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La teoria semiologica

A che serve l’astrologia

15 Novembre 2013 di 

Il filosofo greco Plotino che ha ispirato per secoli teologi e mistici spiega che gli astri non influenzano gli eventi ma li indicano.

A che serve l’astrologia
Rattrappito sul suo modesto giaciglio, l'uomo – non più giovane e un po' sudicio – all'entrata dell'amico rantolò faticosamente: "Ti stavo aspettando... ma il divino che è in me si unisce al divino dell'universo". Poi chiuse gli occhi per non aprirli più. Era il 270 d.C. e Plotino, stroncato da un cancro alla gola, morì timidamente, così come era vissuto.

Nato in Egitto, probabilmente a Licopoli 65 anni prima, aveva studiato ad Alessandria e viaggiato in Oriente, partecipando con l'imperatore Gordiano alla sfortuata campagna militare contro i persiani. Riparato ad Antiochia e poi a Roma, era divenuto il confidente di un altro imperatore, Gallieno e di sua moglie Cornelia Salonina. Sembra che Gallieno lo abbia invitato a fondare, nei pressi di Napoli, Platonopoli, una città modellata sulla Repubblica di Platone; ma in proposito non si sa nulla di più. A Roma Plotino insegnò le sue dottrine, senza fondare una a scuola, con atteggiamenti da santo e da pastore di anime; e tra i suoi allievi si annoverano anche donne. Uomo di raro genio religioso, ispirò per secoli teologi, mistci e metafisici pagani, cristiani, ebrei, musulmani e gnostici. Godeva della stima di Sant'Agostino il quale disse di lui che era tanto simile a Platone da essere tentati di credere alla reincarnazione. Plotino non scrisse nulla, se non note e appunti per le sue lezioni, ma il suo discepolo Porfirio ci ha conservato, con il titolo di Enneadi (gruppi di nove trattati), cinquantaquattro dissertazioni che, ora in una forma tecnica ora in uno stile di grande elevazione spirituale, riflettono fedelmente l'insegnamento del grande maestro.

Per quanto riguarda l'astrologia, è importante ricordare che Plotino è un accanito sostenitore di quella che, con una espressione dei nostri giorni, potremmo chiamare "teoria semiologica". Per lui, cioè, i pianeti, i segni zodiacali, le varie configurazioni astrali non causano gli eventi, ma sono solo "segni" che li indicano: "Il moto degli astri indica ciascuno degli eventi futuri, ma non li produce tutti, come sembra ai più". La preoccupazione di Plotino è soprattutto quella di togliere ogni dubbio sull'autonomia dell'anima umana, non sottomessa nall'influenza delle stelle; anche i moti dell'anima vengono segnalati nelle configurazioni celesti, che però non li producono. Entro certi limiti, tuttavia, i corpi celesti possono esercitare un certo influsso sul nostro mondo: tale influsso, però, riguarda soltanto il livello materiale, corporeo, e non è che una tra le tante influenze che subiamo.

Plotino affronta anche, specificamente, la questione degli aspetti planetari (cioè le distanze angolari di un pianeta dall'altro, misurate sul cerchio zodiacale): pure essi hanno efficacia di meri segnali. Infatti il mondo, secondo il filosofo, è un "animale unico", un Uno, e tutti gli avvenimenti sono segni di una sola operazione, che è la vita del mondo; questo "organismo universale" è "in simpatia" con se stesso e i movimenti dei suoi singoli membri richiamano e rivelano l'armonica corrispondenza di tutto il resto. Vi è quindi una corrispondenza fra gli stati delle cose e le figure celesti e viceversa: sono momenti, diversi nello spazio, di un unico movimento; ed è così che si annunciano gli avvenimenti. Egli paragona, inoltre, l'Uno al Sole, l'intelletto alla Luce e l'anima alla Luna, la cui luce è solo un "derivato conglomerato della luce del Sole".

Curiosamente, un fondo astrologico solare  è alla base della concezione della regalità che aveva l'imperatore Aureliano, salito al trono nell'anno in cui Plotino morì. Egli ricercò una "potenza divina"  che potesse sanzionare la sua autorità e unire Oriente e Occidente. In un primo memnto si rivolse a Giove, come mostrano anche le sue monete, sulle quali il dio presenta l'imperatore con il globo e la corona. Dopo le sue spedizioni nelle varie parti dell'impero, però, individuò nel Sole una figura più universalmente riconosciuta e quindi più adatta ai suoi scopi di  unificazione. Nel 272 fece costruire a Roma un magnifico tempio al deus Sol e istituì, per il suo culto, il collegio dei pontifices dei Solis (pontefici dei dio Sole). La nascita del Sole fu fissata al solstizio d'inverso, allora collocato al 25 dicembre. E da Sole, unico dio, Aureliano dichiarò di essere stato investito del potere supremo. Era posto il principio del  re "per grazia di Dio". E la "volontà della nazione" dovrà ancora aspettare.
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