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Arte recuperata

Il Picasso ritrovato

30 Marzo 2015 di 

Custodito da un artigiano italiano per 36 anni e messo all’asta da Sotheby per 1,4 milioni di euro, il “Violin e bouteille de bass” è uno dei capolavori recuperati dai carabinieri impegnati a tutelare il patrimonio culturale.

Il Picasso ritrovato
Un Picasso, un dipinto del Seicento e un gruppo scultoreo dei primi secoli dopo Cristo. I Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio culturale (TPC), nel corso della conferenza stampa sull’attività operativa svolta nel 2014, hanno mostrato tre nuovi recuperi. Si tratta di tre opere di straordinario interesse storico-artistico recuperate a seguito di investigazioni compiute sulle rotte del traffico illecito di beni culturali, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma. Il valore delle opere è di circa 30 milioni di euro.
“Il recupero di queste tre opere è un piccolo esempio dell’abilità preventiva dei Carabinieri del TPC, dello straordinario lavoro svolto a protezione del nostro ineguagliabile patrimonio culturale” queste le parole di Dario Franceschini, ministro dei beni culturali. L’opera di maggior valore, valutata circa 10 milioni di euro, è il gruppo scultore raffigurante Mitra Tauroctono, ossia nell’atto di abbattere un toro circondato da altri piccoli animali, databile tra il II e il III secolo dopo Cristo. Il recupero è frutto di una complessa manovra investigativa finalizzata a smascherare la catena criminale attiva nelle aree archeologiche di Roma e dell’Etruria Meridionale. Grazie al contributo dei darti forniti dalle Soprintendenze archeologiche, i carabinieri hanno scoperto che il crocevia del traffico di beni sottratti attraverso scavi clandestini si concentrava a Fiumicino. Ed è proprio qui, all’altezza del Museo delle Navi, che i carabinieri hanno fermato un furgone che all’apparenza trasportava piante ma che in realtà nascondevano la scultura. L’autista è stato arrestato per ricettazione. Dalle perquisizioni, seguite al ritrovamento, è emerso che l’opera era diretta in Svizzera per essere messa sul mercato illecito internazionale. Le successive indagini di contestualizzazione storica hanno permesso di risalire all’area di appartenenza, Tarquinia, e , grazie ai dati relativi alla mappatura degli scavi clandestini, i carabinieri hanno indicato alla Soprintendenza il luogo dove poteva essere stato fatto lo scavo illegale. L’indicazione del TPC ha permesso il recupero di una nuova testimonianza del patrimonio culturale storico e artistico. La Soprintendenza infatti, eseguendo uno scavo di urgenza, non solo ha individuato il luogo esatto del furto ma ha scoperto 9 ambienti, di cui uno con funzioni sacre da cui sarebbe stato sottratto la rappresentazione di Mitra. Sono stati inoltre rinvenuti sul posto due frammenti, raffiguranti un cane rampante e una testa di serpente, che combaciano perfettamente con il resto della scultura. “Il recupero della statua di Mitra è un ritrovamento formidabile” ha detto Franceschini “c’è stata già chiesta per una esposizione temporanea ai Musei Vaticani. Un’occasione questa per sottolineare, in un museo non italiano, il lavoro che il TPC svolge. La statua tornerà a Tarquinia in virtù di un principio a cui tengo particolarmente, ossia che le opere devono tornare nel territorio di provenienza. Magari in musei piccoli, che però vengono valorizzati dall’arrivo di simili capolavori. E’ questa la strada da percorrere per valorizzare il nostro patrimonio. Non dobbiamo ispirarci agli altri Paesi, dobbiamo essere noi a trovare il nostro percorso. Stiamo vivendo un periodo difficile dove c’è chi, come l’Isis, distrugge un pezzo di patrimonio dell’Umanità perché simbolo di una cultura diversa. L’Italia deve assumere un ruolo di guida in campo internazionale. E’ per questo che ha depositato una Risoluzione all’Unesco (in mozione ad aprile) in cui si chiede l’uso di caschi blu dell’Onu a protezione dei siti Unesco che si trovano in zone di conflitto e quindi sono a rischio. Molti Paese l’hanno già avallata. Ora sta alla comunità internazionale attivarsi”.

La seconda opera recuperata è il dipinto Violin e bouteille de bass, del 1912, attribuito a Pablo Picasso. Un pensionato romano, proprietario dell’opera, aveva affidato il quadro alla casa d’aste Sotheby’s affinché ne curasse la vendita. La casa d’aste aveva quindi presentato l’opera all’Ufficio Esportazioni di Venezia per ottenere l’attestato di libera circolazione Ad insospettire gli investigatori è stato il valore dichiarato, di 1,4 milioni di euro, troppo basso per un’opera così celebre. Il valore reale infatti è di circa 15 milioni di euro. Le indagini intraprese dalla Sezione Falsificazione ed Arte Contemporanea del Reparto Operativo, ancora in corso, hanno permesso di ricostruirne la storia. Il pensionato aveva ricevuto in regalo la tela nel 1978, quando svolgeva l’attività di corniciaio. All'epoca un anziano si era presentato nella sua bottega per far riparare un portafoto della moglie ormai scomparsa. Un lavoro semplice che il corniciaio non si fece pagare. L'anziano signore tornò donandogli la tela per il servizio reso. L'artigiano l’ha conservata, inconsapevole del valore, per 36 anni. Attualmente sono in corso verifiche per accertare la provenienza originaria del dipinto.

La terza opera recuperata è l'olio su tela di Luca Carlevarijs, datato al XVII secolo, raffigurante Veduta di Piazza San Marco dall’attacco delle gondole. Il dipinto fu trafugato a Roma nel 1984 da una collezione privata ed è stata rinvenuto a seguito della perquisizione, eseguita lo scorso settembre a Milano, nella casa di un mediatore d’arte, indiziato di ricettazione e vendita illecita. Da qui la scoperta di una rete di traffico illecito sempre attraverso la Svizzera e poi verso gli Stati Uniti.

Il commercio illecito di beni culturali è il quarto al mondo per volume di affari, dopo il traffico di droga, d’armi e di prodotti finanziari. I dati operativi relativi al 2014 confermano la tendenza evidenziata nel 2013. Nonostante furti e scavi archeologici clandestini rappresentino l’illecito più rilevante del settore, se ne è registrata una loro diminuzione. I furti di beni culturali sono diminuiti del 9,9% e del 24 % rispetto al 2012. Le regioni più colpite sono Emilia Romagna, Lazio e Toscana. Sono diminuiti i furti a danno di enti (-11,5%), luoghi di culto (-9,5%) e privati (-11,4%), mentre sono aumentati quelli nei Musei: nel 2014  sono stati 23. Gli oggetti maggiormente trafugati sono quelli ecclesiastici (+2,4%), motivo per cui il patrimonio religioso rimane fonte di grande preoccupazione soprattutto perché nella maggior parte dei casi gli edifici da cui vengono sottratti si trovano isolati in zone decentrate e quindi difficilmente difendibili. Il loro furto, oltre a causare un danno materiale, costituisce una perdita della memoria collettiva delle comunità locali. Al fine di fornire consigli pratici per la tutela dei beni ecclesiastici il Comando TPC ha realizzato le Linee guida per la tutela dei beni ecclesiastici, una pubblicazione richiesta dalla stessa CEI. Ad aumentare invece sono gli scavi clandestini scoperti (+20,4%) e la conseguente denuncia di 127 persone, frutto di una efficace opera di contrasto da parte del Comando. Grazie a piani di controllo e monitoraggio dei siti archeologici (per un totale di 1600 servizi) sono stati accertati 59 scavi clandestini. La regione con il maggior numero di avvistamenti è stata la Sicilia, seguita dalla Campania. E’ emerso che i criminali prediligono il mercato interno per lo smercio di monete e reperti di poco valore, quello estero per quelli di maggior valore. Gli oggetti più ricercati, perché più richiesti e quindi fonte di facili guadagni, sono le sculture, gli elementi architettonici e i frammenti di decorazioni parietale. Ad aumentare è anche il numero di opere false sequestrate (+51,7%), per un valore di circa 427 milioni di euro. Un successo ottenuto grazie allo sviluppo di tecniche investigative più all’avanguardia e alla grande attenzione rivolta alle piattaforme web, dove la compravendita di oggetti d’arte è più facile soprattutto per libri, documenti d’archivio e monete. Si tratta di un fenomeno in espansione anche grazie all’abilità artigiana di alcuni falsari che ha portato alla realizzazione di falsi di buona fattura, non facilmente riconoscibili. Il TPC ha sequestrato 1687 falsi, di cui il 77,4% riferite all’arte contemporanea, denunciando 254 persone. La predilezione dell’arte contemporanea è dovuta alla maggiore facilità di riproduzione delle moderne forme d’arte, ma al secondo posto troviamo i beni archeologici e i dipinti. Questi dati, estremamente positivi, sono il frutto di una incessante attività di contrasto che ha subito un incremento in termini di persone deferite all’Autorità giudiziaria (+3,3%). Per quanto riguarda i danni al paesaggio, sono stati eseguiti 1744 controlli (+4,2%) con il deferimento di 307 persone e il sequestro di 15 immobili e 3 aree sottoposte a tutela per un valore di oltre 22 milioni di euro. In generale invece, nel 2014 sono stati sequestrati beni culturali per un valore di oltre 80 milioni di euro, 17.981 reperti archeologici di cui 6993 beni numismatici, circa 80 mila beni di natura paleontologica. I carabinieri hanno individuato le direttrici del traffico illecito in uscita (verso Germania, Australia, Svizzera, USA, Francia, Regno Unito, Giappone e Portogallo) e quello in entrata (da Bulgaria, Romania, Serbia, Russia, Iraq, Libano, Pakistan, Centro e Sud America).

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