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Un tempio Sikh nel cuore della Padania

26 Agosto 2011 di 

Inaugurato a Pessina Cremonese il più grande Gurdwara d’Italia. Una struttura autofinanziata con quasi due milioni di euro, sorta nel Comune lombardo con il sostegno delle associazioni e il parere contrario della Lega.

Un tempio Sikh nel cuore della Padania

Lancio di petali di rose da un elicottero, un corteo di fedeli a piedi nudi e capo coperto che accompagna il Libro Sacro nel tempio, duelli simbolici tra giovani guerrieri, esplosione di canti e colori. Così si è presentata Pessina Cremonese per l’inaugurazione del tempio Sikh più grande d’Italia.

Tremila persone domenica 21 agosto all’apertura di un luogo di culto, sito in via Madre Teresa di Calcutta e progettato dall’architetto Giorgio Mantovani. Curioso per un paese di 755 abitanti, al centro del Parco dell’Oglio Sud tra Cremona e Mantova. Due città governate dalla Destra (i rispettivi sindaci sono Oreste Perri e Nicola Sodano) nelle quali la Lega ha sempre tenuto alto il proprio bacino di voti. Alle amministrative mantovane del 2010 ottenendo oltre il 10 per cento al primo turno; a quelle cremonesi del 2009 l’11,42 per cento. Pessina fa eccezione. La lista civica “Un progetto in comune” di Dalido Malaggi raccoglie 256 voti su 465 votanti alle elezioni comunali del 2009 e inizia una campagna di iniziative solidali a favore dell’integrazione dei cittadini stranieri. L’organizzazione di corsi di alfabetizzazionesikh_3 insieme alla parrocchia locale e all’associazione Shanti di Persico Dosimo, corsi di taglio e cucito per le donne straniere, accoglienza di bambini palestinesi provenienti dai campi profughi. Tutte misure che fanno il paio con la disponibilità concessa alla locale comunità Sikh per la costruzione del Gurdwara. Il cuore verde della Padania tramutato in un angolo arancione di Punjab? A ben vedere progetti come quello di Pessina Cremonese sottolineano come le reti cittadine e l’associazionismo vadano ben oltre tanti luoghi comuni della politica.

 

Dall'India (cinquecentesca) con amore.

Ispirato al Tempio d’oro di Amritsar (il luogo più sacro della religione Sikh, costruito in India tra il 1588 e il 1601), l’opera è costata alla comunità indiana 1.800.000 euro, senza alcun tipo di finanziamento da parte della pubblica amministrazione. Parte del fondo (1.300.000 euro) è stato ottenuto con un mutuo presso la Banca Agricola di Brescia; i restanti 500.000 euro sono frutto di offerte private. L’area sovracomunale è di 2500 metri quadri. Zona acquistata dalla comunità, che si è rivelata fonte preziosa di rilancio economico perché, come sostiene il sindaco Malaggi, «ha consentito e consente di tenere in vita i piccoli comuni del cremonese dediti alla zootecnia». Una politica di integrazione sana dunque, in un paese ormai multiculturale ma spesso sordo dinanzi alla voce dei nuovi italiani. Per costruire un futuro di convivenza collaborativa tra fedi religiose e tradizioni culturali differenti, l’esempio di Pessina Cremonese è un eccellente punto di partenza. Soprattutto se si aggiunge un dato: l’amministrazione provinciale ha pensato bene di non inviare alcun esponente di rappresentanza all’evento, mentre i comitati locali della Lega Nord hanno più volte tentato di sabotare la realizzazione della struttura. La sezione provinciale di Cremona ha allestito nel settembre scorso dei gazebo in città raccogliendo firme per chiedere al sindaco Malaggi di fermare il cantiere, denunciando «l’illegalità della concessione edilizia rilasciata dal Comune, che ha dato il via libera per un “centro culturale” nonostante i Sikh stiano costruendo un luogo di culto, fra l’altro in un’area non adibita ad ospitarlo». Una manifestazione che ha dimostrato del grottesco, perché dei soli 81 firmatari della petizione soltanto 8 erano residenti in zona. Al fallimento della Lega si somma quello di Forza Nuova, che ha manifestato con trenta militanti contro l’inaugurazione del tempio. Sul sito di Forza Nuova Milano si legge: «Gente tranquilla i Sikh, gran lavoratori zootecnici che, sistemati in strutture fatiscenti e malpagati, fanno quello che “gli italiani non vogliono fare”, da sfruttare oggi ma, come qualsiasi sacca etnica e radicalmente chiusa all’esterno, gran fucina di problemi domani. Se solo oggi apparentemente non ci danno fastidio, a parte qualche rumore di troppo o qualche disguido viabilistico, se solo oggi non ci accorgiamo del danno potenziale che subiremo con le prossime generazioni, vuol dire che i nostri figli pagheranno la nostra miopia che, in questo caso, diverrà una vera e propria colpa storica».


I Sikh in Italia.

Deliri razzisti a parte, il Sikhismo è un’antica religione monoteista nata intorno al XV secolo, basata sugli insegnamenti di dieci Guru che vissero nell’India settentrionale tra il XV ed il XVII secolo custoditi nel libro sacro Shri Guru Granth Sahib ji. Secondo l’escatologia Sikh, l’universo e la molteplicità degli esseri sono un riflesso dell’Essere Supremo, Dio assoluto onnipresente e eterno, creatore e origine di ogni origine, privo di inimicizie e di odio, che è nello stesso tempo immanente del creato e al di la di esso. Dio è riconosciuto come divinità della grazia e in quanto tale non crea l’uomo per punirlo dei suoi peccati ma per il compimento del suo vero disegno e per inglobarlo in ciò da cui ha avuto origine. Il postulato di fondo del Sikhismo è che la vita non trova origine nel peccato, ma piuttosto che è stata emanata da una fonte pura, l’essere unico e vero. Il sistema delle caste non viene quindi riconosciuto, così come idoli, rituali e superstizioni. Dei e dee sono considerati inesistenti. Una vita ascetica e isolata dal mondo non è condizione necessaria per guadagnare la salvezza, che può essere raggiunta da chiunque si mantenga onestamente e conduca una vita normale. Si comprende come l’integrazione nelle grandi comunità occidentali sia facilitata da tali precetti religiosi. I Sikh si adattano a ogni tipo di occupazione, lavorando nell’agricoltura o nelle officine meccaniche.

I Sikh in Italia sono quasi 70.000, in prevalenza immigrati dal subcontinente indiano. L’Italia ospita sikh_2la seconda più grande comunità Sikh in Europa, dopo la Gran Bretagna. Anche se sui dati non tutti sono concordi. Nel libro I Sikh. Storia e immigrazione, edito da Franco Angeli Edizioni di Milano e curato da Domenica Denti, Mauro Ferrari e Fabio Perocco, si parla di 47.000 indiani residenti in Italia. Difficile stabilire quanti tra questi siano Sikh. Il volume analizza piuttosto «il filtro selettivo che da anni seleziona e divide le popolazioni immigrate in buone e cattive, e che è parte integrante del processo di stratificazione razziale del mercato del lavoro italiano. Dalle ricerche emerge, invece, un inserimento di tipo subordinato, caratterizzato da una condizione di segregazione lavorativa e di isolamento abitativo e sociale, prodotto dalle strutture del contesto d’arrivo». Tra Lombardia, Veneto, Friuli, Emilia Romagna e Lazio sono tantissimi i Sikh divisi tra lavoro, preghiere e segregazione. Tra Locri, Siderno e Bovalino, provincia di Reggio Calabria, i circa 300 Sikh presenti fanno i lavori più disparati. Manovali, muratori, giardinieri, braccianti, raccoglitori di olive, operai nelle serre. Spesso vittime di attacchi razzisti, come il 2 maggio scorso quando tre giovani indiani sono stati derubati, aggrediti e mandati in ospedale. Chi è senza permesso di soggiorno poi, lavora tanto ed è più ricattabile. Tuttavia la forza d’animo e la fede non li abbattono, anzi. Hanno costruito un Gurdwara al piano terra di una vecchia palazzina di Locri, a due passi da una discarica abusiva. E per ristabilire l’armonia con la popolazione locale, hanno ristrutturato gratuitamente la cappella del cimitero.

Il tempio di Pessina Cremonese è solo l’ultimo inaugurato in ordine di tempo: sul nostro territorio sono presenti ben 33 Gurdwara, soprattutto tra l’Agro Pontino e la Pianura Padana. I più importanti si trovano a Novellara (Reggio Emilia, tempio più antico costruito in Italia), Flero (Brescia), Castelgomberto (Vicenza) e Maccarese (frazione del comune di Fiumicino, Roma). All’apertura del tempio di Pessina, il Presidente dell’Associazione Sikh, Jatinder Sikh, ha dichiarato: «Grazie a quelli che ci hanno dato una mano. È una grande festa, questo tempio sarà aperto a tutti gli esseri viventi, 24 ore al giorno». «Un esempio di civiltà e di democrazia», secondo Dalido Malaggi. «Il minimo che potevamo fare per ringraziarli era dare loro una struttura per festeggiare le loro tradizioni e per pregare. Con la comunità Sikh non ci sono mai stati problemi, assolutamente, abbiamo sempre avuto ottimi rapporti di collaborazione». Se si pensa che il Sikhismo non accetta l’ideologia del pessimismo e sostiene l’ottimismo e la speranza, è una lezione preziosa da mandare a memoria.

 

Per saperne di più: il servizio dell’Ansa In Padania il grande tempio Sikh:

www.ansa.it/web/notizie/videogallery/italia/2011/08/21/visualizza_new.html_753603217.html

In allegato, Cos’è il Sikhismo, Pdf a cura di Hirundo Cooperativa Sociale di Mantova.

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