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Concorsi pubblici

Quel pasticciaccio di via del Collegio romano

15 Dicembre 2017 di  Giulia Foscari

Il Ministero per i Beni Culturali prima di assorbire in ruolo tutti i vincitori dell’ultimo concorso chiede la proroga dei contratti a tempo determinato per 60 funzionari.  E scoppiano proteste e polemiche

Quel pasticciaccio di via del Collegio romano
Roma. E’ il 24 maggio 2016 quando il Ministero dei Beni Culturali e del Turismo (MIBACT) indice un concorso pubblico per il reclutamento di 500 funzionari da inquadrare nella Terza Area del personale non dirigenziale, posizione economica F1. Diversi i profili professionali oggetti del bando: archeologi (90 posti), antropologi (5 posti), demoetnoantropologi (5 posti), bibliotecari (25 posti), archivisti (95 posti), storici dell’arte (40 posti), promozione e comunicazione (30 posti), architetti (130 posti) e restauratori (80 posti). Un vero e proprio “concorsone”. L’ultima spiaggia per molti. L’ultima speranza di rimanere in Italia per altri. 20mila iscritti per 500 posti.

Dopo  nove anni” dichiara  il  Ministro  dei  beni  e  delle  attività  culturali  e  del  turismo  Dario Franceschini “il MiBACT torna ad assumere con un concorso dedicato ai professionisti dei beni culturali che immetterà 500 nuovi funzionari nei ranghi dell’amministrazione. E’ il segno del cambiamento di questo Governo, che dopo anni di tagli e sacrifici ha aumentato del 36% il bilancio della cultura e ora alle nuove risorse economiche aggiunge quelle umane necessarie alla migliore tutela e valorizzazione del patrimonio”. Avete capito bene, in Italia, patria di un patrimonio culturale inestimabile ed unico al mondo, sono trascorsi 9 anni senza che fosse indetto un concorso per assumere nuovi professionisti dei beni culturali, nonostante le ben note carenze di organico interne al dicastero.
Il bando prevede, oltre alla valutazione dei titoli, diverse prove: una prima prova preselettiva consistente in test per la verifica delle conoscenze di base; una seconda selezione scritta articolata in due prove: una per la verifica delle conoscenze teoriche relative alle materie del profilo concorsuale, alla lingua inglese e alle  tecnologie informatiche e della comunicazione, l’altra per la verifica delle conoscenze pratiche riferite alle attività che la funzione pubblica da ricoprire porterà ad esercitare; infine una quarta prova orale sulle materie concorsuali.
A luglio 2017 l’iter concorsuale si conclude con l’autorizzazione da parte della Commissione interministeriale Ripam, organizzatrice del concorso, della pubblicazione delle graduatorie di tutti i profili, ad eccezione di architetto e restauratore ancora in corso. La selezione è spietata. Dei circa tremila candidati iniziali a funzionario archeologo, a superare gli orali e quindi a finire il concorso sono 203 professionisti (di cui 3 ammessi con riserva). Stesso discorso per gli altri profili. Nei mesi seguenti vengono emanati di volta in volta i decreti di assunzione relativi ai diversi profili concorsuali, ognuno dei quali prevede un incremento delle assunzioni che però lascia fuori molti candidati valutati idonei dalle commissioni esaminatrici.
Ai decreti hanno fatto seguito le firme dei contratti individuali, a scaglioni in base al profilo concorsuale. Dopo mesi di silenzio e attesa finalmente il 1 Dicembre è emanato il decreto di assunzione dei funzionari archeologi (Circolare 282/2017 DG-OR): ai 90 vincitori previsti dal bando sono aggiunti 39 idonei presi dallo scorrimento della graduatoria, per un totale di 129 unità. Proprio in questi giorni i 129, tra vincitori e idonei, stanno sottoscrivendo i propri contratti di lavoro presso le sedi competenti.
In questi giorni ci si interroga su che destino attenda gli idonei dei diversi profili concorsuali, il cui numero si aggira ad una cifra pari a quella dei vincitori. I sindacati, UIL e CGIL, hanno fin da subito tranquillizzato gli animi sostenendo che l’intenzione del MIBACT è di assumere tutti gli idonei tra marzo 2018 e dicembre 2018. Ad aprile è stato emanato un Decreto (DPCM 4 aprile 2017), con cui si autorizza ad assumere unità di personale di varie Pubbliche amministrazione, che sembra confermare quanto sostenuto dai sindacati.
E’ tutto bene quel che finisce bene? Non proprio. Al Ministro Dario Franceschini va sicuramente il merito di aver indetto il concorso, di aver fin da subito aumentato il numero dei vincitori e di aver chiesto, nella Legge di Bilancio 2018, ulteriori 200 assunzioni di professionisti presi dalle graduatorie degli idonei dei diversi profili concorsuali. Aumento che comunque non esaurirebbe le graduatorie di idonei. A preoccupare però è un’altra decisone presa dal ministro ed ufficializzata sempre nella Legge del Bilancio 2018, legge già approvata in Senato e ora passata alla Camera. Decisione che stride con quanto sostenuto dai sindacati. Franceschini infatti ha chiesto la proroga dei contratti a tempo determinato per 60 funzionari (30 archeologi, 15 archivisti, 15 bibliotecari), vincitori di un concorso (GU n.98 del 22-12-2015) per titoli e colloquio finale, con limite di età a 40 anni, indetto nel 2015 per “l'assunzione con contratto a tempo determinato della durata di 9 mesi di area III, posizione economica F1 di 60 unità al fine di fare fronte a esigenze temporanee per il miglioramento e potenziamento degli interventi di tutela, vigilanza e ispezione…”. Lo stesso inquadramento dei funzionari selezionati attraverso il concorso a tempo indeterminato. Ci chiediamo perché il ministro voglia prorogare un contratto a chi ha vinto un concorso che prevedeva fin da subito un contratto di soli 9 mesi per il quale ha sostenuto solo un “colloquio finale”, quando a disposizione del ministro e del suo dicastero ci sono numerosi idonei di un concorso per un contratto a tempo indeterminato: 74 funzionari archeologi, numerosi funzionari archivisti, bibliotecari, storici dell’arte, antropologi, demoetnoantropologi, promozione e comunicazione. Selezionati attraverso un concorso decisamente più pesante, con 4 prove, durato 1 anno. Anno in cui tutti questi professionisti hanno fermato la loro vita per studiare al fine di conquistare un’idoneità che per loro è lavoro, è vita, è speranza. Speranza di fare finalmente quello per cui hanno studiato. Semplicemente speranza di lavorare. Anche perché in Italia l’unica possibilità di vivere per i professionisti dei beni culturali è lavorando all’interno di strutture statali, comunali, pubbliche. Al di fuori si sopravvive. Al di fuori è precariato. Si aggiunga che i 60 a tempo determinato hanno cessato il loro contratto il 30 settembre scorso e che quindi il loro contratto è scaduto. I 60 sono quindi già tornati a casa.
L’incubo è che questi contratti a tempo determinato possano essere trasformati in contratti a tempo indeterminato grazie al Decreto Madia (Dlgs 25 maggio 2017, n. 75) entrato in vigore lo scorso giugno. Il Decreto prevede infatti la stabilizzazione dei contratti dei precari. Nei prossimi tre anni, dal 2018 al 2020, un piano straordinario di stabilizzazione permetterà di integrare con nuovi contratti a tempo indeterminato i lavoratori che hanno prestato servizio nella Pubblica Amministrazione per almeno 3 anni non continuativi negli ultimi 8 anni. Proroga oggi, proroga domani, un contratto a tempo determinato diventa miracolosamente a tempo indeterminato. E se 60 contratti a tempo determinato diventano a tempo indeterminato, vuol dire che altrettanti idonei del “concorsone” a tempo indeterminato non avranno un posto di lavoro, non saranno assunti perché il loro posto è occupato da chi non ha diritto di occuparlo.
"Quello che vorremmo capire dal Ministro Franceschini” rivendicano gli idonei del concorso a tempo indeterminato “è perché invece chiedere la proroga delle 60 unità a tempo determinato, non abbia chiesto le stesse unità   attingendo alle graduatorie dei relativi profili del concorso a tempo indeterminato. Non sarebbe stato più corretto assumere prima tutti gli idonei selezionati attraverso un concorso a tempo indeterminato e poi, nel caso in cui servissero altre unità, prorogare i contratti a tempo determinato? Lo scorrimento delle graduatorie permetterebbe di far fronte alla nota la carenza di personale del MIBACT, che a gennaio sarà aggravata da nuovi pensionamenti di massa, e, in base al principio di economicità e speditezza dell’azione amministrativa, di non ricorrere a nuove costose e lunghe selezioni”.
Gli idonei hanno deciso di farsi rappresentare dal Comitato XXVII Ottobre, nato con l'obiettivo di tutelare a livello nazionale i diritti di tutti i vincitori ed idonei di pubblico concorso ancora in attesa di assunzione. Attraverso l’intervento del Comitato, mercoledi 13 dicembre è stata presentata un’interrogazione parlamentare dagli onorevoli Ciprini, Tripiedi, Lombardi,Chimienti, Cominardi e Dall’Osso del Movimento 5 stelle, per avere spiegazioni dal ministro circa il mancato scorrimento della graduatoria  del concorso a tempo indeterminato e circa i tempi da lui previsti per l’assunzione di tutti gli idonei del suddetto concorso. Ora si attende la risposta del ministro.


Per saperne di più
LEGGE DEL BILANCIO 2018
http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_1675471321.html

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE
http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4%2F18785&ramo=CAMERA&leg=17

Giulia Foscari
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Giulia Foscari
Giulia Foscari
Informazioni sull'autore
Nata a San Zenone degli Ezzellini (Tv), si è laureata al Dams di Bologna. Si occupa di storia, filosofia e di fumetti. Ama viaggiare e quando non ne ha la possibilità rimedia con intense letture.
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