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Tariffe Rc auto

Duemila e 600 euro per la Rca di un motorino! Obbligo a contrarre: Cattolica multata per 2 milioni

19 Gennaio 2013 di  Bruno Rossi

Lo abbiamo già scritto: quando si tratta dei propri interessi economici le Compagnie non si preoccupano delle (modeste) sanzioni dell’Isvap. Non fa eccezione nemmeno la Compagnia veronese di solito abbastanza corretta, ma non questa volta. Altre 13 le Compagnie nel mirino dell’Isvap. Quando i danni sono volontari le sanzioni devono essere esemplari.

Duemila e 600 euro per la Rca di un motorino! Obbligo a contrarre: Cattolica multata per 2 milioni
Una multa non è mai una cosa piacevole, meglio evitare, però può succedere che mentre stai per arrivare al semaforo giallo scatta, proprio in quel momento, il rosso e, anche se si tratta di un…. “rosso fresco”… (è stata la simpatica risposta di un automobilista napoletano al vigile che lo aveva colto sul fatto), la sanzione scatta egualmente e ti tocca pagarla.

Però si è trattato di sfiga, bastava che il rosso fosse scattato due decimi di secondo più tardi e per l’automobilista non ci sarebbero stati problemi. Diverso, invece, se la multa arriva per un parcheggio in curva e magari anche in seconda fila. Quello è un fatto volontario, una scelta scellerata, un atto arrogante, un comportamento da coatto, per cui la sanzione di 500 euro (da 39 a 159 euro per sosta in doppia fila e da 80 a 318 euro per sosta in curva) è più che giustificata. Proprio come la sanzione presa dalla Cattolica assicurazioni e da numerose altre Compagnie.

14 imprese nel mirino dell’Isvap
Nel 2011 l’Isvap ha aperto 201 provvedimenti con sanzioni da 8 a 41 milioni. L’elusione dell’obbligo a contrarre è stato contestato anche ad altre 13 imprese tra le quali : Quixa (gruppo Axa), Direct line (gruppo Royal bank of Scotland), Dialogo (gruppo Fonsai), Assimoco (Confcooperative, Coop e Casse Raiffeisen di Bolzano e la tedesca R+V Versicherung) e l'elvetica National Suisse.

quando_le_regole_sono_un_optionalIl razzismo (interessato) delle Compagnie
Per chi non lo sapesse “l’obbligo a contrarre” è quello imposto alle Compagnie dalla legge sull’assicurazione obbligatoria: gli automobilisti sono obbligati ad assicurarsi e le imprese assicurative sono obbligate a fare le polizze, sempre e comunque, anche quando avessero disdettato la polizza (in questo caso devono rifarla). Il mancato rispetto dell’obbligo fa scattare la sanzione per entrambi. Ma la sanzione per le Compagnie scatta anche per un altro tipo di elusione dell’obbligo: quello di una tariffa stellare tale da scoraggiare un automobilista a comprare la polizza. E’ il caso, ad esempio, delle polizze offerte (si fa per dire) da Cattolica e da altre imprese assicurative in Campania con prezzi che a Napoli sono arrivati anche a 9.000 euro (non ricordo quale fosse la Compagnia). In questi casi le imprese assicurative finiscono per tagliare via un pezzo di territorio italiano mettendo in salvo i propri utili, ma lasciando senza assicurazione migliaia di automobilisti (in Italia circolano 3,5 milioni di automobili senza assicurazione. Solo a Napoli e provincia sono 800.000 le auto che circolano non assicurate). Utili che, indipendentemente dalle sanzioni, vengono salvaguardati in qualunque modo, anche sconfinando nel “razzismo” verso i giovani.

Chi ha paura dell’Isvap?
2.600 euro per la polizza di un motorino
, questo il costo di una polizza Cattolica a Napoli per un ciclomotore 50 di un diciottenne. Bologna non è da meno: per un’auto 1.300 di cilindrata i giovani bolognesi dovrebbero pagare 4.094 euro (Bonus Malus, classe di ingresso, massimale minimo di legge ). A Napoli costa addirittura € 5.535,00. Se si parlasse di lire sarebbero 11 milioni, quanto il prezzo dell’auto (ma se l’auto fosse usata, la polizza costerebbe molto di più dell’auto stessa).
E’ questa la motivazione (tutti gli altri casi tariffari sono inseriti nei documenti correlati a questo articolo) che ha portato l’ISVAP a comminare la sanzione di 2.000.000 di Euro a carico della Cattolica Assicurazioni (Ordinanza n. 4666/12 del 14 novembre, leggibile negli allegati), la più alta tra quelle disposte nei confronti delle imprese di assicurazione nel bollettino Isvap del mese di novembre. Ma la Cattolica, nelle stesso mese di novembre, ha collezionato anche altre 23 sanzioni per un totale di 314.416 euro per lo più scaturite da mancato rispetto, per sinistri del ramo r.c. auto, dei termini per la formulazione dell’offerta di risarcimento diretto al danneggiato ovvero per la comunicazione dei motivi di diniego della stessa”.
Certo che con 2.300.000 euro di multe (più di 4 miliardi e mezzo delle vecchie lire) quello di novembre non dovrebbe essere stato per Cattolica proprio un bel mese…, ma qui torno sulla mia ipotesi delle sanzioni alle Imprese assicurative che non rappresenterebbero motivi di grande preoccupazione (Golem 28 settembre e 5 ottobre: “Le sanzioni Isvap non preoccupano le Compagnie, mandano in rovina gli agenti”) . Sbaglio? Allora domandiamoci:

Perché una Compagnia incappa in queste sanzioni?
Innanzi tutto una Compagnia “non incappa”, non si tratta di attraversare l’incrocio con un “rosso fresco”, obbligo_a_contrarresemmai di parcheggiare in curva e in seconda fila, perché la tariffa Rca, prima della sua diramazione alle agenzie per la vendita, deve essere pensata, calcolata, elaborata e spedita all’Isvap. Tutte cose che richiedono l’impiego di uomini (attuari matematici. Ogni tanto anche questi vengono sanzionati), richiedono valutazioni tecniche e valutazioni economiche cioè: scelte. E le scelte richiedono decisioni e tempi lunghi. Quindi Cattolica, come ogni Compagnia in questi casi, non può non aver deciso consapevolmente di infrangere quelle regole. Perché lo ha fatto? Perché una Compagnia come Cattolica, che non è certo una sprovveduta, si mette nelle condizioni di prendere una multa da 2 milioni? Glielo abbiamo chiesto.

Ma Cattolica ha rifiutato di rispondere
I dirigenti della Compagnia non hanno voluto risponderci, limitandosi a dire che faranno opposizione alla sanzione. Peccato perché ritenevamo che, contrariamente a quelle più blasonate e spocchiose, Cattolica fosse una Compagnia più disponibile al dialogo, pensavamo che l’ufficio stampa e il servizio reclami, aperti, se non ricordo male, tra le prime imprese italiane fin dagli anni ’90, non servissero solo per fare vetrina, ma anche per interpretare nel giusto modo il fare impresa assicurativa negli anni duemila (le nostre domande in realtà erano sei. Un’intervista per confrontarsi francamente e senza pregiudizi con una Compagnia nei primi posti della classifica nazionale). Non abbiamo le risposte e senza queste continueremo a formulare le nostre ipotesi, disposti a correggerle nel caso qualcuno a Verona decidesse di confrontarsi con la stampa.

Le sanzioni alle imprese
dovrebbero essere esemplari
Cattolica ha avuto una sanzione di 2 milioni, altre Compagnie di un solo milione. Visto che la forbice (ma perché, poi, esiste una forbice?) delle sanzioni applicabili, prevista dall’art. 314 del Codice delle assicurazioni, va da uno a cinque milioni di euro, perché queste differenze? Bisognerebbe chiederlo all’Isvap, ma l’ufficio stampa dell’Autority , unico modo per dialogare con questa autority, è un “ente inutile”: in tanti anni non ho mai avuto una sola informazione da quell’ufficio. Personalmente sono convinto che, viste le conseguenze che provoca l’elusione, le sanzioni dovrebbero essere elevate. Anzi, molto elevate e senza forbice. Bisognerebbe applicare solo e sempre la sanzione massima di 5 milioni e, come si fa con le quietanze degli agenti, una sanzione per ogni singolo caso. Ed i casi di elusione potrebbero essere almeno pari ai reclami dei consumatori. Ad esempio lo scorso anno l’Isvap dice che ci sono stati 180 reclami per questo motivo….
Allora sì che la sanzione funzionerebbe come vero deterrente! Del resto stiamo parlando di Rca, di una polizza che in Italia è la più costosa d’Europa, stiamo parlando di intere regioni abbandonate dalle imprese assicurative, stiamo parlando di milioni di assicurati costretti a girare senza copertura, di agenzie che chiudono come più volte è stato denunciato dallo SNA (il sindacato degli intermediari) e stiamo parlando, soprattutto, di una voce di spesa che alimenta la crisi economica nazionale.
L’Autority, quindi, non può e non deve avere la mano leggera, anche per un principio di equità con gli agenti, lo dicevamo il 28 settembre nel citato articolo : “Che rapporto c’è tra un agente costretto a pagare una sanzione di 300.000 euro e una Compagnia costretta a pagarne una di un milione? Il primo finisce sul lastrico, mentre la seconda paga quanto lo stipendio annuo di un alto dirigente o di qualche impiegato.” Del resto l’elusione dell’obbligo a contrarre non può che rientrare nelle scelte e nei comportamenti volontari: scelte consapevoli volte ad infrangere le regole. E quando un comportamento dannoso è volontario, il codice penale dice che dovremmo parlare di comportamenti dolosi e le sanzioni, di conseguenza, devono essere adeguate. Veri atti punitivi verso chi danneggia più o meno volontariamente gli altri, anche per scoraggiare certi calcoli utilitaristici, perché se le Compagnie, infischiandosi delle sanzioni, continuano da anni ad infrangere le regole (nel decennio 2000-2010 le sanzioni alle Compagnie hanno superato i 250 milioni di Euro),   evidentemente è perché il guadagno che ne ricavano compensa le sanzioni oppure le sanzioni alla fine sono talmente basse da essere ininfluenti. E questo non può e non deve passare. (Bruno Rossi)


Golem per i lettori
Mandateci le vostre segnalazioni su questo problema, ma anche su altri problemi con le Compagnie.
Bruno Rossi
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Bruno Rossi
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Informazioni sull'autore
Giornalista economico per il settore delle assicurazioni. Laurea in scienze politiche. Pubblicazione di tre libri. Medaglia d’oro dell’Ordine dei Giornalisti di Bologna per 40 anni di carriera. Ha collaborato con: Rai , Milano Finanza, il  Resto Del Carlino , Il Messaggero, Panorama-Auto Oggi, Class, Patrimoni, Il Salvagente.
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