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Bruno Rossi

Bruno Rossi

Giornalista economico per il settore delle assicurazioni. Laurea in scienze politiche. Pubblicazione di tre libri. Medaglia d’oro dell’Ordine dei Giornalisti di Bologna per 40 anni di carriera. Ha collaborato con: Rai , Milano Finanza, il  Resto Del Carlino , Il Messaggero, Panorama-Auto Oggi, Class, Patrimoni, Il Salvagente.
“Buongiorno,  due anni fa ho assicurato la mia auto. L’anno dopo, avendo trovato  un’altra assicurazione al prezzo più basso, ho mandato la disdetta per tempo. Ho quindi stipulato la nuova polizza con un’assicurazione  trovata su internet. Un mese dopo mi sono visto arrivare una richiesta di pagamento dalla precedente assicurazione che voleva che pagassi l’assicurazione furto e incendio e quella infortunio del conducente. Ho protestato, dicendo che avevo mandato la disdetta , ma non c’è stato niente da fare. Ho ricevuto la richiesta dell’avvocato della compagnia e sono stato costretto a pagare. Ho scritto anche all’Isvap. E’ giusto questo secondo voi? Marcello S.- Catania”
Mi pareva chiaro, ma a giudicare da qualche piccato risentimento nel mondo delle Compagnie, devo dire che forse non è così.  Così chiarisco che quando  parlo di “Compagnie” ne parlo logicamente in senso lato, astratto, come dire: gli animali muoiono a causa del surriscaldamento dell’atmosfera. Non tutti gli animali muoiono.
E SE... i costi delle tariffe non fossero quelli indicati dalle Compagnie? Se… per pura ipotesi… le Compagnie dicessero bugie? Se ascoltate la voce dell’Ania (Verdone) sentirete ripetere la solita solfa: le polizze costano care “perché ci sono le truffe (quelle vere, dice Rosario Trefiletti presidente Federconsumatori, “incidono solo al 3%”) , perché “ci sono 700.000 colpi di frusta” (una percentuale, sul totale della popolazione, da prefisso telefonico), ma non sentirete mai : abbiamo realizzato l’Agenzia antifrode, abbiamo denunciato 30.000 truffatori… eccetera.
Ci sono volute parecchie decine di anni, la soppressione dell’Isvap,  macchiata  dalla  vergogna della questione Ligresti-Fonsai, la nascita dell’Ivass e, soprattutto, la guida di un Presidente non più supino alle Imprese assicurative, perché si arrivasse a  fare un po’ di luce  nell’oscuro  mondo  delle assicurazioni.  
Suona un po' presuntuoso dire "l'avevamo detto", eppure un pizzico di presunzione, quando è giustificata, non guasta. Sono mesi che - grazie all'impegno del collega Bruno Rossi - quello che, di fatto, è un imbroglio ai danni degli italiani: le compagnie di assicurazione in Italia gonfiano ad arte le tariffe delle polizze inserendo costi nella peggiore delle ipotesi inventati (ossia frutto di teorie statisticamente false) oppure, nella migliore delle ipotesi, reali ma che non dovrebbero essere riversati sulle spalle dei consumatori. Convinti di ciò, abbiamo - per esempio - affiancato e sostenuto (per quanto possa essere utile) le campagne di informazione e denuncia organizzate dall'Associazione Mò Bast. Ora abbiamo la prova che le nostre convinzioni sono fondate: le società assicurative italiane considerano "costi d'impresa" anche le multe di milioni di euro che ogni anno gli organismi di controllo infliggono a gran parte delle compagnie colpevoli di non rispettare le regole del mercato. Questo vuol dire che, trattandosi di costi d'impresa, quelle somme (decine di milioni di euro all'anno) diventano una componente occulta del costo delle polizze. In pratica più le assicurazioni si comportano male, più gli organi di controllo le condannano a pagare sanzioni e più aumentano le tariffe. Come è possibile? Ce lo spiega Bruno Rossi in questo articolo e in quello che seguirà la prossima settimana. (robor)

Noi di Golem, memori del dovere di “cani da guardia della democrazia”,  non ci stancheremo mai di denunciare alla pubblica opinione il gioco scorretto delle Compagnie assicurative sui  bilanci Rca
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Venerdì, 20 Dicembre 2013 00:00

Caro Babbo Natale…

Caro Babbo Natale,
anche quest’anno io sono stato buonissimo, non ho truffato nessuna Compagnia, ho sempre pagato il premio, anche se non ho capito perché una cosa che pago io si chiama premio…. Chissà, forse è un regalo che si deve fare all’assicuratore buono… Ma ci sono assicuratori buoni?
Sì, è vero, ogni tanto cambio assicuratore, ma è solo per…. curiosità. Sai, gli assicuratori , come dice Golem, sono solo una decina e così, anno dopo anno,  li posso conoscere tutti e magari diventiamo  tutti una grande famiglia. Hai visto mai che troviamo anche uno… “sconto famiglia”? Con tutto quello che pago, mi farebbe proprio comodo. Però, se allo sconto  ci pensi tu, è meglio.
Incoraggiati dai nostri lettori, proseguiamo nelle lezioni di assicurese  in pillole. Oggi ci occupiamo di un problema  che potrebbe dare , come ci scrive un nostro lettore , qualche… dispiacere al danneggiato per una serie di cavilli dell’assicuratore del responsabile di un incidente: ha torto o ragione l’assicuratore che si rifiuta di risarcire un danno verificatosi in un’area privata o semipubblica?  Chi deve dimostrare la ragione o il torto? Per ora non voglio svelare niente per lasciare a voi “se foste il giudice” ogni decisione in merito (come sempre la soluzione si trova nei documenti correlati a questo articolo). Ma sentiamo cosa ha da dirci il nostro lettore.
Gentile Dott. Rossi,
sono un’impiegata, da poco assunta, in una agenzia di assicurazioni di Modena. Per caso, durante la ricerca della soluzione su un problema assicurativo, mi è capitato di leggere un suo articolo, anzi, una sua “lezione” . Era quella sulla firma falsa su una polizza, pubblicata in due parti il 20 e il 27 settembre. Debbo dire che mi sono abbastanza spaventata, anche perché accade spesso, o meglio accadeva, che queste cose venissero fatte, ma dopo il suo articolo ne ho parlato con l’Agente il quale ha riunito tutto il personale proprio per discutere di questa storia. Adesso non succede più. Specie per me che sono agli inizi le sue lezioni sono davvero molto utili. Adesso, però, sono io a fare una domanda e a chiederle di chiarire un problema: chi è responsabile se un operaio di una ditta chiamata da un mio cliente per fare alcuni lavori di manutenzione della sua villetta, dovesse farsi male durante i lavori? Glielo chiedo perché è nata una discussione con un mio collega. Lui sostiene che la responsabilità è del committente, cioè del proprietario del fabbricato che ha chiamato l’impresa. A me pare assurdo. Io credo che invece sia dell’impresa cioè del datore di lavoro dell’operaio. Che c’entra Il committente? Lui ha solo fatto fare i lavori. Lei che ne pensa? Spero che vorrà dedicarmi un po’ di tempo anche perché sono sicura che questa cosa interessa anche i colleghi delle altre agenzie. Cordialmente Rosa F.
Venerdì, 22 Novembre 2013 17:27

L’assicurazione? se la conosci…

Potrebbe sembrare un po’ didascalico e per gli addetti ai lavori anche troppo semplice, ma il nuovo portale dell’Ivass non è per i professionisti, ma per i consumatori e mette davvero  l’assicurando in grado di capire i principi fondamentali dell’assicurazione: dalla storia (come e perché è nata), al premio (che cos’è e perché si deve pagare), alle condizioni contrattuali. Quelle che, fino a poco tempo fa, erano scritte con caratteri piccolissimi e con un linguaggio indecifrabile e sulle quali si è sempre fatta una facilissima ironia. Era, insomma, come sparare sulla croce rossa…

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