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I figli firmano la scarcerazione delle madri

01 Aprile 2011 di  Paola Alunni

Approvata la legge: le detenute con bambini fino a 6 anni andranno in case protette. Che però non ci sono. La riforma riguarda 80mila minorenni in cella con le mamme

I figli firmano la scarcerazione delle madri
Mai più bambini in carcere e dal 1° gennaio 2014 partiranno le case protette, sul modello Icam di Milano. I figli detenuti in Italia sono circa 80 mila. Basterebbe questo dato per capire l’incidenza che la riforma potrà avere anche sull’affollamento carcerario.



Ma c’è un altro dato che non bisogna sottovalutare: attualmente il 30 per cento della popolazione detenuta, ossia oltre 20mila persone, è rappresentata da ex bambini nati in carcere mentre la mamma era in cella. Come dire: se si cresce in un posto, prima o poi ci si torna.
Estendere dunque i benefici della legge 40 alle madri detenute di minori fino a 6 anni e realizzare le case protette per adeguarci agli standard europei. Innalzata da tre a sei anni l’età del bambino al di sotto della quale non può essere disposta o mantenuta la custodia cautelare della madre in carcere. Queste in estrema sintesi le novità introdotte dal disegno di legge in materia di tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori, approvato definitivamente dall’aula del senato mercoledì 30 marzo andando a modificare il Codice di procedura penale e la legge 26 luglio 1975, n. 354 (il testo è leggibile in allegato).
Un provvedimento che attende adesso la pubblicazione sulla Gazzetta e che punta a bilanciare il principio della certezza della pena delle madri con quelli della tutela della maternità e dell’infanzia, oltre che dell’umanità della pena considerata sempre in un’ottica di reinserimento sociale.
Un voto quasi unanime se non ci fosse stata l’astensione del Pd che ha lamentato soprattutto un’entrata in vigore del provvedimento troppo spostata nel tempo.
Il senatore Casson (Pd) riassunto così il dissenso: «un provvedime.nto finto che dimostra una finta volontà del Governo di intervenire in tale materia. Innanzi tutto, per quanto concerne l'individuazione delle case famiglia protette dove tenere i bimbi con le madri detenute, si prevede un termine molto di là da venire; inoltre, non vi è alcuna copertura finanziaria, tanto che si afferma che si procederà senza alcun maggiore onere. Poi dovrete spiegare a tutti come si fa intervenire in questa materia senza alcun onere per la finanza pubblica!».
Al senatore Pd ha risposto il sottosegretario alla Giustizia, Elisabetta Alberti Casellati: «il disegno di legge verrà attuato, abbiamo indicato sei mesi termine entro il quale il Ministro dovrà adottare il decreto per determinare le caratteristiche tipologiche delle case famiglia protette. Per quanto riguarda la copertura, l’Icam di Milano non costa nulla allo Stato essendo attuato dalla Provincia ed essendo in comodato gratuito».
Il Governo, comunque, ha accolto l’ordine del giorno G4.205 che impegna l’esecutivo a considerare edifici demaniali dismessi, confiscati o sequestrati alla criminalità organizzata per l’individuazione di strutture idonee ad ospitare case famiglia protette.
L’importante, adesso, è che regole come ad esempio il diritto di visita del figlio minore infermo da parte della madre detenuta, siano applicate senza rigidità, ma che soprattutto tutte le norme previste in materia di detenzione domiciliare e custodia cautelare delle madri non restino solo enunciazioni di principio a causa della mancanza di risorse finanziarie e umane, oltre che di strutture idonee. Non sarebbe la prima volta, del resto, che carenza di organici negli agenti di polizia penitenziaria, di educatori, psicologi e puericultrici comprometta il fine rieducativo della pena incidendo negativamente anche nella vita dei minori. Posticipare l’entrata in vigore delle nuove disposizioni al 2014, però, significa di fatto rinviare il problema delle risorse alla nuova legislatura.
Paola Alunni
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