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Trucchi per interpretare una polizza rischi

La polizza? E’ come fare colazione

26 Ottobre 2012 di  Bruno Rossi

Primo incontro con l’assicurese. Com’è fatta una polizza? Quanti tipi di polizze esistono? Sono tutte uguali? Come si legge una polizza? Ci sono trabocchetti? Nella fase del risarcimento si possono evitare i cavilli delle Compagnie? In che modo?

Da questa settimana questa rubrica, mantenendo fede allo spirito con il quale è nata, inizia, sia pure a puntate (una o due volte al mese), una serie di approfondimenti live su più livelli. Dietro le quinte del contratto assicurativo.

IL CONTRATTO DI ASSICURAZIONE
il_contratto_di_assicurazioneLa strada che mi accingo a percorrere la farò in compagnia di un bel libro “Corpo 11”pubblicato negli anni ‘80 dalla “Previdente assicurazioni”, confluita poi nel gruppo FonSai e finita recentemente nell’abbraccio del grande gruppo Unipol (il secondo in Italia dopo quello delle Generali). Il titolo era già tutto un programma e, per l’epoca, un programma d’avanguardia. Quando il libro uscì, le polizze erano ancora scritte in assicurese stretto e, come denunciavano le allora giovani Associazioni di consumatori, con caratteri minuscoli che scoraggiavano in partenza eventuali tentativi di lettura di volenterosi assicurati. Erano (oggi le lettere di piombo non ci sono più) i caratteri che i tipografi chiamavano “corpo 5”. “Corpo 11” erano invece i caratteri scelti per il libro di cui stiamo parlando, che voleva essere un testo “chiaro, leggibile e comprensibile” e, a mio parere, c’è riuscito in maniera insuperabile, coniugando perfettamente informazioni chiare e corrette, linguaggio comune, leggerezza e simpatia, anche con la bella matita di Guido Scarabottolo. Avrei voluto indicare anche i nomi degli autori di questo libro, ma sono riportati solo come Staff VPR. Questi miei compagni di viaggio, che riconoscerete negli inserti in corsivo, meriterebbero , invece, di essere conosciuti con nome e cognome. I nostri incontri aumenteranno di livello, mano a mano che l’argomento diverrà più familiare. Questo primo ciclo è dedicato a chi, di assicurazione, non sa nulla o quasi.

CONSERVARE TUTTO NON BASTA.
A dispetto di lei che vorrebbe buttare tutto, compreso quel golf un po’ liso ma al quale sei affezionato, bisogna conservare tutto: carte documenti, ricevute, certificati, attestati di versamento, copie di dichiarazioni, vaccinazioni,conservare_tutto_non_basta ecc. Anche le polizze di assicurazione contribuiscono ad alimentare l’alluvione di carte da conservare a futura memoria, con le ricevute annuali del pagamento dei relativi premi. Ma spesso, troppo spesso, sono dimenticate nella loro sostanza di contratti che prevedono dei diritti e dei doveri, delle condizioni drastiche, dei casi di esclusione, degli adempimenti legati a certe eventualità, taluni comportamenti perentori in caso di sinistro, la necessità di certi aggiornamenti in relazione all’andamento dell’inflazione, al valore e alla quantità di beni assicurati, ai minimi necessari per dormire tranquilli. Non basta assicurarsi; e comunque non basta aver messo la propria firma, magari anni fa, in calce ad una polizza, pagare annualmente, come se fosse un rito scaramantico che allontana le disgrazie, il premio previsto dal rinnovo automatico.
Bisogna sapere esattamente cosa si è acquistato con la polizza che teniamo nel cassetto, per evitare brutte sorprese nel caso la si debba usare. Le polizze sono dei contratti scritti e, visto che oggi sono scritte finalmente in caratteri 11, sarà bene imparare a leggerle (prima di tutto) e a gestirle negli anni. A scanso di sorprese.

LA POLIZZA E’ FATTA COSI’:
sono 2 i documenti che costituiscono una polizza: - il cosiddetto “simplo” il certificato (una o due pagine di roba. Il termine definisce l’esemplare della polizza, che è in tre copie: per l’Assicuratore, per l’Assicurato, per l’intermediario) che trascrive i dati anagrafici di chi l’ha acquistata, il rischio che viene la_polizza__fatta_cos_-_a_met_-_assicurato, le “garanzie”, cioè le coperture inserite, la durata - e “il libretto” delle condizioni.
Il primo documento è facile da leggere, ma nella sua estrema sintesi dice ben poco. Per verificare cosa c’è in concreto nella polizza bisogna armarsi di buona volontà e prendere in mano il libretto delle condizioni che è parte integrante della polizza. Nella montagna di carta accantonata non lo si trova? Bisogna richiederlo subito e deve essere proprio il libretto al quale fa riferimento il simplo con i suoi codici, numeri e date.   Solo quello e non un altro. Ci sono anche altri tre “pezzi di carta”: le dichiarazioni “7A” e “7B” che l’intermediario è obbligato a consegnarvi. Il primo elenca gli obblighi di comunicazione nei vostri confronti a cui è tenuto, il secondo fornisce le informazioni sull’intermediario (sono riportati tra i documenti correlati a questo articolo). Infine la legge prevede che vi venga sottoposto il “questionario dell’adeguatezza” (anche questo, allegato). Si tratta di una specie di intervista e serve, secondo l’intenzione del legislatore, a far sì che la polizza che state per sottoscrivere sia realmente adeguata alle vostre esigenze. Ma su questo argomento ci torneremo per approfondirlo come si deve.

LA CHIAVE DI LETTURA DELLA POLIZZA
Le definizioni non sono “istruzioni per l’uso”
la_chiave_di_lettura_della_polizzaQuello che viene chiamato libretto delle condizioni di polizza, tanto libretto poi non è. Sono almeno una quarantina di pagine la cui struttura, per fortuna di chi legge, si ripete per i diversi tipi di polizza (polizza infortuni, polizza incendio, polizza Rc ecc.). Conoscere la struttura della polizza significa avere la chiave di lettura, la bussola per orientarsi in un territorio non proprio familiare.
Si comincia con un paio di pagine dedicate alle Definizioni che richiamano alla mente l’ora di italiano, il vocabolario….. Sarà forse per questo che in genere vengono saltate a piè pari, sia dall’assicurato, sia dallo stesso intermediario. Errore! Quelle definizioni non sono un glossario , né tanto meno, istruzioni per l’uso. la_polizza__fatta_cos_-_alla_fineSono vere e proprie norme contrattuali, vocaboli che a volte hanno un significato diverso da quello del vocabolario. Un significato che l’assicurato , firmando la polizza, accetta. Questo significa che la contestazione di un sinistro potrebbe avvenire anche per un’errata interpretazione tra il vocabolo letterale e quello contrattuale della polizza.
Seguono poi le Condizioni Generali, che riportano le regole base del contratto di assicurazione, uguali per tutti i tipi di polizza, e le Condizioni Particolariche riguardano il rischio che si sta assicurando (incendio, furto, Rc ecc.). Se la polizza che stiamo acquistando è una cosiddetta “multirischi” nello stesso libretto avremo una parte di condizioni generali- valida per tutti i rischi- e in successione, le condizioni specifiche (Condizioni Particolari) dei diversi rischi che è possibile assicurare (repetita iuvant: incendio, furto, Rc ecc.) . Il tutto condito con riferimenti a vari articoli del Codice Civile, che fortunatamente oggi non sono più un oggetto misterioso per chi non ha in tasca una laurea in giurisprudenza perché, spesso, sono riportati in coda al libretto.
E’ quasi come fare colazione con pane, burro e marmellata. Il pane è il contratto in generale (con le sue regole: clausole generali, alcuni articoli del Codice civile ecc.), mentre la nutella o la marmellata rappresenta l’insieme delle condizioni particolari del rischio assicurato (detto anche : ramo) che, appunto perché sono particolari, sono diverse da rischio a rischio . Spalmando la nutella sul pane si ottiene …. la polizza.

LE ESCLUSIONI
Poiché, genericamente, le polizze di qualunque Ramo (o rischio, o sezione. Sono tutti sinonimi) sono costruite con la somma di garanzie (nella polizza incendio, ad esempio, oltre ai danni dell’incendio, vengono aggiunti: il risarcimento dei danni provocati dal fumo o i danni provocati dai dei pompieri per spegnere l’incendio, ecc.), nelle esclusioni vengono indicati , invece, i danni che la Compagnia non risarcisce. Ad esempio per l’incendio sono esclusi i danni: provocati dal terremoto, da eruzioni vulcaniche, oppure da atti vandalici in occasione di guerra, scioperi, sommosse, tumulti , ecc.
Attenzione ! Questo capitolo deve essere letto e approfondito insieme al vostro assicuratore. E’ la parte più importante della polizza.

IL SINISTRO
L’assicurato deve denunciare il sinistro entro 3 giorni dal fatto. Questa parte della polizza indica cosa e come deve fare l’assicurato quando si verifica l’evento, che nel caso di incendio sarà il piccolo o grande rogo. I –doveri- dell’assicurato non si esauriscono con la denuncia, ci sono almeno una quindicina di altre cose da fare (guai a non farle. Nascono anche qui i cavilli…). Le conosceremo meglio in occasione della spiegazione della singola polizza.

LA MANUTENZIONE DELLA POLIZZA
Una volta fatta in modo consapevole la polizza, dopo aver letto bene anche le condizioni e dopo aver richiesto tutte le spiegazioni del caso, bisogna continuare nel corso degli anni a gestirla con la dovuta attenzione. Una polizza non è per la vita. Ogni tanto va rivista, aggiornata.

Col tempo cambiano tante cose, non solo il colore dei capelli e lo slancio verso la donna amata. Cambia il valore dell’automobile, pagata 15.000 euro allora e che oggi ne vale si e no due; cambia il patrimonio assicurato contro il furto in casa, che allora era solo un nido d’amore e oggi è un forziere di cose preziose; cambia il valore di quella persona che rischiamo di investire tornando a casa sfiniti con l’automobile; aumenta la probabilità di doverci operare di prostata; diventa più interessante, purtroppo, l’assicurazione sulla vita. E si rischia di pagare alla compagnia troppo o troppo poco, di correre rischi non garantiti, di pagare per rischi non più esistenti. Come un coltivatore diretto che, per abitudine, continui a pagare l’assicurazione contro la grandine dopo aver venduto un podere. O, al contrario, quello che pensa alla sua assicurazione infortuni mentre si avventura nella scalata al Cervino ( e nonfirma ha fatto caso che quel tipo di rischio è esplicitamente escluso dalla polizza). C’è un rischio che rimane comunque a carico anche della persona più scrupolosa che decide di affidare tutti i propri rischi ad una compagnia di assicurazione. Quello di non aver saputo capire e gestire le proprie polizze e di accorgersene solo quando la frittata è fatta, cioè quando è capitato il temuto sinistro.
Nelle assicurazioni il senno di poi può costare caro.
(fine prima parte -  Bruno Rossi) 

Per maggiori dettagli vi consigliamo di legger gli allegati in basso.
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Bruno Rossi
Bruno Rossi
Informazioni sull'autore
Giornalista economico per il settore delle assicurazioni. Laurea in scienze politiche. Pubblicazione di tre libri. Medaglia d’oro dell’Ordine dei Giornalisti di Bologna per 40 anni di carriera. Ha collaborato con: Rai , Milano Finanza, il  Resto Del Carlino , Il Messaggero, Panorama-Auto Oggi, Class, Patrimoni, Il Salvagente.
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