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Archeologia perduta

Isis, la distruzione degli incolti

12 Aprile 2015 di 

Come, nel (falso) nome di Allah, i fondamentalisti vorrebbero cancellare le antiche civiltà. Da Mosul in Iraq a Ebla in Siria, a Gadames e Cirene in Libia: viaggio nel patrimonio raso al suolo.

Isis, la distruzione degli incolti
Libri bruciati, monumenti distrutti, siti antichi rasi al suolo perché “simboli profani” e quindi contrari all’Islam. L’Iraq, culla delle civiltà sumere, assire, babilonesi e arabe, oggi è ferita e umiliata. I fondamentalisti, oltre a derubarle il futuro, le stanno distruggendo il glorioso passato. Stanno cancellando la memoria storica di un intero popolo. Si teme ora per Siria e Libia.


Lo scorso giugno i fanatici della jihad hanno conquistato Mosul, la seconda città irachena per importanza, situata nel nord del Paese. Ne hanno fatto la capitale del loro califfato, posto sotto il comando di Abu Bakr al Baghdadi, instaurando un vero e proprio regime di violenza. Anticamente la città era chiamata Ninive, nome che probabilmente significa 'sede di Ishtar'. Ishtar, anche detta Nina, era la dea assiro-babilonese dell'amore e della guerra, era la divinità più importante della città. Ninive fu la più famosa capitale dell’impero assiro. La città è ampiamente citata nella Bibbia, come una città sanguinaria, guerrafondaia, malvagia e crudele, in particolar modo, nei confronti dei popoli che conquistava. Il sito in cui sorse la città, situata strategicamente tra la sponda sinistra del Tigri e il fiume Khusur, era frequentato già in età preistorica ma il periodo di massimo splendore lo ebbe sotto re Sennacherib (704-681 a.C.). Fu lui a costruire grandi edifici, piazze, un acquedotto, una via trionfale e, soprattutto, le grandi mura. Ninive fu distrutta nel 612 a. C. dai Medi, alleati dei Babilonesi. Oggi sulle due colline che emergono tra le rovine della città, Kuyunjik e Nebi Yunus, si conservano ancora i palazzi reali di Assurbanipal (669-626 a.C.), di Sennacherib, da cui provengono i famosi bassorilievi esposti al British Museum, e di Assarhaddon (681-669 a.C.), i templi di Istar e di Nabu. Fu re Assurbanipal a dotare la città della famosa biblioteca in cui nel XIX secolo furono rinvenute circa 20 mila tavolette in cuneiforme contenenti testi della letteratura mesopotamica. Delle mura invece, provviste di quindici porte, si può ancora vedere il tracciato. Si estendevano per 12 chilometri su un territorio di 750 ettari. Sono considerate il più importante monumento archeologico dell’intera regione irachena. Ebbene è proprio sul simbolo della regione che si è abbattuta la furia dei guerriglieri dell’Isis. Il 29 gennaio hanno “fatto saltare in aria” un tratto delle mura vicino alla Grande Moschea. A dare la notizia è stato il quotidiano Al Hayat che cita come fonte Said Mumzini, portavoce del Partito democratico del Kurdistan, al potere nella regione autonoma irachena.


Un rogo di libri rari e preziosi manoscritti
Passano pochi giorni e il sito di notizie iracheno Ankawa sconvolge l’opinione pubblica dando una nuova triste notizia: il rogo di migliaia di libri messi all’indice e l’arresto dei librai rei di vendere libri cristiani, “libri infedeli che spingono a disobbedire ad Allah”. Ma la notizia più sconcertante è l’assalto alla Biblioteca centrale di Mosul, dove sono custoditi libri rari e preziosi manoscritti. Una raccolta importantissima formatasi grazie alle donazioni che, per tradizione, le più importanti famiglie cittadine facevano a favore della biblioteca. La biblioteca è stata bombardata e poi incendiata, insieme alla Chiesa di Maria Vergine e al teatro dell’università.
Il 26 febbraio l’Isis diffonde in rete un video che testimonia la distruzione del Museo di Mosul. Cinque minuti di orrore durante i quali si vedono uomini armati di picconi e trapani distruggere statue e manufatti antichi, e un miliziano che dice “questi artefatti erano idoli e dèi venerati prima di Allah. Il nostro profeta ha ordinato di distruggerli”. La distruzione sarebbe avvenuta quattro giorni dopo l’attacco alla Biblioteca. Nel museo erano conservati manufatti archeologici di grande importanza, molti dei quali provenienti dai siti di Nimrud e Hatra. Il segretario dell’Onu Ban Ki-moon e la direttrice dell’Unesco Irina Bokova hanno congiuntamente chiesto un intervento straordinario del Consiglio di Sicurezza, in quanto “questo attacco oltre ad essere una tragedia culturale, eccita il settarismo, l’estremismo violento e il conflitto in Iraq. E’ un atto criminale finalizzato ad annullare il carattere, la cultura e l’educazione della società irachena”. L’Isis ha definito l’operazione come “la più grande demolizione di idoli nell’età moderna” e ha stimato il valore delle statue distrutte in “ 500 milioni di dollari”. E pensare che già nel 2003, dopo la caduta di Baghdad durante la guerra del Golfo, sia la Biblioteca che il Museo erano stati saccheggiati. Allora però, sebbene dal museo fossero stati trafugati circa 15 mila reperti, i clan della città erano riusciti a recuperare gran parte dei beni e a riconsegnarli alle due istituzioni. A far tirare un sospiro di sollievo è stato Qais Hussein Rashid, direttore del Museo Nazionale Iracheno, che ha rivelato che i manufatti distrutti erano tutte copie in gesso di originali conservati nel Museo di Baghdad. Tuttavia Atheel Nuafi, governatore di Mosul in esilio, sostiene che alcune delle statue distrutte erano originali e che i guerriglieri avrebbero portato via alcune opere d’arte.

Calah, il gioiello della civiltà assira
Passano dieci giorni e il ministero del Turismo e delle Antichità irachene dà la notizia di uno scempio irreparabile: la distruzione di quello che rimaneva dell’antica città assira di Nimrud, situata 30 km a sud di Mosul. Si tratta della biblica Calah, considerata un gioiello della civiltà assira. Fondata lungo il fiume Tigri da re Shalmaneser nel XIII secolo a.C., divenne la capitale dell’impero assiro sotto re Assurbanipal II (883-859 a.C.). Si dice che all’epoca vantasse ben 100 mila abitanti. Durante gli scavi eseguiti tra Ottocento e Novecento, sono stati rinvenuti i resti del palazzo reale e una moltitudini di manufatti, tra i quali le splendide sculture alate con testa di uomo e corpo di animale. Da qui proviene il famoso “tesoro di Nimrud”, composto da 613 pezzi di gioielli in oro e pietre preziose. Con una colonna di bulldozer i militanti l’hanno letteralmente rasa al suolo. “Si tratta di un crimine di guerra” ha denunciato Irina Bokova “mi appello ai capi politici e religiose della regione affinchè si sollevino contro questa barbarie”. E’ l’archeologo Abdulamir Hamdani, della Stony Brook University di New York, a spiegare che il piano dell’Isis è distruggere i siti iracheni uno alla volta e che il prossimo obiettivo sarà la città di Hatra, patrimonio Unesco.
Intanto ad essere rasa al suolo con ruspe è la storica moschea sunnita Hammu al Qudu, luogo di culto di epoca ottomana. A dare la notizia è la tv irachena Al Sumeriya. Costruita nel 1888, ha avuto la grande colpa di ospitare il mausoleo di un santo sunnita e idolatrare santi, anche se di fede musulmana, è peccato per i guerriglieri dell’Isis. La moschea non è il primo luogo di culto raso al suolo. A Luglio infatti i miliziani ne avevano distrutto diverse chiese e moschee sciite, tra cui la tomba del profeta Giona, fatta esplodere sotto gli occhi dei fedeli perché diventata luogo di apostasia e non più di preghiera. L’edificio, costruito su un sito archeologico risalente all’VIII secolo a.C., era considerato uno dei più importanti monumenti storico-religiosi e luogo di pellegrinaggio di musulmani, sia sunniti sia sciiti, in quanto il profeta Giona è citato nel Corano, oltre che dalla Bibbia.

La Fortezza (violata) di Sargon
Il 7 marzo le parole di Hamdani ricevono una triste conferma. E’ la tv curda a dare la notizia della distruzione del sito assiro di Hatra, cento chilometri a sud di Mosul. Fondata dalla dinastia seleucide nel III secolo a.C., fiorì nei due secolo successivi divenendo un importante centro culturale e economico dell’impero dei Parti, acerrimi nemici dei Romani. In seguito divenne capitale del primo regno Arabo e città di frontiera. Resistette a numeri assedi, a quelli romani di Traiano e di Settimio Severo, a quello del re sasanide Ardashir I. Sino a pochi giorni fa si ergevano maestosi templi di tradizione mesopotamica, babilonese e assira, altri costruiti con tecnica romana. I guerriglieri avrebbero anche portato via le monete d’oro e d’argento custodite nel museo locale. La notizia è stata confermata pochi giorni fa da un video.
Passa un solo giorno ed il ministro delle Antichità e del Turismo iracheno, Adel Shirshab, rende nota una nuova distruzione: quella di Khorsabad, nota con il nome Dur-Sharrukin o Fortezza di Sargon II di Assiria (722-705 a.C.), situata quindici chilometri a nord est di Mosul. La città fu fondata da Sargon II e, sotto di lui, fu capitale del regno assiro. Era circondata da una cinta muraria ampia 24 metri, munita di sette enormi porte e 157 torri, al cui interno stavano i templi ed il palazzo reale che contava oltre 200 stanze. La città non fu mai completata per la morte improvvisa di Sargon II in battaglia. Suo figlio Sennacherib infatti trasferì la capitale a Ninive. All’interno del tracciato murario si conservavano ancora i resti del palazzo di Sargon II.
Il 16 marzo viene compiuto un nuovo oltraggio. Questa volta la furia dell’Isis si è abbattuta contro la chiesa e l’antico monastero di San Giorgio a Mosul. Se il monastero è stato usato come prigione per i capi tribù sunniti oppositori dello stato islamico e per altri personaggi non graditi, la chiesa è stata duramente colpita. Seppur ancora in piedi, sul web sono state pubblicate foto che mostrano i segni della devastazione: campane abbattute, icone sfregiate, la facciata su cui era rappresentata una croce è stata sventrata, le croci su tetto e cupola sono state divelte, una è stata sostituita con la bandiera del califfato. Ad essere stato devastato sarebbe soprattutto il cimitero adiacente, reo di ospitare numerosi soldati iracheni cristiani.

Siria e Libia, la lista continua...
L’Iraq non è l’unico paese devastato dalla furia dell’Isis. In Siria cinque siti su sei dell’Unesco sono stati seriamente danneggiati. “E’ una catastrofe culturale” ha spiegato Paolo Matthiae, direttore della Missione archeologica della Sapienza di Roma in Siria e scopritore del sito di Ebla “le forze governative e le fazioni islamiste si contendono il territorio e la sua ricchezza immensa di storia e cultura. Dove il controllo del paese è ancora totale, siti importantissimi come quello di Ugarit sono intatti perché lì sono rimasti i guardiani. Dove invece il controllo è andato completamente perduto e anche i ribelli non sono in grado di controllare i siti, la situazione in certi luoghi è assolutamente disastrosa, in altri sta diventando ogni giorno più grave”. Ogni attività archeologica è completamente interrotta dalla primavera del 2011. “Apamea, una delle grandi città dell'età imperiale romana oggi è un colabrodo, con scavi clandestini selvaggi e sistematici. Dura Europos, un altro dei grandi tesori della Siria tardo-antica, è oggetto di scavi clandestini sistematici gravissimi. Mari ha cominciato ad essere oggetto di gravissimi saccheggi. Ebla, dove la nostra università ha cominciato a scavare nel 1964, comincia adesso ad essere saccheggiata. Noi l'abbiamo lasciata nel 2010 e la situazione all'inizio era abbastanza sotto controllo. Oggi la situazione è difficilissima, non è solo l'Isis ma sono Al Qaeda e al-Nusra che appena possono si uniscono all'Isis. In altri luoghi importanti, come Rakka, finché c'è stato il controllo del regime i siti non hanno avuto danni. Da quando è diventata praticamente la capitale dell'Isis la situazione è assolutamente drammatica, la statuaria importante assira e aramaica è stata distrutta intenzionalmente”.
Si teme anche per i siti della Libia già dichiarati dall’Unesco patrimonio dell’umanità. A essere minacciate sono l’antica città di Gadames, i siti rupestri di Tadrat Acacus, i siti archeologici di Cirene, Leptis Magna e Sabratha. “Non possiamo più entrare in Libia” ha dichiarato Chiara Dezzi Bardeschi responsabile Unesco in Libia “la paura è che vada distrutto quel sistema di controllo di molti siti che abbiamo faticosamente costruito con il programma finanziato dal governo libico e italiano”. La paura è che quanto accaduto a Mosul possa innescare un effetto emulazione per l’impatto mediatico suscitato. La Libia è già stata duramente saccheggiata durante la Rivoluzione del 2011, che ha visto la caduta del regime di Gheddafi, soprattutto la Cirenaica, si pensi al furto del Tesoro di Bengasi. Se in Tripolitania i siti sono stati svuotati e chiusi, in Cirenaica invece si teme che i miliziani possano distruggere le tombe per venderne i corredi. A Cirene i guardiano hanno addirittura saldato le porte dei magazzini che non possono tenere sotto controllo. “E’ necessario che la comunità internazionale intervenga subito, ma è anche difficile capire in che modo”. Intanto a Tripoli sono state sfregiate le sure sulla moschea di Mizran, sono stati cancellati i sepolcreti ottomani di Gurgi e Karamanli, sono stati distrutti gli antichi pulpiti di Draghut e Basha. A Leptis Magna qualcuno ha già danneggiato metope e capitelli. Anche in Egitto, la Sfinge e le tre piramidi non possono dormire sonni tranquilli. Contro questi monumenti, nel 2012, è stata lanciata una fatwa in quanto simboli dei faraoni dell’antico Egitto e quindi idoli contrari alla fede islamica. “Chi ha pronunciato una simile fatwa non capisce nulla” ha tuonato Mustafa Amin segretario del Consiglio Supremo delle Antichità “questi reperti sono il punto di contatto tra noi e il passato, la loro esistenza è importante. La religione esorta a prendere esempio da chi ci ha preceduto attraverso l’osservazione di ciò che ci ha lasciato. In Egitto la legge punisce chi danneggia i beni archeologici”.
Non solo distruzione ma anche vendita illecita dei reperti trafugati. Secondo il The Times i guerriglieri starebbero vendendo su ebay i reperti razziati nei siti archeologici per finanziare la loro guerra santa, e quindi il terrorismo. La vendita di monete, ceramiche, gioielli e dipinti sarebbe notevolmente aumentata. I collezionisti di tutto il mondo si stanno contendendo i reperti trafugati. Ma c’è di più. Si parla addirittura di furti su commissione, come ad esempio quello del mosaico di Apamea nella Siria Occidentale. Dietro a queste commissioni ci sarebbero i ricchi sceicchi del Golfo Persico. La guerra alle idee, alla cultura e alle civiltà ha avuto inizio.

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