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Risparmio energetico

Su questa pietra sconfiggerò la crisi

24 Gennaio 2014 di  Simone Morano

La zeolite riscalda senza bisogno di energia, dura 300 anni, non lascia residui tossici e quella sintetica costa 70 euro al chilo. La Vaillant scommette su una caldaia a zeolite per scrivere il futuro del riscaldamento.

Su questa pietra sconfiggerò la crisi
Sconfiggere la crisi con una pietra, producendo sistemi di riscaldamento economici ed ecologici. È quello che provano a fare alla Vaillant, azienda tedesca che opera in Italia dal 1960, dove hanno messo a frutto le capacità di un minerale in grado di scaldare l’acqua senza bisogno di energia esterna.

Il minerale si chiama zeolite, ed ha la straordinaria capacità di produrre calore entrando in contatto con il vapore acqueo: Vaillant ha deciso di sfruttarne le doti per dare vita a un impianto di riscaldamento, denominato zeoTHERM, con prestazioni migliori di qualunque tipo di caldaia a condensazione. Potrebbe rappresentare il riscaldamento del futuro, non appena si riuscirà ad abbatterne i costi.

Una caldaia alimentata a zeolite può lavorare a basse temperature, non soffre i mutamenti repentini di temperature e non lascia residui tossici. Come spiega l’ingegner Claudio Galli, Responsabile Consulenza & Formazione Progettisti di Vaillant Italia, “la zeolite, materiale completamente ecocompatibile costituito solo di alluminio e silicio, è inserita all’interno di un modulo termico sottovuoto insieme all’acqua. Essa, grazie alle sue caratteristiche costitutive, è in grado di valorizzare il calore gratuito e rinnovabile dell’ambiente anche a bassa temperatura, catturato da dei collettori solari termici, mettendolo a disposizione dell’impianto di riscaldamento”.

“Il modulo termico che contiene la zeolite non ha bisogno di manutenzione. In poche parole, è possibile riscaldare, proteggere l’ambiente, risparmiare energia e ridurre i costi di gestione dell’impianto di riscaldamento”. Ecco perché un sistema ibrido a zeolite come quello di Vaillant è potenzialmente rivoluzionario: se in una città come Milano tutti gli impianti di riscaldamento impiegassero un sistema simile, ogni anno verrebbero prodotte 150mila tonnellate di anidride carbonica in meno. In pratica, sarebbe come togliere tutte le automobili dalle strade per 103 giorni all’anno. La zeolite, dunque, potrebbe costituire lo strumento del riscaldamento del futuro. Come spiega Galli, “le prospettive di utilizzo sono fortemente connesse con la legislazione vigente in materia di sfruttamento dell’energia rinnovabile, con il sempre minore fabbisogno termico delle abitazioni, con la presenza degli impianti di riscaldamento a pavimento e con la facilità di accesso al combustibile”. Condizioni già presenti in Italia: “Per questo siamo portati a credere che questo tipo di apparecchio potrà trovare la sua giusta diffusione”.

La zeolite utilizzata da Vaillant, peraltro, non è la pietra estratta in natura, ma un prodotto sintetico, in tutto e per tutto simile all’originale, eccezion fatta per l’aspetto estetico (piccole palline bianche non più grandi di un millimetro, decisamente diverse dai cristalli colorati naturali, frutto della combinazione con gli altri minerali che avviene nel corso dei secoli). Galli sottolinea che “il sistema ibrido a zeolite permette di raggiungere delle rese stagionali molto prossime a quelle delle pompe di calore elettriche aria/acqua senza andare a gravare sulla rete elettrica nazionale; inoltre, garantisce uno standard di comfort elevato anche durante i periodi più freddi dell’anno. E’ ideale soprattutto per la produzione di riscaldamento e acqua calda sanitaria, sia nelle nuove costruzioni sia in vecchi edifici ristrutturati”.

Tra i tanti vantaggi della zeolite sintetica, la sua resistenza nel tempo (dura fino a trecento anni) e il costo ridotto: un chilo costa non più di settanta euro. Ma se il sistema di riscaldamento a zeolite è tanto vantaggioso, perché non è ancora diffuso? A dispetto del prezzo ridotto della materia prima, i costi non sono bassi: l’investimento iniziale è consistente. Va tenuto conto, però, che lo sfruttamento del calore ambiente permette al sistema ibrido zeoTHERM di raggiungere delle prestazioni ben superiori rispetto a quelle delle migliori caldaie a condensazione. Inoltre, i collettori solari termici possono cedere calore direttamente all’impianto di riscaldamento e al bollitore dell’acqua calda sanitaria, innalzando ulteriormente il rendimento stagionale dell’impianto di riscaldamento. Per Galli, “la diffusione del sistema è condizionata dalla velocità con cui gli enti certificatori inseriscono questa tipologia di sistema all’interno delle norme tecniche di progettazione e certificazione, oltre che dalla presenza di volumi tecnici idonei nelle abitazioni per l’installazione del sistema”.

In sostanza, la sfida più importante al momento è quella di favorire una diffusione su larga scala degli impianti a zeolite, rendendo più economico l’impiego di tale risorsa. Se “dal punto di vista del risparmio economico – sottolinea Galli - per il momento vi è una casistica troppo limitata per confrontare i risparmi effettivi degli utenti”, è sotto il profilo della salvaguardia dell’ambiente che i sistemi ibridi a zeolite risultano particolarmente vantaggiosi: nel momento in cui la produzione di energia pulita si abbinerà a costi ridotti, si sarà trovato l’uovo di Colombo. Un’impresa che pare molto vicina.
Simone Morano
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Simone Morano
Simone Morano
Informazioni sull'autore
Nato a Seregno nel 1987, laureato in Linguaggi dei Media. Web writer, collabora con Lettera43 e GuidaConsumatore, ed è uno degli analisti della trasmissione di Raitre Tv Talk. Nel 2010 per Fermenti Editore ha pubblicato la raccolta di poesie "Hai perso una goccia".
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