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Lavoratrici madri, gravidanza a rischio, astensione anticipata: la riforma è un pesce d’aprile

06 Aprile 2012 di  Roberto Ormanni

Il tanto pubblicizzato Decreto semplificazioni complica la vita a migliaia di donne in gravidanza che devono interrompere il lavoro per problemi di salute. Dal 1° aprile le Asl avrebbero dovuto curare tutta la procedura. Ma il governo dei “tecnici” ha dimenticato di convocare la Conferenza Stato-Regioni per mettere a punto le modalità del passaggio di consegne. A 48 ore dalla scadenza una circolare del ministero del Lavoro annuncia che è tutto rinviato e che le Direzioni provinciali del lavoro tenteranno di porre rimedio al disastro collaborando regione per regione con le Asl che ne faranno richiesta.

Lavoratrici madri, gravidanza a rischio, astensione anticipata: la riforma è un pesce d’aprile
Migliaia di donne lavoratrici, in tutta Italia, stanno vivendo ore di panico e disperazione. La colpa è del governo dei “tecnici”, che evidentemente essendo formato da professori universitari, banchieri e funzionari, è rimasto senza… tecnici negli uffici ministeriali andando così incontro a disastri organizzativi che nemmeno i politici più caciaroni e distratti dal bunga bunga avrebbero potuto provocare.

Il Decreto semplificazioni, approvato all’inizio di quest’anno, si è trasformato in un decreto complicazioni per le donne che per gravidanza a rischio hanno diritto all'astensione anticipata dal lavoro.

L’articolo 15 del decreto legge numero 5 del 2012 - pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale il 9 febbraio scorso e attualmente in attesa della conversione in legge, entro il 9 aprile, con il voto della Camera - prevede (prevedeva) infatti che per l’astensione anticipata dal lavoro, le lavoratrici in gravidanza non dovessero più fare la spola tra ospedali, ginecologi pubblici e privati, commissioni mediche e direzioni provinciali del lavoro, ma potessero rivolgersi direttamente alle aziende sanitarie locali e sbrigare le formalità più in fretta e più semplicemente.

Questo in teoria. In pratica, già il 16 febbraio, pochi giorni dopo la pubblicazione del decreto legge, il ministero del Lavoro, con una circolare, spostava al 1° aprile l’entrata in vigore della nuova procedura “per dar modo – si legge in quella circolare – alle Asl di attrezzarsi”.

Nei giorni seguenti è successo il finimondo: migliaia di donne in gravidanza, con certificati che scadevano proprio in coincidenza con il passaggio di competenze dal ministero del Lavoro a quello della Sanità, non sapevano dove sbattere la testa.

Il ministro Elsa Fornero, impegnata ad asciugarsi le lacrime per le sofferte modifiche all’articolo 18, non ha pensato neppure per un attimo – da brava tecnica – che una modifica del genere, soprattutto in Italia, dove l’amministrazione è spesso rappresentata da incapaci burocrati, avrebbe richiesto ben più di pochi giorni per essere messa a punto.

Ma soprattutto, ed è ben più grave, nessuno - dagli uffici presidenziali di SuperMario a quelli ministeriali farciti di tecnici convinti di saperla lunga - si è preoccupato di leggere il testo del decreto. Nel testo c'è scritto chiaramente che per dare seguito alla riforma occorre convocare la Conferenza Stato Regioni (l'organismo che discute le modalità del coordinamento di competenze tra Stato ed enti territoriali).
A tutt'oggi, 1° aprile, la Conferenza non è stata indetta. Forse i bravi tecnici avranno pensato che si tratta di una quisquilia politica di cui non possono preoccuparsi, ma intanto in questo modo uno dei passaggi del decreto semplificazioni diventa carta straccia.

Goleminformazione, che con la rubrica “Uscita d’emergenza” – curata dallo studio La Duca - il 2 marzo scorso (trovate l’articolo tra i correlati a questo) ha annunciato la riforma e spiegato in cosa sarebbero consistite le modifiche, ha ricevuto decine e decine di email da parte di lavoratrici in gravidanza che chiedevano aiuto.

Né agli uffici delle Direzioni provinciali del Lavoro, né – tantomeno – in quelli delle Asl, c’era un cane che sapesse spiegare cosa bisognava fare. Pagare un nuovo ticket, rifare i certificati, soprattutto chi aveva già avviato l’astensione anticipata con le vecchie norme, non riusciva ad avere la minima idea di come, dove, in quale ufficio, dovesse rinnovarla.

Addirittura alla Asl di Bari una lettrice di Goleminformazione si è sentita rispondere che la riforma non era mai stata approvata, che era tutta una bufala e che non sarebbe cambiato nulla.

E così una riforma pensata per semplificare le cose ed evitare il rimpallo tra un ufficio e l’altro si è trasformata in una maledizione che ha complicato tutto e ha moltiplicato il via vai tra gli uffici.

Nonostante la semplificazione stesse naufragando come la Costa Concordia al Giglio, la Direzione provinciale del lavoro di Roma ha inviato, a Goleminformazione, una precisazione lamentandosi del fatto che, nella risposta ad una domanda di una lettrice, la redazione di Golem avesse – per errore – detto che chi aveva avviato la procedura con le precedenti norme non avrebbe… lasciato la via vecchia per la nuova. No, no, no! Si sono affrettati a precisare dalla Direzione provinciale, tutto cambierà per tutti dal 1° aprile prossimo!

Eh, certo! Lasciate fare ai tecnici, che loro sì che sono bravi in queste cose, e non vi immischiate voi che non capite niente…

Goleminformazione ha prontamente pubblicato la precisazione/integrazione/correzione (chiamatela come vi pare, che tanto non cambia niente…) e poi, 24 ore dopo, il 29 marzo, è arrivata un’altra circolare sempre dagli uffici del lacrimevole ministro. E cosa c’è scritto in questa circolare (che trovate qui sotto allegata)?

Nero su bianco, c’è l’ammissione del disastro: “…considerato che nonostante l’approssimarsi della data individuata dal Legislatore per il passaggio di competenze tra le Direzione territoriali del lavoro e le Asl, la Conferenza Stato-Regioni non è ancora stata indetta, vari uffici territoriali hanno comunicato di essere pronti ad attivare, in maniera diversa, forme di collaborazione con le corrispondenti Asl, al fine di non lasciare senza tutela le lavoratrici…”

Fuori dal burocratese, significa che non ci sarà una regola valida per tutti. Ci saranno province dove le Asl, magari, riusciranno ad arrabbattarsi, altre dove di fatto non cambierà nulla e altre ancora dove le Asl faranno finta di prendere in carico le domande e poi in realtà le passeranno sottobanco alle direzioni provinciali del lavoro.

“Semplificazione” e “confusione” per l’amministrazione italiana sono sinonimi. E così ancora una volta, nel paese di Pulcinella (che a dire il vero era molto più serio di tanti “tecnici”), uffici del lavoro, azienda sanitarie e, soprattutto, lavoratrici in gravidanza, non sanno che pesci pigliare.
Ma almeno questo dubbio possiamo risolverlo noi: visto che le novità avrebbero dovuto essere datate 1° aprile, suggeriremmo di andare a pigliare tanti pesci d’aprile. E regalarli tutti al ministro Elsa Fornero (dal momento che il sindaco di Bari, Michele Emiliano, pesci in regalo non ne accetta più da nessuno).
Roberto Ormanni
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Roberto Ormanni
Roberto Ormanni
Informazioni sull'autore
giornalista, cronista giudiziario, avvocato, direttore responsabile dei settimanali Goleminformazione.it e Il Parlamentare.it, dal 1985 a oggi ha lavorato per diverse testate, è stato direttore del settimanale giuridico Diritto e Giustizia (Giuffrè editore), è autore di un musical teatrale ("Due Carissimi Nemici"), ha collaborato alle trasmissioni "Quelli della Notte" e "Indietro Tutta" di Renzo Arbore, ai rotocalchi televisivi "Visto da Sud" e "Giorno per Giorno", alle sceneggiature della serie a cartoni animati "Ulisse - Il mio nome è Nessuno" prodotta dai RaiDue. Ha pubblicato i saggi "Napoli nel Cinema" (Newton Compton), "Cartoon non vuol dire cartone" (Tempolungo), "Storia del cinema di cartone (animato)" (Infinito Edizioni) e ha curato, insieme con Francesco De Filippo, il volume di Luigi Morsello "La mia vita dentro - Le memorie di un direttore di carceri" (Infinito Edizioni)
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