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I processi di Berlusconi (prima parte)

Etica pubblica e morale giudiziaria

05 Marzo 2011 di  Roberto Ormanni

Trent'anni di inchieste su Silvio Berlusconi. La politica diventa ostaggio della giustizia quando confonde l'opportunità con le responsabilità penali - Prima parte

Silvio Berlusconi in tribunale a Milano Silvio Berlusconi in tribunale a Milano

Etica e responsabilità politica, opportunità delle scelte: capisaldi della vita pubblica che nulla hanno a che fare con eventuali reati accertati da un processo.

Far coincidere le responsabilità politiche con la violazione del codice penale è un grande errore. E’ il modo migliore per trasferire la politica nelle aule di giustizia. E’ il modo migliore per rendere la democrazia ostaggio dei giudici.
E’ paradossale, oltre che ipocrita, poi, lamentarsi che ciò sia avvenuto.
Cosa è successo, nel resto del mondo, negli ultimi anni, quando un esponente della politica o delle istituzioni si è trovato a dover fare i conti con “accuse” che in teoria, ma solo in teoria, avrebbero potuto anche essere dei reati, sebbene nessun magistrato li avesse ancora accertati?
1974, Stati Uniti d’America
Il Presidente Richard Nixon si dimette in seguito allo Scandalo Watergate (dal nome del Watergate Hotel a Washington dove aveva sede il comitato elettorale del Partito democratico che fu abusivamente intercettato dallo staff del presidente Nixon). Sette anni dopo, in un'intervista, Nixon ammette le proprie colpe.
1995, Svezia
Si dimette il vice premier Mona Sahlin, in corsa per diventare Primo Ministro, e leader del partito Socialdemocratico: nel corso di un viaggio istituzionale ha utilizzato la carta di credito dello Stato per comprare ai figli cioccolato e pannolini.
1998, Stati Uniti d’America
Bill Clinton mente sul rapporto con la propria stagista (maggiorenne) e viene messo sotto accusa per spergiuro. L'uomo più potente del mondo viene salvato in extremis dal Senato.
1999, Germania
Helmut Kohl, grande Cancelliere e unificatore delle due Germanie, si scusa in diretta Tv per i fondi neri ricevuti dal proprio partito. Si dimette, accende un’ipoteca sulle sue proprietà e restituisce personalmente il denaro.
2005, Francia
Il Ministro delle Finanze Hervé Gaymard si dimette dopo un articolo di stampa secondo il quale lo Stato pagava 14 mila euro al mese per il suo appartamento sugli Champs-Elysées.
2006, Svezia
Si dimette il Ministro della Cultura, Cecilia Stego Chilo: la stampa rivela che da 16 anni non paga il canone televisivo e retribuisce in nero la tata dei propri figli. Per la stessa ragione si dimette pure Maria Borelius, sia da parlamentare che da Ministro del Commercio.
2008, Gran Bretagna
Si dimette il Ministro del Lavoro Peter Hain: non dichiara 103 mila sterline donategli durante la campagna elettorale.
2008, Perù
Il Premier Jorge del Castillo e alcuni componenti dell'Esecutivo accettano denaro da una compagnia norvegese di estrazione petrolifera in cambio dei diritti di esplorazione ed estrazione di greggio su suolo peruviano. Si dimette tutto il Governo.
2008, Grecia
Si dimette il portavoce del Governo Teodoro Roussopoulos, in seguito ad uno scandalo immobiliare che coinvolge i monaci del Monte Athos e alcuni esponenti politici. Egli nega qualsiasi addebito, ma lascia l'incarico per "non pesare sull'attività dell'Esecutivo".
2008, Israele
Il Premier Ehud Olmert, indagato per corruzione, dichiara che vuole dimostrare la sua estraneità ai fatti da persona qualunque. Nel presentare le dimissioni, il 17 settembre 2008, dice: “Sono fiero di appartenere a uno Stato in cui un premier può essere investigato come un semplice cittadino. Un premier non può essere al di sopra della legge, ma nemmeno al di sotto. Se devo scegliere fra me, la consapevolezza di essere innocente, e il fatto che restando al mio posto possa mettere in grave imbarazzo il Paese che amo e che ho l’onore di rappresentare, non ho dubbi: mi faccio da parte perché anche il primo ministro dev’essere giudicato come gli altri. Dimostrerò che le accuse di corruzione sono infondate da cittadino qualunque. Errori ne ho commessi e me ne pento. Per la carica che occupo ero consapevole di poter finire al centro di attacchi feroci. Ma nel mio caso si è passata la misura”.
2009, Stati Uniti d’America
Barack Obama, neo-presidente, deve rinunciare alla nomina di tre Ministri. Tom Daschle (Sanità), colpevole di evasione per 120 mila dollari. Nancy Killefer (Budget), non ha pagato per un anno e mezzo i contributi alla colf. Bill Richardson (Commercio), è sotto inchiesta per corruzione.
2011, Germania
Il ministro della Difesa tedesco, Karl-Theodore zu Guttenberg, si dimette per le accuse di aver copiato la tesi per il dottorato. “Chi decide di entrare in politica – dichiara pubblicamente – non può attendersi compassione e in ogni caso non sono io a chiederla». Poi ha detto di essere a completa disposizione dei magistrati che decideranno eventualmente di perseguirlo penalmente, anche accettando una sospensione dell’immunità parlamentare.

Il Italia il presidente del Consiglio attualmente in carica è stato per 22 volte oggetto d’indagine.
Cinque di queste inchieste sono state avviate prima che Silvio Berlusconi decidesse di “darsi” alla politica. Due di queste 5 indagini – quella sulle tangenti alla Finanza per evitare controlli ad alcune società del gruppo imprenditoriale e quella sulla società estera All Iberian – erano in corso quando il premier decise di candidarsi per la prima volta. E si tratta di due indagini che in un certo senso rappresentano l’origine anche di molte delle indagini successive, quelle relative alle attività economico finanziarie delle imprese.
Procedimenti archiviati, processi conclusi con l’assoluzione, altri con prescrizione, altri ancora con sentenze di non luogo a procedere perché intanto che si celebrava il procedimento la maggioranza parlamentare ha deciso di modificare il codice penale abrogando i reati di cui si discuteva o abbreviandone i tempi di prescrizione così da collocare improvvisamente il processo oltre il limite massimo, e infine cinque procedimenti ancora in corso.
In nessun caso si è stabilita la responsabilità in nome del codice penale. Proprio come in tutti i casi che abbiamo citato e che riguardano esponenti istituzionali e politici di Stati esteri. I quali hanno ritenuto che l’etica pubblica non possa (o non debba) coincidere con il codice penale.

Berlusconi e la giustizia
Ecco il quadro riassuntivo dei procedimenti degli ultimi 20 anni che hanno interessato, a vario titolo, l’attuale presidente del Consiglio.

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Non esiste nessun rappresentante politico o istituzionale, in nessun Paese del mondo a poter "vantare" un simile curriculum giudiziario.
Qui non si tratta, naturalmente, di stabilire se l'imprenditore, un tempo, e il presidente del Consiglio, poi, sia colpevole o innocente. Molti di questi procedimenti, ricordiamolo, si sono chiusi con assoluzioni, qualcuna con una formula equivalente alla vecchia "formula piena", ossia senza alcun dubbio, qualche altro con l'equivalente della vecchia "formula dubitativa", ossia quella che assolve perché le prove sono insufficienti o contraddittorie. Come diceva già il diritto romano: in dubio, pro reo (in caso di dubbio bisogna scegliere sempre la soluzione più favorevole all'imputato).
Altri processi ancora si sono chiusi invece con la prescrizione. Ciò vuol dire che i giudici, non potendo andare oltre nella discussione del processo perché era passato troppo tempo dal fatto contestato, hanno dovuto tirare le somme e decidere. In questo caso la legge prevede che se il magistrato, sulla base degli elementi fino a quel momento raccolti pensa che l'imputato non possa essere dichiarato colpevole, deve assolverlo anche se il reato è coperto da prescrizione.
Se invece "le carte", in quel momento, dicono che è colpevole, non può essere punito perché è passato troppo tempo e il reato - che dunque è stato commesso - si è estinto per prescrizione.
D'altronde, se non fosse stato commesso un reato, non ci sarebbe niente da dichiarare prescritto.
Per questa ragione l'imputato che ritiene di essere innocente può sempre rinunciare alla prescrizione e chiedere di essere comunque giudicato, ossia di portare a termine il giudizio, proprio per dimostrare il suo diritto ad essere assolto, senza "approfittare" della prescrizione.
Se questo è il primato di Berlusconi, allora delle due l'una: o è davvero un perseguitato dalla magistratura, e questo sarebbe gravissimo e richiederebbe ben altro che una delle solite stranazzanti polemiche politiche, oppure c'è qualcosa che non va e, indipendentemente dall'accertamento della responsabilità penale, bisognerebbe discutere dell'opportunità che il governo di un Paese sia rappresentato da chi si è trovato coinvolto in qualcosa di diverso dall'aver acquistato cioccolato e pannolini ai figli neonati utilizzando la carta di credito istituzionale (come ha fatto il ministro svedese che, per questo, si è dimessa).
Tenendo fede al proprio obiettivo di informare, senza limitarsi a dare notizie, Golem propone un riassunto dell'epopea giudiziaria di Silvio Berlusconi affinché si rifletta, una volta tanto, sulle cause del problema e non solo sulle sue conseguenze.

Fine prima parte

Roberto Ormanni
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Roberto Ormanni
Roberto Ormanni
Informazioni sull'autore
giornalista, cronista giudiziario, avvocato, direttore responsabile dei settimanali Goleminformazione.it e Il Parlamentare.it, dal 1985 a oggi ha lavorato per diverse testate, è stato direttore del settimanale giuridico Diritto e Giustizia (Giuffrè editore), è autore di un musical teatrale ("Due Carissimi Nemici"), ha collaborato alle trasmissioni "Quelli della Notte" e "Indietro Tutta" di Renzo Arbore, ai rotocalchi televisivi "Visto da Sud" e "Giorno per Giorno", alle sceneggiature della serie a cartoni animati "Ulisse - Il mio nome è Nessuno" prodotta dai RaiDue. Ha pubblicato i saggi "Napoli nel Cinema" (Newton Compton), "Cartoon non vuol dire cartone" (Tempolungo), "Storia del cinema di cartone (animato)" (Infinito Edizioni) e ha curato, insieme con Francesco De Filippo, il volume di Luigi Morsello "La mia vita dentro - Le memorie di un direttore di carceri" (Infinito Edizioni)
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