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In mostra a Roma

Il fascino di una spina

14 Febbraio 2014 di 

Spinario. Storia e fortuna ai Musei Capitolini. Una delle statue più emulate e riprodotte nel corso dei secoli viene ora esposta assieme agli altri esemplari provenienti da Parigi, Berlino, Francoforte e da numerose collezioni private.

Il fascino di una spina

I Musei Capitolini ospitano sino al 25 maggio la mostra Spinario. Storia e fortuna, curata da Claudio Parisi Presicce e promossa da Roma Capitale, dalla Soprintendenza Capitolina con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. Fulcro dell’evento è la statua bronzea raffigurante un giovane nell’atto di togliersi una spina dal piede. Attraverso l’esposizione di 45 opere, provenienti da importanti musei nazionali e internazionali, si offre una panoramica del successo che questa scultura, uno dei maggiori capolavori dell’antichità, ha avuto attraverso i secoli tanto da aver dato vita a numerose repliche e rivisitazioni. Nonostante del soggetto esistano numerose varianti, l’esemplare capitolino è il più famoso e perfetto, apprezzato per la preziosità dei particolari e la grazia leggera dell’esecuzione.

Nei secoli la statua divenne talmente celebre da essere replicata in innumerevoli copie e comparire in tutte le collezioni europee e nei Gabinetti artistici privati, venendo inoltre studiata e riprodotta dai più grandi artisti del momento. Il tipo dello Spinario Capitolino è stato realizzato nei più diversi materiali (bronzo, marmo, terracotta, pietra calcarea); è stato scolpito, dipinto, disegnato; è stato utilizzato all’interno di fontane, usato come decorazione su capitelli e all’interno di manoscritti, come nel Liber Synonimorum di Isidoro di Siviglia dove la lettera iniziale (incipit) è decorata proprio con la figura del giovane (fine dell’XI secolo). Lo ritroviamo inciso su camei e gemme, come quelli conservati nel Staatliche Museen Preuβischer Kulturbesitz di Berlino, e deformato nello Spinario grottesco (II-I secolo a.C.) proveniente dal Louvre di Parigi. In esposizione sta anche un metallo argentato raffigurante Venere che si toglie una spina dal piede, dallo Staadel Museum di Francoforte (XVI secolo), a riprova delle più svariate rivisitazioni che il tipo ha avuto nel tempo. La mostra è corredata di un catalogo con testi e schede di elevato valore scientifico. Sono previsti incontri di approfondimento sulle antiche tecniche grafiche e laboratori creativi con studenti e docenti dell’Accademia delle Belle Arti di Roma. Sarà così possibile assistere alla nascita di un’opera d’arte grazie agli appuntamenti di disegno dal vivo e realizzare microsculture durante i laboratori organizzati nel Museo e nella sede di Testaccio dell’Accademia di Belle Arti.


Lo Spinario augusteo

Lo Spinario è giunto in Campidoglio nel 1471 a seguito della donazione dei bronzi lateranensi fatta da papa Sisto IV al Popolo Romano. Sembra sia stato il primo esempio di statua monumentalizzata, in quanto non solo emblema della continuità di Roma ma simbolo per eccellenza dell’idolo. Per questo motivo forse fu l’unico bronzo lateranense collocato fin dall’inizio dai Conservatori nel loro palazzo. La grande notorietà che lo ha sempre accompagnato, soprattutto a partire dal primo Rinascimento, è invece alla base delle diverse interpretazioni circa la sua datazione e l’identificazione del personaggio raffigurato. Quasi unanimemente è considerato un’opera eclettica che unisce un corpo di tipo ellenistico a una testa di stile severo, creata in età ellenistica e giunta a noi in questa redazione di I secolo a.C. Si tratterebbe di un pastorello di circa dodici anni, seduto su un sedile di roccia e ricurvo in avanti nell’atto di togliersi una spina dal piede sinistro. Nessuna idealizzazione, nessuna divinità, ma semplicemente un giovane colto in un momento di fragilità e inesperienza. L’opera mette in guardia dai rischi che si possono correre passeggiando in luoghi ameni e bucolici, passatempo molto amato dai cittadini facoltosi delle città ellenistiche. Già in età antica però la statua divenne metafora del dolore procurato dall’innamoramento. Fu questo significato a decretarne la grande fortuna. Se nel Medioevo era ritenuto un immorale idolo pagano a causa della sua nudità,  a partire dal Rinascimento sarà in assoluto l’opera più famosa e apprezzata. Il restauro eseguito nel 2000 ha accertato che l’opera è composta di parti diverse saldate tra loro con la tecnica della fusione a cera persa indiretta. Sono emersi inoltre elementi significativi che hanno permesso di stabilire che non si tratterebbe di un generico pastore ma di colui che in età augustea, epoca a cui è datato il bronzo, era considerato il pastore per antonomasia: Ascanio, capostipite della gens Iulia. Lo Spinario Capitolino, così come le copie a esso più vicine, è caratterizzato da un ciuffo ritorto sulla sommità del capo che doveva distinguerlo da tutte le altre rappresentazioni generiche di pastori. La mostra vuole quindi essere, non solo una raffinata e coinvolgente esposizione, ma un viaggio approfondito attraverso la vita di quest’opera e di tutto ciò che ne è fiorito attorno. Perché ogni opera ha una propria vita.

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