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Comunicazione e linguaggio

I luoghi comuni dello sport

08 Novembre 2013 di  Simone Morano

Da “bisogna ripartire da qui” (ma forse anche Quo e Qua), a “due miliardi di spettatori davanti alla tv” per vedere i mondiali di ciclismo, ossia tre continenti chiusi in casa per guardare 200 tizi che pedalano nella città governata da Matteo Renzi.

I luoghi comuni dello sport
Il mondo dello sport è bello per tanti motivi: permette a Enrico Varriale di avere un lavoro, ai medici di Pato di comprarsi ogni settimana tre attici a New York e a persone alte due metri e quindici di trovare un impiego serio nella pallacanestro o nella pallavolo, invece che come fenomeni da baraccone in un circo. Ma è bello soprattutto per la varietà di dichiarazioni che lo circondano. Parole sempre nuove, discorsi sempre freschi, verità sempre rivoluzionarie. Per esempio.

“Sono contento della prestazione”. Da usare al termine di qualsiasi sfida, che si tratti di Nadal-Volandri, Los Angeles Lakers-Sutor Montegranaro o Simona Ventura-lingua italiana. Va bene anche al termine di una notte d’amore con la propria moglie, anche se in questo caso essere intervistati da Carlo Pellegatti subito dopo può risultare fastidioso.

“Ci aspettano solo finali”. E’ la frase preferita da Mazzarri, da Conte e da chi mette i sottotitoli in The Vampire Diaries e Lost. Con la differenza che The Vampire Diaries e Lost sono più credibili.

“Il bilancio della manifestazione è positivo”. Frase cui si ricorre per nascondere l’evidente fallimento di un evento. Secondo alcuni, per esempio, il bilancio dei Mondiali di Italia ’90 è positivo. In effetti, il numero di persone morte nei cantieri degli stadi era eccezionale.

“Abbiamo disputato un’ottima partita contro un avversario difficile”. Da usare indistintamente sia quando si vince per 7 a 0 in casa contro la Juve Stabia, sia quando si perde 5 a 1 al Bernabeu contro il Real Madrid, sia quando si crea un’alleanza tra Pd, Scelta Civica e Pdl.

“Bisogna ripartire da qui”. Ma anche da Quo e Qua, perché “l’importante è il gruppo”, “dobbiamo rimanere uniti” e “quello che conta è il collettivo”. Pare di ascoltare i Modena City Ramblers.

“Dobbiamo continuare a lavorare duro”. Dichiarazione sempreverde, viene pronunciata soprattutto dall’allenatore che sa che verrà esonerato dopo due giorni e sta già pensando ai cinque anni di vacanza che si farà alle Mauritius grazie ai tre milioni di euro che il suo presidente continuerà a versargli grazie al rinnovo del contratto firmato giusto la settimana prima. La dichiarazione può risultare non credibile se chi la pronuncia si trova in Piazza di Monte Citorio a Roma.

“Dobbiamo mantenere i piedi per terra”. Se la pronuncia Tania Cagnotto, c’è da preoccuparsi. In genere, comunque, viene pronunciata dall’allenatore di una squadra neo-promossa che ha vinto la prima partita di campionato e che, in realtà, tra sé e sé già sogna di sfidare il Manchester United in finale di Champions League l’anno dopo. In realtà la squadra retrocederà dopo aver totalizzato tre punti in tutto il campionato (quelli ottenuti alla prima giornata), o, nel migliore dei casi, fallirà per debiti mentre il presidente scapperà ai Caraibi con la moglie del direttore sportivo.

“Ci aspetta una settimana di duro lavoro per preparare la prossima gara”. Nel 95 % dei casi la frase esce dalla bocca di chi, nel corso di quella settimana, passerà ogni sera in tre discoteche diverse, devastandosi il cervello tra alcol, droghe e prosperose e disponibili studentesse di Scienze Politiche. Casualmente, il sabato prima della partita la società comunicherà che il giocatore dovrà saltare il match a causa di una lieve lesione muscolare. Nel restante 5 % dei casi la frase esce dalla bocca dell’allenatore del Palermo, ignaro che la sua settimana di duro lavoro si interromperà bruscamente il martedì a causa dell’esonero di Zamparini.

“Due miliardi di telespettatori davanti alla tv”. È la frase usata per parlare di tutti i posticipi del campionato di calcio, ma anche per qualsiasi evento sportivo internazionale che si tenga in Italia (dai Mondiali di ciclismo a Firenze agli Europei di twirling a Torino) ché si sa, accontentare gli sponsor non fa mai male. Dunque, vediamo. Sulla Terra ci sono circa 6 miliardi e ottocento milioni di persone. In Africa ci sono novecento milioni di persone, malato più malato meno. In Cina circa un miliardo e quattrocentomila, in India un miliardo e duecentomila. Ecco. Ipotizziamo che in Africa e India abbiano di meglio da fare che guardare duecento tizi che pedalano in una città governata da Matteo Renzi: non so, cose tipo sopravvivere. Scendiamo a quattro miliardi e settecento milioni di potenziali spettatori. Diciamo che anche in Cina sono impegnati a fare altro, uccidere i secondogeniti per esempio. Arriviamo a tre miliardi e quattrocento milioni, ipotizzando comunque che un centinaio di milioni di cinesini sia interessato a vedere dei globuli rossi in sella. Via anche i centocinquanta milioni della Russia e i trecentocinquanta milioni dell’America meridionale. Si può sostenere ragionevolmente che a loro dei rapporti usati da Vincenzo Nibali possa importare quanto a noi importa dei rapporti tra il sequestro Moro e il Kgb. Scendiamo a due miliardi e novecento milioni. Di tutti gli Stati rimanenti, togliamo tutti i bambini fino ai sei anni, le persone in coma, chi non ha la televisione: anche loro, probabilmente, sono poco interessati a Fabian Cancellara. E arriviamo a due miliardi di persone di potenziali spettatori. Ciò significa che, secondo i giornali, il giorno dei Mondiali di ciclismo l’intera popolazione di Oceania, Nord America ed Europa si chiude in casa per vedere in tv duecento tizi che pedalano in una città governata da Matteo Renzi. Molto credibile, davvero.
Simone Morano
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Simone Morano
Simone Morano
Informazioni sull'autore
Nato a Seregno nel 1987, laureato in Linguaggi dei Media. Web writer, collabora con Lettera43 e GuidaConsumatore, ed è uno degli analisti della trasmissione di Raitre Tv Talk. Nel 2010 per Fermenti Editore ha pubblicato la raccolta di poesie "Hai perso una goccia".
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