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Il governo itanliano non pagherà più i danni per catastrofi naturali

Catastrofi naturali? Arrangiatevi: il governo non paga più

21 Settembre 2012 di  Bruno Rossi

Dopo il terremoto in Emilia una legge stabilisce che lo Stato non tirerà fuori nemmeno un centesimo per i danni. La speranza sono le assicurazioni, che però fanno i propri interessi…

Catastrofi naturali? Arrangiatevi: il governo non paga più

In 2.500 anni l’Italia  è stata interessata da oltre 30.000 terremoti, da 560 eventi di intensità uguale o superiore all’ottavo grado Mercalli. Siamo al primo posto per la mortalità con perdite economiche di 11 miliardi di euro, eppure, da oggi in poi, gli italiani dovranno arrangiarsi da soli. Potranno rivolgersi alle Compagnie assicurative, ma le Compagnie non sono enti di beneficienza… il Governo non potrà semplicemente chiamarsi fuori, dovrà trovare il modo  affinché: la polizza si faccia, costi poco e abbia risarcimenti elevati.

 

E’ finita , per fortuna, un’altra estate infuocata: prima  Scipione,  poi Caronte, poi Lucifero, ci mancava solo Minosse e l’inferno quest’anno  ce lo siamo  fatto al completo. Il problema è che queste estati arroventate  possono  sempre finire con qualche brutta bufera e  relativi allagamenti, con  paesi sommersi dal fango smottato da colline e montagne marce per il disboscamento, per la costruzione selvaggia su colline friabili, per la cementificazione  e per il dirottamento del corso dei fiumi. Situazioni drammatiche che non necessariamente sono legate alle conseguenze del maltempo di fine estate. In Italia queste tragedie sono di casa se, come dichiara il rapporto del Commissario europeo per la ricerca Philippe Busquin, il nostro Paese figura al primo posto nella mortalità  per questo genere di disastri, con perdite economiche di 11 miliardi di euro (a “pari merito”, ma per i soli danni economici la Germania, seguono Spagna e Inghilterra con 6 miliardi di euro). Ma l’Italia primeggia, purtroppo, anche  per altre drammatiche emergenze:  quella vulcanica e quella  sismica (per non parlare degli incendi boschivi) .    
In 2.500 anni l’Italia,  come dichiara la Protezione Civile, è stata interessata da oltre 30.000 terremoti di media e forte intensità superiore al quarto e quinto grado della scala Mercalli, e da circa 560 eventi di intensità uguale o superiore all’ottavo grado Mercalli. Solo nel ventesimo secolo 7 terremoti hanno avuto una magnitudo uguale o superiore a 6.5 Richter (decimo e undicesimo  grado della scala Mercalli che arriva a 12 gradi, la Richter arriva a magnitudo 7+ (Vedi documenti da scaricare a fondo pagina ). Quello dell’Emilia, ad esempio, è stato  di magnitudo 5,8 ma Bonanni, Segretario nazionale della Cisl, pensa che sia stato, invece, di M. 7 e che qualcuno abbia, come si dice, ciurlato nel manico perché, dice sempre Bonanni, se la magnitudo fosse stata superiore lo Stato avrebbe dovuto rimborsare a tutti il 100% dei danni, cosa che con una magnitudo inferiore invece non avviene. La Cisl vuole vederci chiaro e  pare che abbia dato incarico ad alcuni avvocati di indagare sulla questione. Si vedrà.

I guai non vengono mai da soli
I guai, si sa, non vengono mai da soli e così, a sorpresa, il Governo, dopo la tragedia dell’Emilia, si è messo di traverso dichiarando che non pagherà più un soldo. Il nuovo decreto-legge n.59, che riforma la Protezione Civile, infatti, stabilisce che lo Stato non pagherà i danni provocati da catastrofi naturali a case, aziende o qualsiasi altra struttura danneggiata. I cittadini dovranno fare da soli e premunirsi per tempo, se vorranno,  di una polizza di assicurazione, specialmente se vivono in zone a rischio. Totò direbbe: “…Cornuti e mazziati!” Sì, perché a tragedia si aggiunge tragedia.  Non solo gli italiani stanno pagando una finanziaria “lacrime e sangue”, per ripianare un debito spaventoso fatto dai politici degli anni ’70-’80 (e nessuno ci ha ancora spiegato come quel debito sia nato e come, soprattutto, sia diventato stratosferico), non solo pagano le tasse (quelli che le pagano, le pagano anche per quelli che evadono) per avere in cambio dallo Stato i giusti servizi (che invece non ci sono o sono sempre più carenti), non solo pagano la benzina (la norma stabilisce che il fondo della Protezione Civile per far fronte alle calamità naturali sia finanziato tramite l’aumento delle accise regionali sulla benzina. Sempre la solita storia…), ma adesso dovranno anche pagarsi una polizza assicurativa privata per tutelarsi dagli “atti di Dio” (non è una battuta. Gli eventi naturali e catastrofali gli assicuratori li chiamano tecnicamente così, tanto che nelle scuole di formazione assicurativa si narra che una signora americana, sentitasi rifiutare dal proprio assicuratore il risarcimento dei danni, ha pensato bene, per ottenerlo, di rivolgersi al suo diretto rappresentante  sulla terra…. Il Vaticano). 

articolo_catastrofi_2Danni “fai da te”
Ma i “danni fai da te” con i quali saremo costretti a fare i conti  sono invece, e soprattutto, la conseguenza di gravissime responsabilità dei vari Governi passati nei confronti dei  cittadini per aver permesso, grazie anche ai ripetuti condoni edilizi, che il territorio  italiano andasse in malora. L’attuale Governo, però, ha una sua personale responsabilità per essersi  chiamato fuori senzaaver emanato leggi particolari o, quando queste leggi ci fossero, senza aver pianificato un piano coordinato di controllo  contro l’abusivismo  e l’edificazione selvaggia, lasciando ancora  un’Italia in balia delle  calamità naturali le quali, com’è noto, dipendono in larga misura proprio dalla cattiva gestione del territorio. Lo ripete continuamente il Geologo televisivo Mario Tozzi, ma lo ha detto soprattutto la Società Italiana di Geologia Ambientale, dopo aver descritto i disastri verificatisi dal Lombardo-Veneto alla Calabria, smentendo  anche il Governatore del Veneto Zaia che nel 2010 dava la colpa, per i disastrosi allagamenti in quella regione, ai soli fenomeni naturali. Dice la SIGA: - ”Dal punto di vista scientifico, i fenomeni naturali sopradescritti rientrano nella normalità. E’ normale che in autunno si registrino piogge di tali intensità e durata”. Non è normale, invece, che un territorio geologicamente “giovane” come il nostro sia diventato strutturalmente fragile perché si è costruito e si continua a costruire in zone pericolose.
Comunque oggi le cose , volenti o nolenti stanno così: se vuoi il risarcimento dei danni causati da qualche disastro della natura devi pagarteli da solo o devi  stipulare  una polizza assicurativa. Gli emiliani saranno gli ultimi italiani ad avere un qualche risarcimento. Entro 90 giorni dalla pubblicazione in “Gazzetta”, palazzo Chigi di concerto con i ministeri dell'Economia e dello Sviluppo Economico e sentita la Conferenza Stato-Regioni  e l'Isvap, dovrà emanare un regolamento, sulla base di alcuni criteri. Vedremo quali saranno e speriamo che per chi si assicura ci siano almeno le agevolazioni fiscali .

Ma l’assicurazione… assicura ?
L’abbiamo già detto altre volte, le compagnie assicurative non sono enti di beneficienza, loro fanno solo affari. Spesso, fin troppo spesso, i politici, lo dimenticano (lo dimenticano?)  e anziché curare gli interessi dei cittadini imponendo alle Compagnie,  ad esempio, polizze (solo) di durata annuale e  il plurimandato degli intermediari, si perdono in strane e sospette operazioni come , tanto per citarne due: il balletto del plurimandato che questo Governo, prima ha inserito nel decreto e poi lo ha fatto sparire e il blindamento del decreto per evitare (vedi Golem/agosto sui “tre preventivi”) che qualche parlamentare provi a migliorarlo. Due cosette da niente… che, almeno in quest’ambito, da un lato danneggiano gli agenti (e gli assicurati) e dall’altro finiscono per favorire, ancora una volta, gli interessi delle imprese assicurative. E così la famosa polizza che dovrebbe sostituire lo Stato nel pagare i danni delle catastrofi naturali, è lasciata alla “buona volontà” (sic) delle imprese assicurative. Forse Monti e i suoi Ministri non lo sanno, ma già adesso le polizze “contro”  il terremoto , gli uragani, l’esondazione dei fiumi, il franamento delle colline, gli tsunami, l’eruttazione dei vulcani, le disastrose nevicate ecc. sono, di fatto, introvabili. 
Prima della catastrofe, il terremoto, bene che andava,  veniva rimborsato al massimo al 50%. Che volete che se ne faccia  un povero cristo di 50-60 anni (ma se ne avesse 30 non farebbe molta differenza) a cui è crollata a casa, di un rimborso di 200.000 euro se,  per ricostruirla, dovrà spenderne  altrettanti? Chi gli dà la differenza? La banca?.... E se sulla sua casa crollata avesse acceso un mutuo che non avesse finito di pagare? Immaginatevi queste situazioni moltiplicate per centinai, per migliaia di casi.  Quanti italiani resterebbero senza più una casa?
Oggi se un emiliano chiedesse una polizza per il terremoto, pensate che la otterrebbe? E ammesso che l’ottenesse, pensate che la otterrebbe ad un prezzo “normale” e magari con una possibilità di risarcimento al 100%? 
Se conosco le Compagnie (e le conosco bene) quell’emiliano:
a) non otterrebbe nessuna polizza o,
b) la otterrebbe ad un prezzo dieci volte superiore e,
c)  il massimo risarcimento di quella polizza non sarebbe superiore al 30% .
Mi piacerebbe  essere smentito e l’occasione c’è perché ho chiesto ad alcuni broker  e ad alcuni agenti plurimandatari (i pochi fortunati) di mandarmi notizie su questa situazione assicurativa. La richiesta è naturalmente rivolta anche alle Compagnie di… buona volontà  e a tutti i lettori di Golem. 
Se mi arriveranno notizie, torneremo a parlarne.

articolo_catastrofi_3Le Compagnie creeranno problemi , ma la polizza è fattibile
Riflettiamo sulla fattibilità di questa famosa polizza. Sul piano strettamente tecnico, nonostante il pianto delle imprese assicurative, la possibilità di avere la cosiddetta polizza “eventi naturali e catastrofali” c’è. Gli agenti e i broker lo sanno bene. Il sistemi sono almeno due: coassicurazione e  riassicurazione. Le Compagnie lo fanno già per assicurare i grandi disastri ambientali, le navi da crociera, quelle che trasportano petrolio ecc. Le imprese assicurative si mettono cioè insieme in una sorta di società (coassicurazione) e ciascuna Compagnia si assicura (sì, anche le Compagnie si assicurano) con un’altra Compagnia (riassicurazione) la quale, a sua volta, si riassicura con un’altra Compagnia e così via teoricamente all’infinito. Per cui il grande disastro, per la singola Compagnia, inserita in una specie di catena di S. Antonio con decine, centinaia di imprese assicuratrici, finisce per costare relativamente poco. Se poi il numero degli assicurati dovesse essere molto elevato (cioè tutti gli italiani), per il principio sociale della mutualità, che in parole povere è: prendere i soldi da tanti per distribuirli ai  pochi (non tutti gli italiani, per fortuna, subiscono un terremoto nello stesso momento), le Compagnie potrebbero essere più ben disposte ad accettare il rischio. Ad esempio “la polizza contro la disgrazia”, come viene tristemente definita, se fosse obbligatoria non dovrebbe superare i  70-100 euro all’anno e potrebbe erogare risarcimenti del  70-80%. Se poi lo Stato contribuisse, magari creando un apposito fondo (utilizzando annualmente una piccola parte dei soldi che risparmia non pagando più le catastrofi), il rimborso totale potrebbe addirittura arrivare al 100%.
Ho parlato di polizza obbligatoria. Nemmeno a me piacciono le cose obbligate però l’obbligo , che dovrebbe comunque essere impostato su fasce di reddito differenziate (chi ha di più paghi di più), permetterebbe di avere una polizza a basso costo e con risarcimenti massimi.  Lasciata invece alla “buona volontà” dei singoli non credo proprio che si otterrebbero dei risultati significativi. Inoltre l’assicurazione su base “volontaria” creerebbe una disparità tra quelli che risiedono in aree sismiche e quelli che risiedono in zone non a rischio, disparità che, invece, la polizza obbligatoria, spalmando il rischio  fra tutti gli italiani, non determinerebbe.

Un consorzio tra Compagnie?
Giorgio Gaber, negli anni ’70 cantava: “la libertà non è star sopra un albero/ la libertà è partecipazione”, così al Governo, lo ripetiamo, non basta dire :”non pago più”,  anche se ne capiscono i motivi. Se quello di Monti vuole ancora essere il Governo dell’equità, e non lo è stato quando non ha tassato i patrimoni costringendo invece tutti gli altri a grandi sacrifici,  deve evitare lo sbilanciamento tra doveri e diritti. All’obbligo di far pagare in proprio i danni di un terremoto disastroso, avrebbe dovuto far corrispondere una rigorosa pianificazione della difesa del territorio contro chi costruisce abusivamente, contro chi modifica o cementifica il corso dei fiumi, contro chi crea voragini sotto terra e accanto a questo soprattutto  la creazione di un grande progetto assicurativo. Abbiamo già parlato della scarsissima disponibilità delle Compagnie per questo genere di rischi per cui il Governo deve mettersi alla testa di un organismo che porti …“spintaneamente” le imprese assicurative  a collaborare. Un’idea potrebbe essere quella di realizzare un consorzio per l’assicurazione dei grandi rischi chiamando a farne parte il maggior numero di Compagnie italiane e non . Solo così, a mio parere, si potrebbe arrivare  davvero ad una polizza che abbia costi contenuti e soprattutto risarcimenti elevati.  Senza questo intervento, senza questa seconda parteil nuovo decreto-legge n.59 lascia, ancora una volta, gli italiani soli con i loro problemi, soli con le loro tasse e con le finanziarie “lacrime e sangue”. (bruno rossi)


Cliccate sui link :
http://www.focus.it/ambiente/ecologia/fiumi_senza_freni_c11.aspx

http://www.focus.it/ambiente/ecologia/

Ci troverete due interessanti giochi multimediali di Focus che vi faranno comprendere cosa succede all’ambiente quando l’uomo interviene pericolosamente.

-- Se volete capire, una volta per tutte, quali danni creano le scosse di terremoto e qual è la differenza tra scala Mercalli (gradi di scossa)  e Scala Richter (magnitudo) aprite il documento correlato da scaricare.
 
Bruno Rossi
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Bruno Rossi
Bruno Rossi
Informazioni sull'autore
Giornalista economico per il settore delle assicurazioni. Laurea in scienze politiche. Pubblicazione di tre libri. Medaglia d’oro dell’Ordine dei Giornalisti di Bologna per 40 anni di carriera. Ha collaborato con: Rai , Milano Finanza, il  Resto Del Carlino , Il Messaggero, Panorama-Auto Oggi, Class, Patrimoni, Il Salvagente.
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