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Droga abusi sessuali

Tossicodipendenti violentate? Non importa

11 Aprile 2013 di  Nicola Castaldo

Il programma europeo Dafne per la prevenzione della violenza su donne e bambini, i risultati del progetto internazionale di studio “Dipendenze patologiche e abusi sessuali” di cui Napoli è stata capofila. Rimedi e strumenti di formazione.

Tossicodipendenti violentate? Non importa
Una questione tanto complessa quanto spesso sottovalutata, sia dall’informazione che dalla società, è quella delle donne tossicodipendenti vittime di abusi sessuali. La violenza sulle donne con problemi di droga non crea allarme sociale e perciò è, nella maggior parte dei casi, accantonata o ignorata dall’opinione pubblica.

Tossicodipendenza e violenza sulle donne: l’abuso invisibile
Sebbene sia stato ampiamente dimostrato il rapporto fra il disagio mentale dovuto all’uso di sostanze stupefacenti e atti di violenza sulle donne, mancano ancora risposte adeguate e strumenti in grado di affrontare il problema. Molte ricerche, oggi disponibili, raccontano di un’altissima percentuale di donne con problemi di dipendenza che ha subito almeno un abuso di natura sessuale nel corso della propria vita. Due problematiche complesse dunque che si intrecciano, in un groviglio spesso inestricabile: l’abuso di sostanze stupefacenti può essere successivo alla violenza fisica e quindi configurarsi come una risposta al trauma subito o può essere precedente o contemporaneo all’abuso sessuale ed esserne dunque la causa. Una questione ulteriormente complicata dal duplice tabù che caratterizza queste vicende umane: sia l’uso di sostanze, quanto la violenza sessuale comportano, spesso, una condanna sociale strisciante e una serie di pregiudizi difficili da superare. Per questo motivo molti programmi di recupero per tossicodipendenti si sono, fin qui, dimostrati inadeguati a trattare casi in cui al problema della droga si somma quello della violenza sessuale: donne con traumi sessuali possono aver bisogno di un trattamento differente. Da qui l’inefficacia di molti approcci terapeutici nei confronti di donne tossicodipendenti vittime di abusi, approcci che non riescono a dare loro né il supporto necessario a superare il trauma né a difenderle da ulteriori abusi.

Il Programma Dafne e il progetto de “Il Pioppo”1
Proprio per cercare di affrontare questi casi così difficili, parte in questi giorni la campagna di sensibilizzazione della F.I.C.S. (federazione internazionale città sociale) che opera all’interno del Consorzio Mediterraneo Sociale,  una rete di imprese sociali no profit e piccoli imprenditori con finalità etiche e sociali. Attraverso la diffusione di materiale informativo e di un video clip promozionale (http://www.youtube.com/watch?v=oRsf2TgqOxY&feature=player_embedded), si cercherà di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione del rapporto fra tossicodipendenze e abusi sessuali. La campagna prende il via a conclusione del progetto “Dipendenze patologiche e abuso sessuale” terminato lo scorso gennaio a Napoli nell’ambito del programma europeo Dafne III mirato a prevenire, nel periodo 2007-2013, ogni forma di violenza, fisica, sessuale e psicologica, nei confronti dei bambini, dei giovani e delle donne. Napoli e la Campania, sono state capofila a livello europeo, attraverso il progetto gestito da un’associazione no-profit  della rete F.I.C.S. :  “Il Pioppo” di Somma Vesuviana che dagli anni ’80  si occupa di accoglienza, recupero e reinserimento sociale di ex tossicodipendenti, minori e giovani "a rischio di devianza" di area penale e civile.

Campania capofila europea nella prevenzione di abusi e tossicodipendenza
Sono stati messi in campo azioni di formazione, counselling e supporto nei casi di violenza contro donne con problemi di tossicodipendenza. Il progetto ha coinvolto 6 Paesi europei: Italia, Bulgaria, Slovacchia, Inghilterra, Grecia e Malta e si è rivolto ad altrettante strutture per il recupero e il trattamento delle tossicodipendenze. Un abuso invisibile quello sulle donne con patologie di dipendenza che spesso non viene riconosciuto neanche dalle vittime stesse di questi abusi. — spiega Adriana Maestro, responsabile del progetto — .

Nuovi strumenti di formazione e prevenzione
Il progetto ha coinvolto prevalentemente gli operatori delle strutture pubbliche come i Sert e di quelle private come comunità di recupero o cliniche specializzate. ella violenza>> — continua Adriana Maestro— . Nei Sert e nelle altre strutture dedicate al trattamento delle dipendenze, molti operatori oggi non sono pronti, per carenza di formazione, ad assistere donne vittime di abusi. Per questo il progetto ha messo in campo modalità di formazione innovativa: niente slide o attività di tipo accademico, anche perché ci si rivolgeva a professionisti comunque preparati. Il lavoro si è concentrato invece sulla consapevolezza degli operatori: quando si trattano argomenti come il sesso o il rapporto con il corpo, spesso scattano dei tabù negli stessi addetti al sostegno sociale o clinico. La prima necessità per affrontare queste problematiche è dunque quello di raggiungere un adeguato livello di “serenità” con sé stessi da parte degli operatori.
Per raggiungere questi obiettivi sono stati formati due gruppi che alternandosi hanno preso parte a due differenti laboratori: il primo gruppo ha lavorato attraverso la pratica dell’autobiografia, ovvero cercare di raggiungere un maggior livello di autoconsapevolezza attraverso il racconto di sé e la condivisione delle proprie esperienze. Il secondo laboratorio si è dedicato invece alla consapevolezza attraverso il corpo, attraverso il metodo Feldenkrais che è un sistema educativo globale che utilizza il movimento come strumento per lo sviluppo di una piena consapevolezza del sé all’interno di un processo di auto-miglioramento permanente. Basandosi sull’idea che la persona sia un’ unità complessa costituita da un insieme (corpo, mente, pensiero ed emozioni ) che interagisce costantemente con l’ambiente esterno per formare l’esperienza della vita, questo metodo sostiene l’idea che migliorando anche solo uno degli elementi costitutivi, si può innescare un miglioramento significativo in tutto l’insieme.

I risultati del progetto
A conclusione del progetto il primo risultato concreto è l’apertura di uno sportello presso l’associazione “Il Pioppo di Somma Vesuviana”: la finalità è quella di offrire consulenza e indirizzare le donne con problemi di dipendenza e di abusi, verso strutture che possano aiutarle a rimettersi sui binari giusti. — anticipa Adriana Maestro — .
Una speranza per tutte le vittime per uscire da questo “abuso invisibile”.
Nicola Castaldo
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Nicola Castaldo
Nicola Castaldo
Informazioni sull'autore

Mi chiamo Nicola Castaldo, ho 30 anni e una laurea in Filosofia. Nato a Napoli, ho vissuto e studiato nel Sannio fino all'università per la quale mi sono trasferito a Napoli. Oggi vivo fra Napoli e Benevento dove attualmente edito, come presidente di un'associazione, un magazine online di cultura e attualità: magmazone.it. Dopo la laurea in Filosofia nel 2006 ho avuto varie esperienze di lavoro nel campo della formazione, dell'istruzione e del giornalismo. Dal 2008 al 2009 ho collaborato presso una casa editrice: Di Salvo Editore, imparando i rudimenti dell'Ufficio stampa. Dal 2009 al 2010 ho collaborato con un quotidiano locale: “Corriere del Sannio”.Successivamente ho deciso di fondare un magazine che colmasse il vuoto lasciato dalle testate locali nel territorio in cui risiedo.

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