ottenere il prestito.

Tenete presente che la polizza che tutela il prestito è fondamentale per prestiti consistenti, nel caso di piccoli prestiti, invece, è sconsigliabile perché sarebbe un esborso di denaro che potrebbe essere troppo oneroso, sproporzionato in rapporto alle somme ottenute e a quelle da pagare in restituzione. Il consiglio quindi è quello di accettare l’inserimento di questo tipo di copertura per tutti i finanziamenti che superino i 5.000 euro e i 24 mesi di durata, mentre per quelli di durata o importo inferiore si può chiedere che la copertura assicurativa venga tolta (a volte viene “obbligata” all’insaputa del cliente) soprattutto se si parte da una situazione creditizia positiva .

Bisogna anche sapere che, così come il cliente non è obbligato ad accettare le condizioni proposte per il prestito, anche la banca o la società finanziaria non ha l’obbligo di erogare la somma di denaro richiesta se non ritiene di avere sufficienti garanzie, così come l’assicurazione che, in teoria, potrebbe rifiutarsi di prestare la copertura.
Ormai il dado è tratto, la rivoluzione copernicana degli intermediari è cominciata: gli agenti saranno liberi di vendere le polizze che vogliono, o meglio che il cliente vuole, e le Compagnie dovranno, volenti o nolenti, collaborare con loro. Pena la perdita di mercato.
Era cominciata male: a luglio gli agenti erano stati costretti a presentare, al proprio cliente, tre preventivi di Compagnie diverse dalla propria senza guadagnarci un euro, anzi spendendoci sopra tempo e danaro col rischio di perdere la polizza e vedere il proprio cliente andare da un’altra Compagnia il cui indirizzo, ironia della sorte, glielo aveva fornito proprio l’agente.

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