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La buona scuola nonostante le riforme

La scuola va in ospedale: “Ragazzi con la Bandana”

14 Giugno 2015 di  Nicola Castaldo

Un libro racconta un anno scolastico in oncologia pediatrica al Gemelli di Roma. Il volume dimostra che è possibile cancellare la differenza tra sani e malati. Come diceva Oscar Wilde: la vita è una malattia mortale e, per di più, sessualmente trasmissibile.

La scuola va in ospedale: “Ragazzi con la Bandana”
In un Paese abituato a trattare la scuola sempre e solo come un problema da risolvere (ogni Governo ha la sua ricetta),  il libro “Ragazzi con la bandana” racconta una storia diversa, una scuola pubblica vitale, capace di rappresentare la bellezza della normalità per tanti ragazzi costretti a battersi ogni giorno con il più terribile degli avversari: il cancro.

Il volume, edito da Infinito Edizioni e scritto dall’insegnante Daniela Di Fiore con il giornalista Roberto Ormanni, è stato presentato martedì 9 giugno, nelle 2sale di Palazzo San Teodoro a Napoli. All’incontro, moderato dal giornalista Enzo Colimoro, hanno preso parte, oltre ai due autori, la professoressa Maria Pia Metallo in rappresentanza del presidente dellAgop (Associazione genitori oncologia pediatrica) Benilde Mauri e l’attrice Marianna Liguori che ha letto alcuni brani del libro.

“Ragazzi con la bandana”, la cui prefazione è scritta da Monica Bellucci, è un diario giornaliero e racconta l’esperienza di Daniela di Fiore che, dal 2010, insegna lettere nella sezione ospedaliera del Policlinico Gemelli di Roma. Pur essendo ambientato in un ospedale non si tratta di un libro triste ma, come sottolineato dal moderatore Enzo Colimoro, di un racconto in cui non mancano momenti di leggerezza e di ironia. «Certo, all’inizio è stata dura» - ha spiegato l’autrice - «ma poi ho visto l’effetto benefico che le ore di lezione avevano sui piccoli pazienti del reparto e questo lavoro è diventato la mia vita». 3La scuola come missione dunque, come cura per chi desidera vivere quella quotidianità fatta di studio e di crescita personale spesso rifiutata da tanti ragazzi che non hanno incontrato sulla propria strada la malattia.

La scuola in ospedale è un esempio di buona scuola, di una scuola che funziona perché estranea alle logiche utilitaristiche che hanno contraddistinto, negli ultimi anni, ogni dibattito e riforma dell’Istruzione pubblica (e non solo di quella) nel nostro Paese. Come evidenziato dall’autore Roberto Ormanni, la scuola in ospedale nasce dalla concezione dell’Istruzione come un diritto e in Italia inizia il suo cammino nel 1986, con l’istituzione delle prime sezioni scolastiche ospedaliere nel nostro Paese. Il 13 maggio 1986 viene redatta la Carta Europea dei bambini degenti in ospedale che estende, attraverso la cultura della solidarietà, il diritto allo studio a tutti i bambini. Ovunque si trovino. Oggi in Italia ci sono circa 140 ospedali che hanno al 54proprio interno delle sezioni scolastiche. In Italia gli ospedali pubblici sono circa 600: la strada per attuare pienamente il diritto allo studio anche nei nosocomi è ancora lunga.

La serata è poi proseguita con le letture di alcuni brani tratti dal libro e incentrati sulle storie intense, a volte ironiche, altre drammatiche, dei giovani studenti del padiglione 10D, reparto oncologia pediatrica del Gemelli di Roma. Storie che non sempre finiscono con un lieto fine ma che, attraverso le lezioni in ospedale, raccontano un’esperienza in cui la vitalità dei bambini, e dell’essere umano, si afferma sempre anche nei momenti più difficili. Come emerso dall’interessante dibattito nato con il numeroso pubblico presente in sala, la società contemporanea mira a nascondere, mascherare la morte e la malattia, con la conseguenza di dimenticare che la mortalità è la condizione esistenziale più propria dell’essere umano e rappresenta l’orizzonte di senso che rende unica ogni esistenza. La conseguenza è che una società che cerca in ogni modo di nascondere il dolore diventa, essa stessa, una società mortifera in cui la sofferenza negata finisce per dilagare. Viene meno dunque la differenza fra sani e malati come appartenenti a 6categorie diverse e a sé stanti dell’umano perché in fondo, come amava ricordare Oscar Wilde, la vita stessa è una malattia mortale e, per di più, sessualmente trasmissibile. 
Nicola Castaldo
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Nicola Castaldo
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Informazioni sull'autore

Mi chiamo Nicola Castaldo, ho 30 anni e una laurea in Filosofia. Nato a Napoli, ho vissuto e studiato nel Sannio fino all'università per la quale mi sono trasferito a Napoli. Oggi vivo fra Napoli e Benevento dove attualmente edito, come presidente di un'associazione, un magazine online di cultura e attualità: magmazone.it. Dopo la laurea in Filosofia nel 2006 ho avuto varie esperienze di lavoro nel campo della formazione, dell'istruzione e del giornalismo. Dal 2008 al 2009 ho collaborato presso una casa editrice: Di Salvo Editore, imparando i rudimenti dell'Ufficio stampa. Dal 2009 al 2010 ho collaborato con un quotidiano locale: “Corriere del Sannio”.Successivamente ho deciso di fondare un magazine che colmasse il vuoto lasciato dalle testate locali nel territorio in cui risiedo.

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